Blog: http://tgweb.ilcannocchiale.it

"Signori della Corte, questa è la cronaca di una morte annunciata". Ricordiamo Giorgio Ambrosoli.



"Di fronte a un Cuccia che tace per anni, c'è un Ambrosoli che il giorno dopo la prima telefonata sale le scale del palazzo di giustizia e sporge la sua denuncia. Erano uomini diversi. L'uno è ancora a capo di Mediobanca, e l'altro è entrato nella storia. Lasciatemelo dire senza retorica. Giorgio Ambrosoli sarà ricordato come un esempio assoluto di dedizione al dovere e allo Stato" (P.M. Guido Viola, processo Ambrosoli).

Trentuno anni fa moriva Giorgio Ambrosoli. Solitario eroe e servitore delle Stato mai adeguatamente ricordato e celebrato.
Il motivo è semplice. Il suo potrebbe essere un pernicioso esempio per il sistema Italia, che vive e si alimenta grazie ai cattivi modelli delle classi dirigenti. All'aiuto di un sistema informativo del tutto servile e compiacente. E, dulcis in fundo, mercè il nostro disinteresse.

La storia di Ambrosoli andrebbe raccontata e studiata per bene. Vi invito a farlo da soli  e sin da ora (prima che ci convincano che Mangano siano davvero un eroe!).
Molto bello il libro del figlio, Umberto, intitolato "Qualunque cosa succeda". Nel leggerlo mi sono venuti più volte i brividi.
Personalmente vorrei ricordarlo con uno splendido articolo del 10 dicembre 1985, a firma di Fabrizio Ravelli, pubblicato su Repubblica. Di seguito l'articolo.

MILANO - Al processo Ambrosoli ha la parola il pubblico ministero Guido Viola. E' in piedi, dietro al suo banco che i difensori hanno affollato di piccoli registratori per poter riascoltare poi il loro avversario. Anche Viola tiene in mano uno di questi aggeggi, accostato al microfono, e traffica con i pulsanti. "Pronto, avvocato!", si sente. In aula qualcuno ridacchia, pensando a un errore, a un' interferenza. Viola spegne, e ritorna daccapo. "Pronto, avvocato!", ripete la voce. "Buon giorno", risponde un' altra voce, bassa e calma. "Buon giorno. L' altro giorno ha voluto fare il furbo. Ha fatto registrare tutta la telefonata", la prima voce è minacciosa, e ha un pesante accento siciliano. Nell' aula s' è fatto silenzio: ora tutti hanno capito di cosa si tratta. "Chi glielo ha detto?", chiede la voce bassa, e ora tutti sanno che è quella di Giorgio Ambrosoli. Risponde il picciotto: "Eh, sono fatti miei chi me l' ha detto. Io la volevo salvare, ma da questo momento non la salvo più". "Non mi salva più?". "Non la salvo più, perchè lei è degno solo di morire ammazzato come un cornuto! Lei è un cornuto e un bastardo!". Viola spegne il registratore. Silenzio glaciale: è la prima volta che si ascoltano in pubblico quelle tremende minacce. "Signori della Corte, questa è la cronaca di un morte annunciata", attacca il pubblico ministero. E' la prima delle due puntate della sua requisitoria, in questo processo per la morte dell' avvocato Giorgio Ambrosoli e per le altre malefatte del clan sindoniano. Michele Sindona, anche oggi, non s' è fatto vedere. C' è invece, nel gabbione, l' imperturbabile Robert Venetucci: sta in piedi accostato alle sbarre, e ascolta la traduzione che gli fa una giovane interprete. Guido Viola è emozionato, si vede. Parla quasi sempre rivolto ai giudici popolari. Sono undici anni che lavora a questa vicenda, e ancora oggi lo sdegno e il nervosismo gli fanno infilare qualche accento enfatico. Fra gli avvocati c' è chi sorride, ripromettendosi di batterlo sul terreno dell' oratoria. Ma c' è proprio poco da ridere: la storia che Viola racconta è ancora tutta da ascoltare e da studiare. Il pubblico ministero comincia da lontano, dal 1974 che segnò per Michele Sindona l' ora del crack. "Michele Sindona si è sentito sempre tradito: un sistema politico gli aveva consentito di arrivare dov' era arrivato. Ma come, pensò, ora mi fate fallire? Ma chi è stato a provocare la mia caduta? Lui non ha mai pensato che era stato il suo comportamento. ...  >> continua >>

Pubblicato il 12/7/2010 alle 12.9 nella rubrica Articoli miei e aa.vv..

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web