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Ciampi avrà letto il mio articolo?



Nell’articolo precedente ho brevemente esposto le mie considerazioni in merito al potere di promulgazione che la nostra Costituzione conferisce al Presidente della Repubblica, poiché ritenevo, e ritengo, ci fosse bisogno di chiarire un po’ le idee a quanti le abbiano leggermente confuse.

Ritorno sull’argomento solamente perché in questi giorni il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi ha espresso, al riguardo, sostanzialmente, giudizi analoghi ai miei.

 

Ecco il pensiero di Ciampi (attaccato in questi giorni, ovviamente, dai pidiellini):

“…il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla. Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all'opinione pubblica".

Ed aggiunge: "Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l'unica regola da rispettare sia quella del "quantum potes": fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti".

 

La conclusione del brano merita di essere evidenziata: «Ma in tanto buio, secondo Ciampi c'è anche qualche spiraglio di luce. Per esempio l'appello lanciato su "Repubblica" da Roberto Saviano, che chiede al premier di ritirare la legge sull'abbreviazione dei processi, la "norma del privilegio". "Io - commenta il presidente emerito della Repubblica - per il ruolo che ho ricoperto non uso firmare appelli. Ma condivido dalla prima all'ultima riga quello di Saviano. Risponde a uno dei principi che mi hanno guidato per tutta la vita. E il fatto che abbia ottenuto così tante adesioni rappresenta una speranza, soprattutto per i giovani. È il vecchio motto dei fratelli Rosselli: non mollare. Loro pagarono con la vita la fedeltà a questo principio. Qui ed ora, in Italia, non c'è in gioco la vita delle persone. Ma ci sono i valori per i quali abbiamo combattuto e nei quali abbiamo creduto. In ballo c'è la buona democrazia: credetemi, è abbastanza per non mollare".»

 

Vi segnalo il link con l’intervista all’ex Capo dello Stato su Repubblica.it (leggetela perché è molto interessante).

 

Segnalo anche il mio articolo nel quale indico le responsabilità e spesso la complicità di tanti pavidi giornalisti artefici della confusione e della disinformazione generale.

 

Infine, dopo aver letto l’intervista a Ciampi mi domando: ...che per caso Ciampi, invece di seguire in tv Vespa o il Grande fratello, abbia cominciato a passare un po’ di tempo in rete imbattendosi così nel mio blog?

Ciampi Ciampi… bricconcello!

Sarai mica diventato anche tu un po’ giacobino forcaiolo e giustizialista?


Pubblicato il 26/11/2009 alle 9.1 nella rubrica Articoli miei e aa.vv..

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