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Risposta ad un articolo sulla contestazione a Sgarbi avvenuta ad Agrigento.

Ecco il mio commento di risposta ad un post di Giovanni Nocera, attivista UDC e candidato non eletto alle ultime elezioni provinciali, in merito all’avvenuta contestazione  a Vittorio Sgarbi ad Agrigento.


 “Quando parlo in pubblico devo aspettarmi contestatori che rendano note le multe prese per divieto di sosta?” –  si domanda Nocera di fronte ai suoi lettori.

   Le cosiddette “multe” per divieto di sosta non rappresentano alcun reato (ma semplici illeciti amministrativi).
Le condotte di Sgarbi, per chi conosce il Codice penale, rientrano invece in quei “reati” indicati dal predetto codice, nel Libro secondo, intitolato “Delitti…”.

Caro Giovanni, quando parli in pubblico, se sei un personaggio “pubblico”, e ricopri incarichi istituzionali pur avendo riportato condanne penali, DEVI aspettarti che le tue condotte ti vengano contestate. La vergogna è se ciò non accade. Il buon senso dovrebbe da solo portarti a non mostrare il viso in giro, ma nel caso tu avessi la faccia molto tosta, allora è compito del cittadino, magari incensurato, criticarti duramente e ricordarti le tue vergogne. Devi capire che è giunta l’ora per te di lasciare stare qualsiasi incarico pubblico.

“Che senso ha leggere in pubblico le condanne di un cittadino?” – chiede Nocera.

   Se sei un “semplice cittadino” infatti non ha senso. Se invece sei incaricato di amministrare la cosa pubblica o di legiferare ovvero decidere per me “semplice cittadino”, allora ha senso leggere non solo le tue condanne, ma anche render noto ogni tuo comportamento socialmente riprovevole. Anche se non rientrante nelle fattispecie previste dal Codice penale. Insomma, devi capire che devi filare dritto.
A titolo d’esempio non devi frequentare MAFIOSI. Se lo vuoi fare, non ti candidare; non accettare incarichi istituzionali; dimettiti se già ricopri determinati ruoli.

   Infine, la “funzione riabilitativa” [a cui accenna capziosamente Nocera] è tutt’altra cosa. Non strumentalizzare la Carta Costituzionale!
Quest’ultima stabilisce che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”
E’ fuori da ogni dubbio pensare che i padri costituenti potevano prevedere che un giorno un branco di scellerati ricoprisse di incarichi prestigiosi (ad es. membro del Parlamento e del Governo) individui così riprovevoli. Gente che ha “fregato” lo Stato che rappresentano [o che rappresentavano]; che ha diffamato ed attaccato violentemente magistrati e servitori dello Stato. […Non avevano di certo in mente che i condannati dovessero riabilitarsi e rieducarsi in Parlamento.]

 

Pubblicato il 10/1/2009 alle 16.27 nella rubrica Articoli miei e aa.vv..

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