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Dell'Utri/Ricca - Mafia? Chi è costei!

Questo non potete perdervelo!
Dal blog di Piero Ricca:

Marcello Dell’Utri

Marzo 14, 2008 on 12:04 pm | In Politica, Informazione | 233 Comments


“Esiste infatti una realtà innegabile: perché la mafia possa amministrare le sue migliaia di miliardi, debbono pur esserci imprese private ed istituti pubblici, uomini d’affari o di politica capaci di garantire l’impiego e la purificazione di quell’ininterrotto fiume di denaro. La nazione ha finalmente il diritto di identificarli!”.
Giuseppe Fava

“Mi si rivolta l’anima quando vedo tanti alzare le spalle mentre avvengono incredibili offese alla legge e alla legalità. No, bisogna gridare perché tutti si rendano conto di quel che accade. E non smettere di gridare finché non ci sentiranno anche coloro che non vogliono sentire”.
Rita Borsellino

Marcello Dell’Utri non ricorda chi fu Giuseppe Fava, il giornalista catanese che pagò con la vita il suo impegno antimafia. “Chi è, un suo amico?”, mi ha detto ieri, quando con gli amici di Qui Milano Libera siamo andati a interpellarlo al Palazzo della Permanente di Milano. Tema: le sue relazioni con mafiosi e la credibilità delle istituzioni. Marcello Dell’Utri non è pentito: dichiara infatti che frequentare personaggi come Mangano, Virga, Cinà (tutti condannati per mafia) “è meglio che frequentare gente come me”. In pratica mi considera peggio della mafia. Per quale motivo? perché mi son permesso il lusso di guastargli un po’ l’inaugurazione della fiera del libro antico con domande fuori copione e ricordando alcuni fatti: la condanna definitiva per reati finanziari, la condanna in primo grado per mafia, la condanna in appello per estorsione con l’ausilio di apposito boss trapanese (video-intervista a Vincenzo Garraffa). Lui desiderava solo intrattenere gli ospiti, disquisire di tomi antichi, illustrare la mostra su Pinocchio, come ogni mecenate che si rispetti. Con Berlusconi al governo - ha promesso - “faremo tutto”. Una priorità contro la mafia? gli ho chiesto. “Ce ne sono cinquantamila”, ha risposto, non specificandone una. E sempre sostenendo che lui con la mafia non c’entra nulla e che io non dovevo permettermi. Del valutare l’ipotesi di fare un passo indietro in attesa del verdetto finale, per rispetto delle istituzioni e senso dell’opportunità politica, nemmeno a parlarne. Il braccio destro di Berlusconi da quell’orecchio non ci sente. Si considera una vittima sacrificale, un nuovo Socrate. Ma la cicuta preferisce farla bere agli altri. Mentre lo interpellavo una schiera di adulatori, simpatizzanti e servetti vari gli faceva da corona, tutti offesi per conto suo, pronti all’invettiva verso di me. Il selezionatore di stallieri era livido, a un certo punto è diventato paonazzo, non di vergogna: quella non la prova. Ma di fastidio, di rabbia. Il tipico fastidio di chi ha speso una vita per far credere di essere qualcuno e poi si vede rovinare tutto in un attimo. La rabbia disperata di chi s’è mascherato da padrone e viene individuato come un intruso. Anche lo sguardo era tornato servile. Mentre stava per spiegare a modo suo la sfortuna di essersi imbattuto in un sacco di mafiosi, il coro dei simpatizzanti s’è fatto alto fino a sommergere le nostre parole. E il cuor di leone s’è l’è svignata, dopo essersi congedato con gentilezza da bibliofilo: dandomi dello “stronzo”. Detto da uno così è un complimento e infatti l’ho ringraziato. Ne è seguito il solito parapiglia con guardie pubbliche e private. In strada, mentre venivano sbrigate le pinocchiesche procedure di identificazione (è il cittadino che grida allo scandalo ad essere identificato, non viceversa), ho tenuto l’abituale comizietto a squarciagola, evocando concetti non so quanto familiari a quella corte di appassionati bibliofili: la sanzione reputazionale, la responsabilità politica, il coraggio intellettuale della verità. Soffro di raucedine in questi giorni, ma la voce s’è schiarita di colpo pensando a quanti, per aver contrastato la mafia e la politica mafiosa, non possono più parlare.

Qui trovate il video. Ma dopo averlo visto, se credete, rompete il silenzio anche voi!


Pubblicato il 22/3/2008 alle 21.24 nella rubrica Articoli miei e aa.vv..

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