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Lamberto Dini... Che coraggio... io sarei molto imbarazzato...

Amnesy International
  Ciascuno è libero di cambiare idea quando e come vuole. Ma Lamberto Dini esagera. All’improvviso, non si sa bene perché, ha deciso che la cosiddetta “sinistra radicale” non gli sta più bene come alleata. Anzi, non gli sta più bene il governo Prodi che, chissà come mai, sarebbe «superato». Non poteva pensarci prima, nel 2006, quando fu rieletto senatore (anzi, nominato dall’Ulivo con un posto sicuro nella lista bloccata di Palazzo Madama) nonostante i guai giudiziari della sua signora e la scarsa consistenza del suo elettorato, per giunta in base a un programma concordato con Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio?
 Che cos’è cambiato, da allora, se non il fatto che quel programma è rimasto in gran parte inapplicato e la cosiddetta sinistra radicale chiede di applicarlo almeno un po’? Si è forse dimenticato che il suo governo del 1995 fu sabotato con ogni mezzo da Berlusconi, Casini e Fini, mentre a sostenerlo fu proprio la sinistra radicale, al punto che, per non farlo cadere, i Comunisti italiani si scissero da Rifondazione? Prima di votare giovedì 15 novembre - forse per l’ultima volta - a favore di Prodi, il popolare Lambertow ha avuto vari colloqui e contatti con Berlusconi. Lo stesso Berlusconi, che 12 anni fa definiva il suo governo «proiettato verso i comunisti» e lui «un traditore» (17 gennaio 1995), «inaffidabile» (2 ottobre 1995), autore di «una finanziaria dannosa e di restaurazione» e di «una politica giudiziaria illiberale e autoritaria» (24 ottobre 1995). Si dirà: Dini cerca sponde nella parte “moderata” della Cdl. Ma nessuno meglio di lui dovrebbe sapere, per esperienza personale, di che cosa sono capaci i presunti “moderati” del centrodestra. Nella primavera-estate del 2003, in commissione Telekom-Serbia, si affacciò il celebre “supertestimone” Igor Marini. Il quale giurò di avere le “prove” delle tangenti miliardarie versate dal regime di Milosevic a tre leader dell’Ulivo: Prodi, Fassino e Dini. Quest’ultimo le avrebbe ricevute, insieme alla moglie, sul celebre conto cifrato “Ranocchio”. La signora Dini fu trascinata sotto interrogatorio e duramente torchiata dai commissari della Cdl (estremisti e presunti “moderati”), che la accusarono di ogni sorta di nequizia. Nell’agosto del 2003, l’on. avv. forzista Carlo Taormina chiese addirittura ai giudici di Torino «di arrestare Dini, Prodi e Fassino» in base ai deliri del calunniatore Marini, rilanciati e corroborati dalle “inchieste” del “Giornale” berlusconiano, mentre il Cavaliere dichiarava a “Porta a Porta” che «Telekom Serbia è tutta una tangente». Se è con questi signori che oggi Dini vuole “dialogare” in cerca di una «maggioranza diversa», allora ha bisogno di cure urgenti. Perché delle due l’una: o è molto smemorato, oppure soffre della sindrome di Stoccolma.

SIGNORNO’
L’espresso (29 novembre 2007)
di MARCO TRAVAGLIO

Pubblicato il 4/12/2007 alle 15.39 nella rubrica Articoli di Marco Travaglio.

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