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le incredibili avventure delle commissioni Mitrokhin e Telekom Serbia. Grande Travaglio!!!

 La commissione più pazza del mondo

Il senatore Paolo Guzzanti annuncia che mi denuncerà di nuovo. L’ha già fatto una volta.
Lo fa sempre quando si raccontano le incredibili avventure della commissione Mitrokhin che, al pari della Telekom Serbia, è un copione comico da far invidia a Mel Brooks.

L’altroieri ne ho parlato ad Annozero: e, mentre raccontavo quelle enormità, ero colto dal dubbio di essermele inventate. Poi è arriva la denuncia di Guzzanti, e ho capito che non mi ero inventato nulla: è tutto vero. Altrimenti Guzzanti non mi denuncerebbe. Per lui la bocca della verità sono i Mario Scaramella e i Vincenzo Zagami, i due noti peracottari che promosse rispettivamente a «superconsulente» della Mitrokhin e a «supertestimone» della sua leggendaria inchiesta su Telekom Serbia.

Scambiare un cazzaro per un evangelista non è reato: ma per un giornalista, per giunta presidente di una commissione parlamentare, è preoccupante. Può capitare; ma una volta, non di più. Se capita sempre, è un bel guaio. Tanto più se il cazzaro gabellato per evangelista è già finito in galera per calunnia: come Scaramella per la Mitrokhin e Igor Marini per Telekom Serbia.

Infatti Guzzanti insiste. La sua tesi è molto attendibile: Prodi era la quinta colonna del Kgb in Italia (talmente astuto da chiamare il suo conto cifrato «Mortadella» perché nessuno lo collegasse a lui); coinvolto fra l’altro nel sequestro e nell’omicidio Moro. Chi l’ha scoperto?

Mario Scaramella da Napoli, una vita spesa a millantare credito e a spacciarsi per professore universitario, per esperto di smaltimenti rifiuti, per commissario di polizia, addirittura per giudice antimafia e sminatore antiatomico (anche grazie a ottimi legami con la Cia: sembra incredibile, ma li ha davvero). Basterebbe un giro per il suo quartiere natìo, dove tutti lo conoscono come un fanfarone, per capire chi sia.

Invece Guzzanti gli crede ciecamente e lo manda in giro per l’Europa a torchiare vecchie spie sovietiche in menopausa. Quelle gli raccontano le porcate dell’ex capo del Kgb, Putin, amico del nostro Silvio: ma Mario è più interessato a Prodi. Solo che di Prodi nessuno sa nulla, a parte una spia che ha sentito dire da un’altra (morta) che un’altra (morta) aveva sentito dire che Prodi piaciucchiava al Kgb.

È la prova che Guzzanti aspettava: «È una bomba termonucleare!» esclama entusiasta in una telefonata intercettata: «Lo dico al Capo»; cioè a Berlusconi. Muore dalla voglia di usare quelle panzane nella campagna elettorale del 2006. Purtroppo nemmeno il Cavaliere lo prende sul serio: neppure il più grande ballista del secolo riesce a credere che Prodi sia un agente del Kgb, e soprattutto dispera di riuscire a farlo credere ai suoi elettori, che pure sono di bocca buona.

Intanto Scaramella continua a molestare vecchie spie nei bar di Londra, estraendo di tasca le foto di Prodi, ma anche di Diliberto e Pecoraro Scanio (i quali, per storia e per età, sono certamente agenti segreti sovietici pure loro). Nei rapporti cifrati a Guzzanti, i nomi in codice di Pecoraro sono «Pecorosky» e «Culattosky». Stremato, uno spione molestato scrive al senatore perché si riprenda Mario: «Your friend is a mental case». In pratica, invoca la neorodeliri.

Ma a smascherare Scaramella non sarà il Parlamento italiano. Saranno tre giornalisti (Bonini e D’Avanzo di Repubblica, Claudio Gatti del Sole24ore), Scotland Yard e i giudici di Roma. Scotland Yard scopre che Mario era con l’ex agente Litvinenko mentre veniva avvelenato dal polonio 210 in un sushi-bar di Londra. Anche Mario dice di essere stato avvelenato e si fa ricoverare: «Mi hanno dato una dose 10 volte superiore a quella mortale». Guzzanti prepara il necrologio e annuncia: «Il prossimo sono io».
Il polonio serve a tappare la bocca alla commissione Mitrokhin, che sta scoprendo verità scomodissime sugli agenti Mortadellosky, Culattosky e così via.

Ma subito Scaramella resuscita e torna in Italia più pimpante che prima. I giudici lo arrestano appena sceso dall’aereo, per aver calunniato e fatto arrestare per traffico d’armi un paio di ucraini innocenti, accusati di voler attentare alla vita sua e a quella di Guzzanti. La commissione Mitrokhin, come la Telekom Serbia, finisce nelle patrie galere.

Ma ora il senatore chiede che «i giudici si occupino di Travaglio». Troppo buono: i giudici stanno già occupandosi di lui e del suo «superconsulente»: la premiata ditta Paolo&Mario.
Peccato che la coppia Boldi&De Sica si sia sciolta.  Per un bel film natalizio «Natale a Mitrokhin», era perfetta.

 
Uliwood Party di Marco Travaglio
L’Unità, 17.11.2007

Pubblicato il 20/11/2007 alle 14.34 nella rubrica Articoli di Marco Travaglio.

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