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Non porgere l’altra guancia

Non porgere l’altra guancia

 
Che Luciano Violante abbia trascorso parte dell’estate a lodare Roberto Maroni e a dialogare sul “Giornale” con tal Gaetano Quagliariello, noto soprattutto per essere l’unico discepolo dell’epistemologo Marcello Pera, è comprensibile: per diventare giudice costituzionale servono pure i voti del centrodestra. Si capiscono anche i continui scambi di solidarietà tra Berlusconi e D’Alema contro la terribile Clementina Forleo: entrambi devono rispondere delle scalate bancarie illegali del 2005, cui parteciparono con gran trasporto. Ma che, scimmiottando all’italiana Nicolas Sarkozy, i leader del futuro Pd facciano a gara nell’elogiare esponenti dell’opposizione, è davvero singolare. Cominciò Walter Veltroni, dichiarando che in un suo eventuale governo vorrebbe Gianni Letta. Proseguì il dalemiano Nicola Latorre, con continue, petulanti profferte al Cavaliere, «indispensabile» per «una convergenza» su imprecisate «riforme di sistema» perché «non si può prescindere da Forza Italia» (profferte regolarmente ignorate dall’ex premier). Poi è giunto trafelato Enrico Letta che, per non esser da meno, ha fatto addirittura cinque nomi di «gente in gamba» nella Cdl: «Mio zio Gianni, Pier Ferdinando Casini, Bruno Tabacci, Michele Vietti e Giulio Tremonti». Passi per Tabacci. Ma forse il giovane Letta non ricorda che, nei mitici anni ‘80, lo zio fu implicato nei fondi neri Iri; poi accompagnò da vicepresidente la scalata della Fininvest, avvenuta a colpi di leggi su misura e sentenze comprate; infine ha affiancato il Cavaliere in entrambi i suoi disastrosi governi. Casini deve buona parte dei voti dell’Udc a Totò Cuffaro, rinviato a giudizio per favoreggiamento alla mafia e, da presidente della Camera, annunciò di aver telefonato «amicizia e solidarietà» a Marcello Dell’Utri mentre i giudici di Palermo erano in camera di consiglio per giudicarlo per mafia. Vietti ha materialmente scritto la legge che di fatto ha depenalizzato il falso in bilancio. Quanto a Tremonti, a parte la crescita zero, ha consentito il rientro anonimo dei capitali sporchi dall’estero; ha firmato 12 condoni in un anno; e ha definito “gangster” Vincenzo Visco e Giuliano Amato, ministri del governo di cui Letta jr. fa parte. In un paese normale, è normale elogiare qualche esponente dell’altro polo. Ma dove la classe politica è percepita come “casta” indistinta, l’elogio dell’avversario (fra l’altro, a senso unico) è un colossale autogol. Giurare di fare tabula rasa delle «leggi vergogna» del governo precedente e poi lodarne gli autori suona come una presa in giro agli elettori. Soprattutto se quelle leggi vergogna sono ancora tutte in vigore. E provare ad abolirne almeno una, per vedere l’effetto che fa?

SIGNORNÒ
MARCO TRAVAGLIO
L’espresso (4 ottobre 2007)

C'è un posto dove poter sottoscrivere questi articoli??
E poi magari mandarli a LorSignori?

Pubblicato il 11/10/2007 alle 15.49 nella rubrica Articoli di Marco Travaglio.

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