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siamo alle solite con il proc naz antimafia Grasso! - Dimenticare Palermo

Dimenticare Palermo

Sulla riorganizzazione del pool antimafia di Palermo, decisa dal nuovo procuratore Francesco Messineo, si leggono cronache ai confini della realtà. I fatti. Nel 2003 l'allora procuratore Piero Grasso estromette dal pool (la Dda) due procuratori aggiunti, Scarpinato e Lo Forte, e due sostituti, Ingroia e Natoli, citando la circolare del Csm che dopo 8 anni di antimafia impone ai pm di occuparsi d'altro. La circolare, fino ad allora, era stata applicata ai sostituti e non agli aggiunti: gli aggiunti infatti non facevano parte della Dda, ma coordinavano dall'esterno. Per allontanare Lo Forte e Scarpinato - guardacaso, quelli del processo Andreotti - fu bandito un concorso per nuovi posti in Dda aperto agli aggiunti, da cui Grasso escluse i due perché si occupavano di mafia da più di 8 anni, e ne fece entrare quattro, nominando coordinatore Giuseppe Pignatone. La Procura si spaccò, con tutte le conseguenze che conosciamo.

Ora Messineo ha deciso di sanare quella ferita: tutti e 7 gli aggiunti lavoreranno in Dda, ciascuno competente su territori più limitati: la città di Palermo viene divisa in due, metà a Pignatone metà a Lo Forte; Scarpinato, oltre a seguire il Trapanese, coordinerà le indagini sui reati finanziari, di stampo mafioso. Si tenta così di riportare la concordia nell'ufficio-chiave dell'antimafia, come negli anni di Caselli, quando tutti i pm venivano impiegati al meglio (anche Pignatone, prima che passasse alla Pretura). La cosa non piace all'ex procuratore di Palermo, ora procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che s'è pubblicamente lagnato perché il suo successore non l'avrebbe avvertito delle novità, «violando la legge che prevede il mio parere consultivo ma necessario». E minaccia addirittura di denunciare Messineo a Mastella e al Csm.

In realtà Messineo ha puntualmente spedito la nuova circolare a Grasso, e se questi non l'ha ancora ricevuta non è colpa sua: forse il procedimento disciplinare bisognerebbe farlo alle Poste. La circolare entrerà in vigore il 1 marzo, dunque c'è tutto il tempo di opinare. È chiaro però che il dissidio non si riduce a un disguido postale. È umano che Grasso, dopo la sua partenza da Palermo, auspicasse la massima continuità attraverso il fedelissimo Pignatone. Invece per il ruolo di Procuratore capo il Csm ha preferito nominare Messineo. Il quale ora ritiene di doversi «avvalere di tutte le professionalità esistenti in ufficio», comprese due memorie storiche dell'antimafia come Scarpinato e Lo Forte, protagonisti della stagione di Caselli, quando si processavano per mafia anche i politici nazionali (e con ottimi risultati, vedi sentenze Andreotti, Dell'Utri, Contrada ecc).

Ma su alcuni giornali si legge tutt'altro. Quello di Berlusconi, comprensibilmente furioso, lacrima per il «ridimensionamento del ruolo di Pignatone e Prestipino, autori delle più grosse indagini, dall'arresto di Provenzano all'incriminazione di Cuffaro», senza peraltro ricordare che le ricerche di Provenzano duravano da 43 anni e che le indagini su Cuffaro furono

iniziate dal pm Gaetano Paci, poi estromesso da Grasso per aver rifiutato di firmare l'archiviazione del reato di concorso esterno (oggi il governatore risponde solo di favoreggiamento): dissenso poi condiviso da un altro pm del processo, Nino Di Matteo. Altri giornali insinuano che Messineo stia pagando una cambiale alle «toghe rosse» di Magistratura democratica, decisive per la sua nomina: peccato che Lo Forte appartenga ai moderati di Unicost, stessa corrente di Pignatone. Si legge pure che sarebbe in gioco il «rispetto delle regole». Resta da capire, allora, perché la regola degli 8 anni sia valsa per Scarpinato, Lo Forte, Natoli e Ingroia, ma non per altri pm «scaduti» come Prestipino, che ha compiuto gli 8 anni nel febbraio 2006 (due mesi prima della cattura di Provenzano): Grasso scrisse addirittura al Csm per chiedere di prorogarlo, ma il Csm rispose picche, visto che la legge è uguale per tutti. Sempre a proposito di regole: il concorso che portò Grasso alla Procura nazionale antimafia fu alterato da due leggi contra personam del governo Berlusconi, che estromisero brutalmente l'altro concorrente a quel posto: Gian Carlo Caselli. Di fatto, per la prima volta nella storia repubblicana, il capo di un ufficio giudiziario fu nominato non dal Csm, ma dal governo. Bel rispetto delle regole.

ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
l’Unità 9 febbraio 2007

Pubblicato il 12/2/2007 alle 20.38 nella rubrica Articoli di Marco Travaglio.

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