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  tgweb [ curiamoci con un po' di informazione... ]
         

Benvenuti su

Salvo Tgweb

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Con l'ex magistrato Gherardo Colombo

Colombo ad Agrigento.
Articoli e  video:
link1; link2; link3.

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Ad Enna con il giornalista Lirio Abbate.
Presentazione del libro "I Complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento". (di Abbate e Gomez)

Incontro “Terra di mafia e di lotta alla mafia”
svoltosi a Palma di Montechiaro (AG)
foto con M. Travaglio (ottobre 2006)

Con M. Travaglio e S. Guzzanti in occasione della presentazione di "Intoccabili" e  "Reperto Raiot" a Palermo (2005)

 

V-DAY Agrigento

foto del V-Day agrigentino foto (clicca qui) e anche il video (clicca qui)

V2-DAY 

Qui il video del secondo v-day

V2-Day il video (clicca qui)

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Manifesti "Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano presidente". Regionali 2008.

Con Sonia Alfano in visita presso il nosocomio agrigentino. (foto di Elio Di Bella)

Sonia Alfano ad Agrigento elezioni Europee 2009

 

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TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' UGUALI DEGLI ALTRI   G. Orwell
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“La tragedia dell’Italia è la sua putrefazione morale, la sua indifferenza, la sua vigliaccheria”. Piero Calamandrei
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"Non è la libertà che manca.
Mancano gli uomini liberi".          Leo Longanesi
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"Può stare nel luogo santo chi ha mani innocenti e cuore puro. Mani innocenti sono mani che non vengono usate per atti di violenza. Sono mani che non sono sporcate con la corruzioni e con tangenti. Cuore puro, quando il cuore è puro? E' puro un cuore che non si macchia con menzogna e ipocrisia, un cuore che rimane trasparente come acqua sorgiva perchè non conosce doppiezza".
Papa Benedetto XVI
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Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l'onestà e il coraggio. L'onestà... l'onestà... l'onestà. [...] E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo. Se c'è qualcuno che dà scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!       Sandro Pertini

Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero.       S. Pertini

Sono del parere che la televisione rovina gli uomini politici, quando vi appaiono di frequente.                              S. Pertini
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Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità.                 Indro Montanelli
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"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo". Indro Montanelli


7 maggio 2008

come comportarsi con Veltroni, D'Alema, Finocchiaro, Fassino...ecc.? Condivido pienamente quanto segue!!


Che fare?




Foto di operabouffe da flickr.comda Micromega 3/2008 (in edicola)

Anzitutto trasformare in migliaia di mega-poster la foto del Politburo del Pd che circondava Walter Veltroni la sera della sconfitta: lì ci sono tutti i responsabili della disfatta che ha riconsegnato l’Italia a Berlusconi per la terza volta in 15 anni. Perché quello del 13-14 aprile non è stato un buon risultato in condizioni difficili, una mezza vittoria, un ottimo punto di partenza, una prova di aver avuto ragione: è stato una disfatta.  Dunque sarà bene affiggere in tutte le sedi del Pd il poster del Politburo dei perdenti stretti intorno a Walterloo. A imperitura memoria. Così il militante, appena vedrà avvicinarsi D’Alema, Latorre e Fassino ansiosi di “dare un contributo”, li metterà subito alla porta al grido “Unipol, Unipol”. Loro capiranno, avendo contribuito, con le loro telefonate intercettate con Giovanni Consorte e Stefano Ricucci, a far perdere al Pd decine di migliaia di voti di gente perbene che detesta i conflitti d’interessi anche se non riguardano Berlusconi, anzi soprattutto se riguardano la sinistra o presunta tale.

Appena entrerà Anna Finocchiaro, quella che due anni fa si sentiva pronta a sacrificarsi per il Quirinale e che, dopo aver trascinato i Ds all’esaltante percentuale del 5 per cento nella sua Catania, è stata premiata con la candidatura a governatore di Sicilia scalzando Rita Borsellino e riuscendo a prendere 15 punti in meno di lei, verrà accompagnata all’uscita, con l’auspicio che non si faccia mai più rivedere. Se invece dovesse giungere il giovane vecchio Enrico Letta, sarà opportuno domandargli perché nel 2006 abbia chiesto all’Avvocatura dello Stato di difendere la legge Gasparri dinanzi alla Corte europea di giustizia di Lussemburgo contro le legittime pretese di Francesco Di Stefano, che dal 1999 attende le frequenze per accendere Europa7 dallo Stato che gli ha assegnato regolare concessione a trasmettere. >>continua>>




15 aprile 2008

......."Almeno nessuno verrà più a raccontarci che la demonizzazione non paga, soprattutto quando ci si trova di fronte il demonio."

14 aprile 2008,
E ora opposizione dura


Commento delle ore 19, in base alle proiezioni sul campione di dati reali (ma non sul totale dei dati reali). Berlusconi torna al governo per la terza volta, con un’ampia maggioranza alla Camera e una buona maggioranza al Senato. Ha stravinto le elezioni, neutralizzando addirittura la minaccia Storace-Santanchè (che pure gli han levato più di 2 punti). In 14 anni ha cambiato, anzi sfigurato l’Italia a sua immagine e somiglianza: al punto da farle digerire addirittura la beatificazione di un mafioso sanguinario come Vittorio Mangano. Veltroni è stato sconfitto. Può consolarsi con qualche punticino in più della somma Ds-Margherita (peraltro rubato non al centrodestra, ma alla Sinistra Arcobaleno, a rischio estinzione): ma non giocava per partecipare, giocava per vincere. E ha perso. Scontenti e grillini ortodossi hanno rimpinguato le truppe astensioniste, salite di altri 3 punti. I veri vincitori sono i partiti che parlano chiaro e picchiano duro: Lega Nord e Italia dei Valori. Bossi e Di Pietro si sa da che parte stanno e cosa vogliono (guardacaso, le forze politiche più apertamente contrarie all’indulto Mastella-Previti).

Lo stesso Cavaliere ha attaccato senza pudore i “comunisti”, mentre Uòlter ha balbettato e, quanto al suo avversario, non l’ha mai nominato (se non una volta, per sbaglio, chiedendo subito scusa). In tutto il mondo le campagne elettorali si fanno all’attacco. Anche nella tanto decantata America. Ottima l’idea veltroniana di partire soft, annunciando il programma e la “novità” del Pd ed evitando di avvitarsi nel gorgo delle dichiarazioni e delle smentite incorporate berlusconiane. Ma questo solo nella prima fase della campagna elettorale: nella seconda, occorreva attaccare. Invece la seconda fase non c’è stata. E anzi s’è provveduto a zittire Di Pietro che tentava di sopperire all’enorme deficit di parole chiare e nette su giustizia, conflitto d’interessi, televisioni. Berlusconi ha "demonizzato" il Pd raccontando balle, mentre il Pd ha rinunciato a "demonizzare" Berlusconi raccontando la verità. Almeno nessuno verrà più a raccontarci che la demonizzazione non paga, soprattutto quando ci si trova di fronte il demonio. Infatti il Pd non ha sfondato, non riuscendo a togliere dalla testa degli elettori l’ombra del “Veltrusconi”, cioè dell’inciucio in caso di pareggio, vivamente caldeggiato dal Vaticano e dai giornali confindustriali. E alla fine s’è ridotto pateticamente a protestare con l’Authority per il trattamento subìto dalle tv: lacrime di coccodrillo, bisognava pensarci prima, anziché cincischiare su antitrust e conflitto d’interessi.

Anche Casini, rimasto a metà del guado, è arretrato e al Senato è ufficialmente estinto (a parte 3 senatori, uno dei quali sarà Totò Cuffaro, allegria!). Poi ci sono gli errori, tipo la sostituzione di Rita Borsellino con una grande esperta in fiaschi e in inciuci come Anna Finocchiaro senza passare per le primarie: risultato, l’ennesimo tracollo siciliano, col centrosinistra molto indietro rispetto ai voti raccolti due anni fa dalla sorella del giudice antimafia. Sconfitti anche i tromboni del Corrierone e del Riformista, i Sergiromano, i Panebianchi, i Gallidellaloggia, e, nel loro piccolo, i
Polito e i Caldarola, quelli che suggerivano a Uòlter di "non demonizzare" il Cavaliere, cioè di non chiamarlo col suo nome, e anzi di mettersi d’accordo con lui per un bel “governo insieme”, o almeno per le “riforme insieme”, e ovviamente di scaricare Di Pietro (magari per imbarcare qualche salma craxiana). Senza Di Pietro, oggi, il Pd sarebbe alla catastrofe. Con Di Pietro, almeno, si spera in un’opposizione durissima al governo Berlusconi III prossimo venturo. Anzi, al nuovo regime.
http://www.voglioscendere.it
Marco Travaglio


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3 marzo 2008

una bella lettera da spedire ad Pd... " lasciate a casa quei candidati che non la meritano"

dal sito marcotravaglio.it

Caro Veltroni, cari dirigenti che vi preparate a stilare gli elenchi di chi,
secondo voi, merita di essere proposto come rappresentante dei vostri
elettori. E di chi, con una sapiente strategia, verrà inserito nei "punti
giusti" per garantirne l'elezione.

Siamo di nuovo  costretti ad affidarci alle vostre decisioni, perché non ci
è data nessuna possibilità di scelta. Possiamo però chiedervi un atto di
rispetto nei confronti di chi ancora una volta vi darà la sua fiducia:
lasciate a casa quei candidati che non la meritano.
E non solo i candidati condannati, indagati, sospettati di aver compiuto
atti illeciti.
Anche quelli che hanno dimostrato un inquietante disprezzo per quei valori
su cui  si fondano la nostra storia comune e l'unica prospettiva possibile
di  un mondo più giusto.

Parliamo di quelli che incontrano e baciano boss mafiosi per parlare di appalti
crisafulliVladimiro detto Mirello Crisafulli
Deputato Del Partito Democratico - L'ulivo
Componente  della  Commissione Bilancio Tesoro e Programmazione e
della Commissione per la Vigilanza sulla Cassa Depositi e Prestiti
("Onorevoli Wanted"  di Peter Gomez e Marco Travaglio pag. 411>413 “I complici - Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento", Fazi Editore, di Peter Gomez e Lirio Abbate:  Estratto su www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=330208&referrerid=10150 )
     
Parliamo di quelli che hanno  lasciato  sprofondare una città nell'immondizia
BassolinoAntonio Bassolino
Partito Democratico - Presidente della Regione Campania
(Articolo Peter Gomez da "L'Espresso” su  www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1777558  ).     

Parliamo di  quelli che, accusati di finanziamento illecito al partito, spacciano prescrizioni per assoluzioni
DePiccoliCesare De Piccoli
Deputato del Partito Democratico - L'ulivo
Viceministro dei Trasporti  
(Onorevoli Wanted" di Peter Gomez e Marco Travaglio pag.408>410)    

Parliamo di quelli  che  si dimenticano  di costituirsi  parte civile contro
chi ha piazzato mezzo chilo di tritolo tentando di far fuori un assessore
della loro  giunta.  Che dichiarano di "disprezzare profondamente i pentiti"
che svelano i mandanti del fallito attentato. Che vengono bersagliati da
avvisi di garanzia.  E che continuano a nascondersi dietro la giunta per le
autorizzazioni a procedere
DeLucaVincenzo De Luca
Sindaco di Salerno
Deputato del Partito Democratico-L'ulivo
Componente  della Commissione Agricoltura
(  www.osservatoriosullalegalita.org/05/inchieste/007burmamorale.htm  "Onorevoli Wanted" di Peter Gomez e Marco Travaglio pag. 414>425 )

Parliamo di quelli  che sono stati assolti solo grazie  alla nuova legge sul
"giusto processo" perchè l' imprenditore che aveva confessato  la consegna
di una mazzetta durante le indagini preliminari, non si è presentato in
aula. Con il risultato che, per lo stesso fatto, il corruttore è stato
condannato e il corotto assolto.
CocilovoLuigi Cocilovo
Deputato del Parlamento Europeo Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa  - Membro dell'Ufficio di presidenza e della Commissione per l'occupazione e gli affari sociali"
(Onorevoli Wanted" di Peter Gomez e Marco Travaglio pag. 442>446)     

E soprattutto parliamo di tutti quelli che hanno fatto della politica
un'attività commerciale in cui si scambiano soldi, appalti, cariche,
incarichi, tavoli "a latere", favori, promozioni, privilegi, posti di lavoro.

Vogliamo essere rappresentati da persone che usano il potere  del loro
mandato esclusivamente per portare avanti  gli impegni presi con i cittadini.

E' un nostro diritto.

Se sei d’accordo, copia questa lettera, sottoscrivila ed inviala a info@partitodemocratico.it


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21 febbraio 2008

Farabutti!!! Vergogna!

dal blog di Di Pietro, articolo di M. Travaglio

Televisioni: i fatti secondo Marco Travaglio

antenne.jpg

Scusate la noia, ma parliamo di tv. Quell'elettrodomestico quadrato in cui l'altra sera il Cainano ha potuto impunemente raccontare di essersi battuto come un leone contro l'uscita di Enzo Biagi dalla Rai, ma non ci fu nulla da fare perché il vecchio Enzo teneva troppo al soldo e scappò con la cassa di una lauta liquidazione. Dinanzi a lui, al posto del direttore del Tg1 Johhny Raiotta, c'era una sagoma di cartone, che naturalmente non ha replicato.
L'altro ieri Antonio Di Pietro ha detto una cosa ovvia: occorre dare «esecuzione alla sentenza europea su Europa7 e spostare Rete4 sul satellite». Poi ha auspicato la Rai venga ridotta «a una rete senza pubblicità, finanziata dal canone e sottratta all'influenza dei partiti» e ogni concessionario privato non possa avere più di una rete.
Su questo secondo punto, c'è libertà di pensiero: nel Pd, a sinistra e a destra, sopra e sotto. Ma sull'obbligo di eseguire la sentenza della Corte europea c'è poco da discutere: si esegue e basta. Invece Di Pietro è stato subissato di critiche, attacchi, improperi. Che a metterlo a tacere siano i berluscloni, da Cicchitto a Fede, dal Giornale al Foglio, da Facci alla Donna Barbuta, fa parte del gioco: la banda larga difende la cassaforte. Decisamente più stravagante è che lo facciano i vertici del Pd.

Gentiloni: «Il Consiglio di Stato si pronuncerà nei prossimi mesi e alla luce del pronunciamento prenderemo le misure adeguate».
Follini: «La posizione del Pd è contenuta nei due ddl Gentiloni che giacciono in Parlamento».
Veltroni: «Non mi sentirete mai pronunciare una parola di attacco contro Berlusconi. Quella con lui è una polemica gioiosa, ma va bene così: gli italiani sono stanchi degli improperi». Infatti nessuno vuol lanciare improperi. Sarebbe interessante però sapere come intenda muoversi il Pd sulla tv.
Anche perché il responsabile Informazione, Marco Follini, non è l'omonimo di colui che approvò il decreto salva-Rete4 e la legge Gasparri: è sempre lui. Forse dovrebbe uscire dal tunnel della Gasparri. Spiegandogli, con le dovute cautele, che la Corte europea ha raso al suolo il concetto di «regime transitorio» su cui si fondavano la Maccanico, la Gasparri e la Gentiloni.

Ricapitolando. Dal ’94 la Consulta intima a Fininvest di cedere una rete o di spedirla su satellite. La Maccanico le concede una proroga pressoché illimitata. Che perdura anche dopo il '99, quando Europa7 vince la concessione e Rete4 la perde, ma Rete4 continua a occupare le frequenze spettanti a Europa7. Nel 2002 la Consulta torna a fissare il tetto massimo di due reti per Mediaset e le dà tempo fino al 31 dicembre 2003. Berlusconi con il salva-Rete4 e Gasparri con la Gasparri chiudono la partita, con la scusa che, quando arriverà il digitale terrestre (previsto nel 2006) sbocceranno migliaia di canali. La Gentiloni nulla cambia sul numero di reti, si limita a spostare il digitale al 2012, e nulla dice sulle frequenze di Europa7: altro periodo transitorio che cristallizza lo status quo, cioè il monopolio Mediaset. Intanto il 19 giugno '07 la signora Kroes, commissario europeo alla Concorrenza, mette in mora il governo italiano perché modifichi subito la Gasparri, che consente l'accesso al digitale solo a Rai e Mediaset, e annuncia la procedura d'infrazione contro l'Italia.
Investito da Europa7, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Lussemburgo se le regole italiane siano legittime. La Corte, il 31 gennaio 2008, risponde che sono illegittime (la Maccanico, la Gasparri e implicitamente anche la Gentiloni) proprio perché consentono il periodo transitorio a Rete4, a scapito di Europa 7: il Consiglio di Stato dovrà risarcire Europa7 per mancati introiti e frequenze negate. La commissaria Kroes annuncia che questa è anche la posizione Ue: se nel 2009 l'Italia non cambierà sistema, si beccherà una multa di 350-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal 2006. Cioè: gli italiani pagheranno all'Europa e a Europa7 cifre da capogiro, perché tutti i governi dal ‘94 a oggi hanno favorito Berlusconi. Ora, attendere il Consiglio di Stato (che dovrà applicare la sentenza di Lussemburgo) o appellarsi alla defunta Gentiloni (superata dalla sentenza di Lussemburgo) è una furbata di poco respiro. Eseguire le sentenze della Consulta e della Corte europea non è fare un favore a Di Pietro o un dispetto a Berlusconi. È un dovere, punto e basta.






11 febbraio 2008

Ferrara ...Quando sposa una causa, la condanna immancabilmente alla catastrofe! E poi, direttamente dal corriere: battista-cerchiobottista

 Cameriere bella presenza offresi

Chi provasse a immaginare la collocazione che qualunque paese normale riserverebbe a uno come Giuliano Ferrara, non troverebbe altro che il circo equestre, fra la donna cannone e la donna barbuta. In Italia invece questo caso umano è stato nel Pci, poi nel Psi (anche al Parlamento europeo) e contemporaneamente nella Cia, poi in FI (persino al governo) e contemporaneamente sotto la scrivania di Bush, sotto la tonaca del cardinal Ruini e sotto la fulva chioma di Michela Vittoria Brambilla, che è una sua scoperta. Intanto, spacciandosi per “giornalista”, ha lavorato per Rai e Mediaset, mentre ora infesta La7 con un programma quotidiano che non vede nessuno. Dopo aver diretto Panorama portandolo ai minimi storici, dirige da 10 anni Il Foglio, che non è riuscito a portare ai minimi storici perché lo è sempre stato fin dalla fondazione.

Quando sposa una causa, la condanna immancabilmente alla catastrofe: da Craxi al decreto Biondi, dalla Bicamerale alla guerra in Iraq, dalla grazia a Sofri alla grazia a Contrada, dall'innocenza di Dell'Utri alla dieta-punti contro l'aborto, dalla candidatura di D'Alema al Quirinale all'accordo Berlusconi-Veltroni, ha collezionato più fiaschi di una cantina sociale. Da quando s'è innamorato di Sarkozy, il popolare Nicolas vive perennemente aggrappato a un gigantesco ferro di cavallo.

Eppure Ferrara passa per “molto intelligente”, tanto che una delle mentì più fertili del Pd, Roberto Giachetti, l'ha invitato il 26 gennaio nella sede del partito per una lectio magistralis al corso di formazione per under 40 “Carpe Dem”. Lì il Platinette Barbuto si è spiritosamente definito “un indipendente”, poi ha spiegato agli incolpevoli alunni che Prodi è un pirla, Berlusconi è il vero “homo novus”, Mastella quasi, Veltroni può diventarlo ma a patto che faccia come lui. Cioè si sbarazzi al più presto della magistratura e della stampa libera. A questo proposito, ha detto fra l'altro (come da trascrizione pubblicata sabato sul Foglio) che “Marco Travaglio, questo bifolco, questo cafone, questo delinquente, scrive tutti i giorni sull'Unità, il giornale pagato dai gruppi parlamentari del Pd”. Alla fine, così almeno verbalizza Il Foglio, “molti applausi”.

Non risulta che né il Giachetti né i suoi discepoli abbiano domandato in che senso Travaglio sarebbe un delinquente e quali delitti avrebbe commesso. Vorrà dire che presto glielo domanderà un tribunale. Ferrara è un cultore del contraddittorio e del sacro diritto di replica, quindi avrà senz'altro pregato il Giachetti di invitare il sottoscritto a dire la sua, ricevendone evidentemente un diniego. A tal proposito, ieri Pierluigi Battista s'è lanciato sul Corriere in un'aspra reprimenda, senza far nomi, contro chi “fa processi in tv senza un'adeguata tutela del diritto di difesa e di replica”.

Chi la leggesse distrattamente potrebbe pensare che si riferisca ad AnnoZero, recentemente colpito da un inedito “preavviso di richiamo” dell'Agcom proprio con quell'accusa. Ma, a una lettura più attenta, si comprende che Battista ce l'ha con l'amico Ferrara, di cui fu vicedirettore a Panorama. Ferrara infatti è colui che, a Porta a Porta, definì l'Unità “giornale omicida” e Furio Colombo e Antonio Tabucchi “mandanti linguistici del mio prossimo assassinio”, il tutto in assenza dell'Unità, di Colombo e di Tabucchi.

Ferrara è colui che ospitò a Otto e mezzo Francesco Cossiga, il quale disse che “Travaglio è un falsario e un fascista di destra” in assenza di Travaglio, al quale Ferrara promise in diretta il diritto di replica, ma poi se ne dimenticò. Ferrara è colui che sette giorni fa, in un monologo al Tg1, sostenne che il governo Prodi era caduto per una congiura delle Procure e di Travaglio, sempre in assenza delle Procure e di Travaglio.

Questi e altri incresciosi episodi non potevano lasciare insensibile un animo delicato come quello di Battista, che ha rotto la lunga amicizia dipingendo Ferrara, senza mai nominarlo, come “conduttore di forte carisma adibito alla raffigurazione mostruosa dell'imputato prescelto” a base di “linciaggi” e “gogne”. Ben detto, Pigi. Quando ci vuole, ci vuole.

Uliwood Party di Marco Travaglio
L’Unità del 5.2.2008




5 dicembre 2007

Eh si, il problema... è il traffico!!!

 Il problema è il traffico

 Onore al sindaco Uòlter Veltroni per aver licenziato in tronco il comandante dei vigili di Roma, che parcheggiava la fuoriserie in divieto di sosta usando un permesso per disabili altrui, per giunta scaduto. I piagnistei dell’interessato lasciano il tempo che trovano: quando viene meno il rapporto fiduciario tra l’azienda e il manager, questi se ne va su due piedi, e se qualche legge gli consente di restare o di tornare al suo posto va cambiata subito. Soprattutto per ruoli di enorme responsabilità come quello del capo della polizia urbana di una metropoli.
Si spera che il caso di Roma diventi un precedente per tutta la Pubblica amministrazione, infestata di pregiudicati per concussione, corruzione, abuso, peculato, molestie, pedofilia, che non si riescono a cacciare perché il procedimento disciplinare è fatto apposta per garantire la prescrizione (per avviarlo bisogna attendere i 4-5 gradi di giudizio della giustizia ordinaria). Ora il ministro Nicolais ha pronta una riforma che consente il licenziamento immediato e automatico dei condannati o di chi ha patteggiato, ma solo se la pena supera i 2 anni: ed è noto che, per i delitti contro la PA, basta lo sconto del rito abbreviato per assicurare scendere sotto i 2 anni. Il ministro spiega che le pene basse corrispondono a «reati minori»: non è così, ma, anche se lo fosse, perché mai un amministratore dovrebbe avere licenza di commettere reati minori? Perché dobbiamo stipendiare qualcuno che ruba, ma solo un po’? La cacciata - sacrosanta - del comandante dei vigili di Roma evidenzia lo sconvolgimento della scala di valori che il berlusconismo (di destra e di una certa sinistra) ha prodotto in questi ultimi 15 anni. Cosimo Mele, quand’era vicesindaco al suo paese, fu arrestato per concussione per aver intascato mazzette ed essersele poi giocate al casinò: l’Udc lo candidò al Parlamento. Poi fu sorpreso in un coca party con due squillo, e fu espulso dal partito. Morale: rubare fa curriculum per la carriera parlamentare, andare a prostitute e farsi una sniffata è peccato mortale. E allora: se, invece di parcheggiare in divieto fingendosi disabile, il comandante dei vigili fosse rinviato a giudizio per il sequestro di Abu Omar, come l’ex capo del Sismi Niccolò Pollari e il suo fedelissimo Pio Pompa, che ne sarebbe di lui? L’avrebbero promosso consulente di Palazzo Chigi e giudice del Consiglio di Stato (come Pollari), o dirigente del ministero della Difesa e commentatore del Foglio (come Pompa). E se, arrestando Totò Riina, si fosse dimenticato di perquisirne il covo lasciandolo a Cosa Nostra, come il generale Mario Mori, oggi sarebbe comandante del Sisde e vigilerebbe sugli appalti nella piana di Gioia Tauro. Se fosse sotto inchiesta per la mattanza del G8 di Genova, come l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, sarebbe capogabinetto del ministro dell’Interno Amato. O, se proprio fosse sfortunato, capo del Dipartimento analisi dell’Aisi (l’ex Sisde), com’è appena accaduto a Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell’Ucigos, imputato per il sanguinoso blitz alla scuola Diaz. E se il comandante del vigili avesse fatto il testimone di nozze al mafioso Campanella, fedelissimo di Provenzano? Sarebbe ministro della Giustizia dell’Unione o governatore della Sicilia per la Cdl. Se fosse stato filmato dai carabinieri, come Mirello Crisafulli, ad abbracciare e baciare sulle guance il boss della sua città, sarebbe senatore Ds. Se avesse pagato mazzette alla Finanza, come il manager Fininvest Salvatore Sciascia, sarebbe socio di Michela Vittoria Brambilla. Se avesse patteggiato condanne per corruzione, come Pomicino e Vito, sarebbe membro della commissione Antimafia. Se avesse collezionato una prescrizione per mafia fino al 1980, come Andreotti, sarebbe senatore a vita. Se avesse totalizzato una ventina di processi per corruzione (semplice e giudiziaria), falso in bilancio, frode fiscale etc. e una mezza dozzina di prescrizioni come Berlusconi, sarebbe considerato dal Pd un interlocutore adatto a riscrivere la legge elettorale e un pezzo della Costituzione. Invece il comandante dei vigili di Roma ha fatto di peggio: ha parcheggiato in divieto con un permesso altri, per giunta scaduto. Dunque se ne deve andare. Come diceva Johnny Stecchino a Palermo, «il problema è il traffico».

Uliwood Party di Marco Travaglio
L’Unità del 27.11.2007




9 settembre 2007

Giri di Walter.. Veltroni. Lo vuoi davvero votare??


 Giri di Walter/1
"Per spiegare che cos'è la politica ho pensato di costruire un modello nuovo, che alternasse testi, immagini, spezzoni di film. Ci sono cose molto diverse, da Charlie Chaplin a Gandhi, da Martin Luther King a Craxi, e poi c'è una scena da 'Bobby', un film bellissimo su Robert Kennedy... Il Craxi di Sigonella, quello che difende l'autonomia del nostro Paese, di una politica che assume un respiro internazionale. Non a caso l'ho messo accanto a De Gasperi".
(Walter Veltroni, Corriere della Sera-Bologna, 8 febbraio 2006).

"Hanno già fatto tutto: Craxi a Palazzo Chigi e Andreotti, forse, al Quirinale. Impediamo con il voto che questo patto tra Dc e Psi si realizzi. Le loro decisioni recenti sono una autentica buffonata elettorale".
(Walter Veltroni, Ansa, 11 gennaio 1992).

"Nella sinistra abbiamo passato 15 anni in uno scontro violento. Ci sono state molte colpe, tutti dovremmo fare autocritica, ma per gran parte quanto è successo è stato per colpa della linea politica del Psi di Craxi. Per 15 anni Craxi ha reso impossibile l'unità e la convergenza a sinistra, ha negato alla sinistra una proposta comune e ha reso il Psi subalterno alla Dc. Ha usato la forza del Psi non per favorire, ma per frenare un'innovazione sociale".
(Walter Veltroni, Ansa, 5 settembre 1992).

"Mi sono ribellato all'idea che il problema del Pds sia mettere insieme gli eredi di Berlinguer e quelli di Craxi".
(Walter Veltroni, Ansa, 11 luglio 1996).

(30 agosto 2007)

Giri di Walter/2
"Il mio futuro personale dopo l'esperienza di sindaco di Roma? Prevedo la chiusura della mia esperienza di politica attiva ed istituzionale. L'Africa o qualcosa di simile: l'importante, per me, sarà continuare una missione civica. E non ridurre la vita a una carriera politica. Sono affascinato, quasi ossessionato, da un'idea: una bellissima uscita di scena" (Walter Veltroni, "Che tempo che fa", Rai3, 8 gennaio 2006).

"Non penso affatto di propormi come il futuro leader del centrosinistra. Fare il sindaco di Roma è una esperienza esaltante e continuerò a fare quello. Io successore di Romano Prodi alla guida del centrosinistra? Posso senz'altro escluderlo, anche perché stiamo parlando di una cosa che riguarda un futuro lontano, da qui a cinque anni. Non ci penso affatto, anzi: fra cinque anni io avrò concluso la mia esperienza politica" (Walter Veltroni, ibidem).

(6 settembre 2007)


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3 luglio 2007

Veltroni - Berlusconi. ma ke gioco stiamo a giocà?

 È lui o non è lui

 

Sarà anche una mossa abile, quella di Walter Veltroni di non citare mai, nelle quasi due ore del suo discorso al Lingotto di Torino, il nome di Silvio Berlusconi. Parlare e agire come se il Cavaliere non esistesse più potrebbe anche aiutare chi, nel centrodestra, lavora per scaricarlo. Ma c’è un piccolo problema: Berlusconi c’è ancora. Ha ancora tre televisioni di sua proprietà, anzi ne ha aggiunta una, la leggendaria Tv delle Libertà a cura della signorina Brambilla, che pubblica anche il neonato Giornale delle Libertà allegato a Il Giornale. Possiede la Mondadori, anche se una sentenza d’appello ha stabilito che la rubò a De Benedetti grazie a una sentenza comprata da Previti con soldi Fininvest. Ha tuttora la maggioranza nel Cda Rai, dove il diktat bulgaro e post-bulgaro continua a valere per Luttazzi e la Guzzanti. Ha in tasca 2 miliardi di euro che, come lui stesso ha confessato in una straziante intervista ad “A”, “non so come spendere”. Ha appena rilevato Endemol, che occupa gran parte dei palinsesti di Mediaset e della Rai (che d’ora in poi pagherà lui per mandare in onda i programmi della ditta). Fininvest ha appena aumentato la sua partecipazione in Mediobanca. Rete4, in barba a due sentenze della Consulta, continua a trasmettere sull’analogico terrestre, occupando frequenze che dal 1999 non potrebbe più usare, avendo perduto la gara per le concessioni pubbliche vinta da Europa 7 da Francesco Di Stefano, il quale ora spera di avere quel che gli spetta dalla Corte di giustizia europea, dove il governo Prodi, come il governo Berlusconi, ha difeso la legge Gasparri, cioè Rete4. Il risultato è che in tv, salvo rare oasi, si continua a parlare soltanto di quel che vuole Lui. Il quale intanto ha quasi risolto i suoi guai giudiziari: i pochi processi ancora in corso (corruzione di Mills e diritti Mediaset) cadranno in prescrizione grazie alla legge ex Cirielli e alla controriforma del falso in bilancio che l’Unione non ha ancora avuto il coraggio di smantellare. Uno dei suoi lobbisti di più stretta osservanza e di più antica data, Gianni Letta, è appena entrato in Goldman Sachs come superconsulente e viene incredibilmente elogiato da esponenti del Pd a cominciare da Veltroni (che lo vorrebbe addirittura in un suo eventuale futuro governo). Grazie alla tremebonda maggioranza unionista alla Camera, Berlusconi è riuscito finora a conservare il seggio parlamentare al suo braccio destro Cesare Previti, che pure da 14 mesi è pregiudicato e interdetto in perpetuo. Il suo braccio sinistro Marcello Dell’Utri colleziona condanne su condanne (oltre a quella per mafia in primo grado e quella per false fatture definitiva, ne ha appena avuta una in appello per estorsione insieme a un boss mafioso), ma nessuno ne parla e anzi il noto bibliofilo che prese per buoni i falsi diari del Duce continua a essere considerato un valido e colto interlocutore a destra e a sinistra, intervistatissimo da giornali e tv su tutto lo scibile umano, fuorché sulle sue pendenze giudiziarie e i suoi rapporti conclamati con la mafia. In compenso, grazie anche al dilettantismo dell’Unione e alle pessime frequentazioni di alcuni suoi dirigenti, la propaganda berlusconiana è riuscita addirittura a rinfacciare la questione morale al centrosinistra, dipingendo la maggioranza come un covo di affaristi e Vincenzo Visco come una sorta di Al Capone redivivo che - chiedono a una sola voce il Giornale, Libero e la Cdl - “dovrebbe dimettersi”. Ecco: Berlusconi, Dell’Utri e Previti in Parlamento (per tacere degli altri 23 pregiudicati, quasi tutti forzisti), e Visco a casa. La vicenda della Guardia di Finanza è stata gestita come peggio non si poteva: bastava spiegare un anno fa perché alcuni ufficiali milanesi e il loro protettore Speciale andavano rimossi, e nessuno avrebbe potuto obiettare alcunché, visto che Tremonti a suo tempo aveva fatto altrettanto e visto che la legge assegna al ministro delle Finanze l’ultima parola su ogni nomina alle Fiamme Gialle. Ma di qui a chiedere le dimissioni del ministro per qualche telefonata di fuoco a un generale, ce ne corre (semmai c’è da domandarsi perché, quando al governo c’era lui, il centrosinistra non chiese mai le dimissioni del premier imputato, anzi tutti lo invitavano a restare e zittivano i girotondi che invocavano un po’ di pulizia). Forse, prima di dare Berlusconi per morto, bisognerebbe consultare un medico legale. A vederlo così, scoppia di salute.


ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
l’Unità (30 Giugno 2007)



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