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  tgweb [ curiamoci con un po' di informazione... ]
         

Benvenuti su

Salvo Tgweb

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Con l'ex magistrato Gherardo Colombo

Colombo ad Agrigento.
Articoli e  video:
link1; link2; link3.

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Ad Enna con il giornalista Lirio Abbate.
Presentazione del libro "I Complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento". (di Abbate e Gomez)

Incontro “Terra di mafia e di lotta alla mafia”
svoltosi a Palma di Montechiaro (AG)
foto con M. Travaglio (ottobre 2006)

Con M. Travaglio e S. Guzzanti in occasione della presentazione di "Intoccabili" e  "Reperto Raiot" a Palermo (2005)

 

V-DAY Agrigento

foto del V-Day agrigentino foto (clicca qui) e anche il video (clicca qui)

V2-DAY 

Qui il video del secondo v-day

V2-Day il video (clicca qui)

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Manifesti "Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano presidente". Regionali 2008.

Con Sonia Alfano in visita presso il nosocomio agrigentino. (foto di Elio Di Bella)

Sonia Alfano ad Agrigento elezioni Europee 2009

 

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TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' UGUALI DEGLI ALTRI   G. Orwell
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“La tragedia dell’Italia è la sua putrefazione morale, la sua indifferenza, la sua vigliaccheria”. Piero Calamandrei
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"Non è la libertà che manca.
Mancano gli uomini liberi".          Leo Longanesi
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"Può stare nel luogo santo chi ha mani innocenti e cuore puro. Mani innocenti sono mani che non vengono usate per atti di violenza. Sono mani che non sono sporcate con la corruzioni e con tangenti. Cuore puro, quando il cuore è puro? E' puro un cuore che non si macchia con menzogna e ipocrisia, un cuore che rimane trasparente come acqua sorgiva perchè non conosce doppiezza".
Papa Benedetto XVI
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Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l'onestà e il coraggio. L'onestà... l'onestà... l'onestà. [...] E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo. Se c'è qualcuno che dà scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!       Sandro Pertini

Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero.       S. Pertini

Sono del parere che la televisione rovina gli uomini politici, quando vi appaiono di frequente.                              S. Pertini
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Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità.                 Indro Montanelli
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"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo". Indro Montanelli


22 gennaio 2008

Paolo Mieli scatenato... quante balle!! Indecente davvero!!!

Il direttore del Corriere della sera, Paolo Mieli, durante la trasmissione Ballarò ha sparato un mare ci caxxxxxate. Per fortuna una minima risposta l'ha data il giudice Davigo... ma non è bastata, ha continuato con bugie ed inesattezza indegne per un direttore di un così diffuso giornale. Argomenti toccati: magistratura attacca politica; da 15 anni è sempre la stessa cosa; il primo governo Berlusconi caduto anche a causa degli attacchi dei magistrati (eh si, ancora con questa storia... incredibile!); normale che per ripicca uno (Mastella) che che si vede indagare o processare minacci un intero paese con le sue dimissioni o   altri ricatti... ecc. ecc.
Ricordo a tutti che questo giornalista è il direttore di un giornale che la notizia di condanna per mafia a 9 anni di Marcello Dell'Utri l'ha trattata concedendole lo spazio tipico della cronaca di un ladro di galline.  Per lui non era una notizia da prima pagina o da primissime pagine.
.....bastaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!
Il 25 aprile si avvicina!
Il nuovo V-Day sarà anche per lui!!!


Vday

p.s.: vai al minuto 2.30 di questo video e renditi conto di chi è davvero Mieli

Guardate come approccia il caso dello scandalo Mondadori:
Paolo Mieli e l’etica del capitalismo
(l'intervista a Mieli da parte di Piero Ricca) 


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17 gennaio 2008

quanto ha la sinistra da imparare dalla destra??

2008-01-17 10:01                                                                            da: Ansa.it
Mastella: Prodi a Camera alle 14, 30
Aula Montecitorio ancora 'occupata' da deputati Destra
(ANSA) - ROMA, 17 GEN - Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, andra' a riferire in aula alla Camera alle 14,30 sul caso Mastella. E' stato reso noto durante la conferenza dei capigruppo che si e' appena conclusa. Continua intanto l'occupazione dell'Aula di Montecitorio da parte dei deputati della Destra Daniela Santanche', Teodoro Buontempo e Roberto Salerno. Per protestare contro Prodi hanno dormito alla Camera.

Cari amici del centro sinistra, perchè non imparate ogni tanto qualcosa dalla destra?
Qualcuno ha occupato la Camera, vi ha dormito dentro.
È
un gesto simbolico che voi, scansafatiche ed inciucisti che non siete altro, quante volte avreste dovuto fare negli anni precedenti? Negli anni del governo additato da tutti i paesi come pericoloso per la nostra democrazia.... che tipo di protesta avete mai fatto?       Riflettiamo gente....


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16 gennaio 2008

Dimissioni Mastella. Arresti domiciliari per la moglie...

Sono desolato di fronte le attestazioni di solidarietà al Ministro Mastella che arrivano, com'è ovvio, e come convenienza, da tutte le forze politiche. Univoci anche gli attacchi ai magistrati. Non è accettabile che il ministro della "Giustizia" continui ad attaccare la "Magistratura".  Lui parla di una parte, ma è ovvio che si riferisce a quella “parte” che affronta indagini che riguardano al sua persona e/o i suoi cari (amici e parenti).

E' un paradosso, una cosa indegna. Non da paese che dovrebbe esser, almeno sulla carta, democratico!!!

Sulle "dimissioni" inutile dire che sono una farsa.
Già sono state respinte, come immaginavo, e come ormai è prassi nel nostro paese. E' una continua vergogna sentire rappresentanti politici inveire contro la magistratura, ma lo è ancor di più quando a farlo è il Ministro della Giustizia.  
I cori di solidarietà al Guardasigilli dentro e fuori le Aule, mi portano un'immensa tristezza. Il sistema è davvero cotto. Marcio. Gli intoccabili e aspiranti tali, uniti contro chi pretende di applicare la giustizia anche nei loro confronti. Altro che Casta, questa è una Setta!
Uniche voci fuori dal coro: Italia dei Valori e Comunisti Italiani.


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26 dicembre 2007

Grazia a Contrada?

  
La procedura accelerata di grazia a Bruno Contrada rivela un'altra anomalia del nostro Paese.
Riporto le "Ansa" riguardanti il caso Contrada con le dichiarazioni di disaccordo di Rita Borsellino e della "Associazione familiari vittime via dei Georgofili".


Rita Borsellino: grave concedergli la grazia

PALERMO - Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso nella strage di via d'Amelio, chiederà un incontro al capo dello Stato Giorgio Napolitano in merito al dibattito in corso sulla concessione della grazia all'ex numero tre del Sisde, Bruno Contrada, che lei giudica grave. "Ritengo questa ipotesi estremamente grave - dice Borsellino - Contrada è stato condannato per reati commessi tradendo la sua funzione di servitore dello Stato, quello stesso Stato per cui Giovanni, Paolo e tanti altri rappresentati delle istituzioni hanno consapevolmente dato la vita". Rita Borsellino aggiunge: "Comprendo i sentimenti di pietà che si possono avere nei confronti di un uomo nelle condizioni di Contrada, ma la sua vicenda giudiziaria ha sempre lasciato l'alea del dubbio sul fatto che il dirigente del Sisde abbia detto fino in fondo ciò che sapeva sulle complicità di parte delle istituzioni con l'organizzazione mafiosa". Per la Borsellino "coloro che si accingono a decidere devono sapere che questo dubbio si riaccenderà anche sul loro operato". "Uno Stato deve sapere distinguere e ricordare - conclude - altrimenti il rischio, dirompente per un Paese democratico fondato sulla giustizia, è che domani possa apparire legittima e dovuta anche la grazia ai boss mafiosi. La mia richiesta al Capo dello Stato è da sorella di Paolo ma anche da parlamentare e da cittadina italiana".

Contrada, critiche a Mastella
Familiari vittime strage di mafia: ''Singolare tempismo''

(ANSA)-PALERMO, 25 DIC - Critiche alla decisione di Mastella di avviare l'iter per la grazia a Contrada anche dall'Associazione familiari vittime via dei Georgofili. 'Alquanto singolare'', secondo Giovanna Maggiani Chelli, 'concedere in tempi brevi la grazia' all'ex numero tre del Sisde, condannato a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. L'associazione rappresenta le 5 vittime della strage compiuta dalla mafia il 27 maggio '93 con un'autobomba a via dei Georgofili a Firenze.

Ecco chi si aggiunge e chi è contro la posizione di Rita Borsellino. Da Repubblica le dichiarazioni all'indomani da parte della FONDAZIONE CAPONNETTO, R. SCOPELLITI, ECC..
..e ancora dal Corriere >>>


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8 dicembre 2007

...e una bella fiction dal titolo “Il covo dei covi” o “Lo stalliere degli stallieri”?

 Lo stalliere degli stallieri


Non è vero che “Il capo dei capi”, la fiction su vita e opere di Totò Riina, sia inutile per la lotta alla mafia: giovedì sera, mentre guardava rapito l’ultima puntata, è stato arrestato il braccio destro del boss Lo Piccolo. Ed è un vero peccato che non fosse in onda 15 anni fa, altrimenti Totò Riina – che non ne ha perso un minuto nella sua cella – sarebbe rimasto in casa a gustarselo, i carabinieri del Ros avrebbero dovuto arrestarlo a domicilio e forse non si sarebbero dimenticati di perquisire il covo. Invece Riina uscì di casa, il Ros l’arrestò per strada e lasciò che fosse Cosa Nostra a svuotare comodamente l’appartamento.
Per il resto, è ormai evidente che la fiction di Canale5 era uno spottone per la mafia, nonostante la sua grande accuratezza artistica, o forse proprio per questa. Il pm Ingroia parla di “iconografia della mafia al contrario” e racconta la sua esperienza nelle scuole di Corleone e San Giuseppe Iato, dove i ragazzi si dichiarano nemici di Cosa Nostra ma poi trovano che il personaggio più simpatico de “Il capo dei capi” fosse proprio lui, Totò Riina.
Cose che capitano, al di là della volontà degli ottimi sceneggiatori e artisti, quando si racconta la lotta fra Stato e Antistato come in un film western: un lungo combattimento tra due eserciti contrapposti, ciascuno con i suoi caduti. Alla fine poliziotti e giudici da una parte, mafiosi dall’altra, appaiono come eroi, positivi o negativi, ma comunque eroi. Come i cow-boy e gli indiani. I buoni troppo buoni e i cattivi troppo cattivi rischiano di polarizzare l’attenzione, facendo perdere di vista il fondale su cui si muovono: un fondale complesso e tridimensionale, come tridimensionali sono lo Stato e l’Antistato. Che, nella realtà, non sono mondi nettamente separati, ma mescolati e intrecciati in mille complicità, opacità, zone grigie sul terreno del potere. Nelle ultime fiction (ma non nella vecchia e gloriosa “Piovra”), le liaisons fra la mafia e chi dovrebbe combatterla – politici, imprenditori, forse dell’ordine, qualche giudice – non esistono. O non si vedono. O appaiono sfuocate.
Ha ragione Mastella a parlare di spettacolo “diseducativo”. Ma la soluzione non è quella da lui proposta: cioè sospendere la fiction su Riina o, a maggior ragione, annullare quella su Graziella Campagna “per non turbare il processo”. Anzitutto perché non spetta ai ministri decidere cosa va in onda e cosa no. Quanto alle fiction, bisognerebbe aggiungere, non togliere. Perché ne “Il capo dei capi” non si mostrano gli incontri consacrati da fior di sentenze, fra i boss e Andreotti, Berlusconi, Dell’Utri? Perché oltre alla scena dell’incontro fra un vecchio carabiniere e Vito Ciancimino, non si spiega che l’ufficiale è Mario Mori, all’epoca vice-capo del Ros e poi capo del Sisde? Perché non si fa notare che, appena nata Forza Italia, Cosa Nostra smise di attaccare lo Stato dopo aver messo a ferro e fuoco Milano, Firenze, Roma? Perché non si spiega cosa intendeva Riina dicendo “facciamo la guerra per fare la pace” (la pax mafiosa dura tutt’oggi e sappiamo a che prezzo)? Perché non si fa nemmeno un cenno alla trattativa che, secondo diversi mafiosi pentiti e una sentenza del Tribunale di Palermo, si svolse sullo scorcio del ’93 fra Dell’Utri e Provenzano, tramite l’ex “stalliere” Mangano che faceva la spola tra Palermo e gli uffici di don Marcello a Publitalia dove stava nascendo Forza Italia?
Certo, una fiction così completa difficilmente andrebbe in onda su Canale5: sarebbe come parlare di stalle in casa dello stalliere. Ma c’è pure il “servizio pubblico”, almeno così dicono. Se mostrasse il lato oscuro del potere che rende indistinguibile Stato e Antistato, nessuna fiction farebbe danni ai bambini, agli adulti, ai giudici. Tutti saprebbero qual è lo sfondo su cui si muovono i personaggi. Invece manca il nesso tra i fatti che, anche quando fanno capolino, restano isolati, avulsi dal contesto. E nessuno sa o ricorda più nulla.
Persino il Tribunale di Milano è uscito – se è vero quanto scrive Il Giornale – con un’incredibile sentenza che assolve Jannuzzi da una denuncia di Caselli affermando che:
1 – lasciando perquisire il covo di Riina ai mafiosi, il Ros fu “ineccepibile” (ma il Tribunale di Palermo, assolvendo Mori e il capitano Ultimo dal favoreggiamento mafioso, parla di gravi “responsabilità disciplinari”)
2 – il Ros era d’accordo con i pm (ma per i giudici di Palermo “ingannò la Procura”)
3 – dando retta alla Procura “Riina non sarebbe mai stato preso” (ma quando il Ros abbandonò il covo dopo aver giurato alla Procura di sorvegliarlo giorno e notte, era già in carcere da ore).
Una bella fiction dal titolo “Il covo dei covi”, o “Lo stalliere degli stallieri”, farebbe bene a tutti. Anche a certi giudici e giornalisti, smemorati o disinformati.

Uliwood Party di Marco Travaglio
L’Unità del 3.12.2007




5 dicembre 2007

Eh si, il problema... è il traffico!!!

 Il problema è il traffico

 Onore al sindaco Uòlter Veltroni per aver licenziato in tronco il comandante dei vigili di Roma, che parcheggiava la fuoriserie in divieto di sosta usando un permesso per disabili altrui, per giunta scaduto. I piagnistei dell’interessato lasciano il tempo che trovano: quando viene meno il rapporto fiduciario tra l’azienda e il manager, questi se ne va su due piedi, e se qualche legge gli consente di restare o di tornare al suo posto va cambiata subito. Soprattutto per ruoli di enorme responsabilità come quello del capo della polizia urbana di una metropoli.
Si spera che il caso di Roma diventi un precedente per tutta la Pubblica amministrazione, infestata di pregiudicati per concussione, corruzione, abuso, peculato, molestie, pedofilia, che non si riescono a cacciare perché il procedimento disciplinare è fatto apposta per garantire la prescrizione (per avviarlo bisogna attendere i 4-5 gradi di giudizio della giustizia ordinaria). Ora il ministro Nicolais ha pronta una riforma che consente il licenziamento immediato e automatico dei condannati o di chi ha patteggiato, ma solo se la pena supera i 2 anni: ed è noto che, per i delitti contro la PA, basta lo sconto del rito abbreviato per assicurare scendere sotto i 2 anni. Il ministro spiega che le pene basse corrispondono a «reati minori»: non è così, ma, anche se lo fosse, perché mai un amministratore dovrebbe avere licenza di commettere reati minori? Perché dobbiamo stipendiare qualcuno che ruba, ma solo un po’? La cacciata - sacrosanta - del comandante dei vigili di Roma evidenzia lo sconvolgimento della scala di valori che il berlusconismo (di destra e di una certa sinistra) ha prodotto in questi ultimi 15 anni. Cosimo Mele, quand’era vicesindaco al suo paese, fu arrestato per concussione per aver intascato mazzette ed essersele poi giocate al casinò: l’Udc lo candidò al Parlamento. Poi fu sorpreso in un coca party con due squillo, e fu espulso dal partito. Morale: rubare fa curriculum per la carriera parlamentare, andare a prostitute e farsi una sniffata è peccato mortale. E allora: se, invece di parcheggiare in divieto fingendosi disabile, il comandante dei vigili fosse rinviato a giudizio per il sequestro di Abu Omar, come l’ex capo del Sismi Niccolò Pollari e il suo fedelissimo Pio Pompa, che ne sarebbe di lui? L’avrebbero promosso consulente di Palazzo Chigi e giudice del Consiglio di Stato (come Pollari), o dirigente del ministero della Difesa e commentatore del Foglio (come Pompa). E se, arrestando Totò Riina, si fosse dimenticato di perquisirne il covo lasciandolo a Cosa Nostra, come il generale Mario Mori, oggi sarebbe comandante del Sisde e vigilerebbe sugli appalti nella piana di Gioia Tauro. Se fosse sotto inchiesta per la mattanza del G8 di Genova, come l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, sarebbe capogabinetto del ministro dell’Interno Amato. O, se proprio fosse sfortunato, capo del Dipartimento analisi dell’Aisi (l’ex Sisde), com’è appena accaduto a Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell’Ucigos, imputato per il sanguinoso blitz alla scuola Diaz. E se il comandante del vigili avesse fatto il testimone di nozze al mafioso Campanella, fedelissimo di Provenzano? Sarebbe ministro della Giustizia dell’Unione o governatore della Sicilia per la Cdl. Se fosse stato filmato dai carabinieri, come Mirello Crisafulli, ad abbracciare e baciare sulle guance il boss della sua città, sarebbe senatore Ds. Se avesse pagato mazzette alla Finanza, come il manager Fininvest Salvatore Sciascia, sarebbe socio di Michela Vittoria Brambilla. Se avesse patteggiato condanne per corruzione, come Pomicino e Vito, sarebbe membro della commissione Antimafia. Se avesse collezionato una prescrizione per mafia fino al 1980, come Andreotti, sarebbe senatore a vita. Se avesse totalizzato una ventina di processi per corruzione (semplice e giudiziaria), falso in bilancio, frode fiscale etc. e una mezza dozzina di prescrizioni come Berlusconi, sarebbe considerato dal Pd un interlocutore adatto a riscrivere la legge elettorale e un pezzo della Costituzione. Invece il comandante dei vigili di Roma ha fatto di peggio: ha parcheggiato in divieto con un permesso altri, per giunta scaduto. Dunque se ne deve andare. Come diceva Johnny Stecchino a Palermo, «il problema è il traffico».

Uliwood Party di Marco Travaglio
L’Unità del 27.11.2007




14 novembre 2007

Mastella querela Grillo. Facciamoci tutti querelareeeee


Firma la petizione!!

Io nella petizione ho aggiunto il seguente commento: QUERELATECI TUTTI!

Il post dal blog di GRILLO:

Anch'io sono ammastellato

Anch'io sono ammastellato


Sto rientrando dalla sede del Parlamento Europeo di Strasburgo, in macchina. Sono passato anche attraverso una bufera di neve in Svizzera. Superate le Alpi mi hanno informato al cellulare che Clemente Mastella, ministro di Casta e Ingiustizia, mi ha querelato. Secondo l'Ansa: "a mandare su tutte le furie Mastella é un'altra frase di Grillo, riportata da diversi quotidiani: "La magistratura è stata fermata dalla politica. Una volta, nel 1992, con Falcone e Borsellino si usava il tritolo. Oggi interviene direttamente il ministro della Giustizia".
Cosa avrò sbagliato, l'esplosivo? Nel 1992 non hanno usato il tritolo? O forse la politica non è intervenuta in alcun modo nell'indagine Why Not? O Mastella non è mai stato ministro?
Chi condivide i tre punti incriminati:
1 - La magistratura è stata fermata dalla politica
2 - Una volta con Falcone e Borsellino si usava il tritolo
3 - Oggi interviene direttamente il ministro della Giustizia

può sottoscrivere con il suo nome e cognome l'iniziativa: "Anch'io sono ammastellato" e riportare il box sul suo blog per diffonderla.

La querela mi fa piacere, vuol dire che Clemente Mastella sarà finalmente costretto a chiarire in un pubblico dibattimento se ci sono state interferenze nell'inchiesta Why Not e chi le ha avviate. Siamo tutti curiosi...

La notizia sull'Ansa



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27 ottobre 2007

"...qual è la sanzione se i fascicoli smarriti sono 700 mila? A parte la promozione a sottosegretario alla Giustizia, s'intende"

Dottor Scotti, per piacere!
Premessa: il sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti, ex presidente del Tribunale di Roma, è un giudice specchiato e rigoroso. Ed è libero sia di prendere per oro colato la relazione degli ispettori di via Arenula sul pm di Catanzaro Luigi De Magistris, sia di sostenere appassionatamente ad 'Annozero' la richiesta del ministro Clemente Mastella di trasferirlo d'urgenza (ma il Csm, rinviando tutto al 17 dicembre, questa urgenza non l'ha proprio vista). Motivo: quel pm è "macroscopicamente inadeguato" e lavora con "grave e inescusabile negligenza e inammissibile superficialità". Le prove? Schiaccianti. Per esempio: nel suo ufficio s'è "smarrito l'intero sottofascicolo delle intercettazioni" dell'inchiesta Toghe lucane; e a "uno dei suoi più stretti collaboratori", un maresciallo della Finanza in trasferta a Roma per le indagini, è stato rubato il pc portatile "contenente tutti gli atti". Tutta colpa di De Magistris: via lui, a Catanzaro certe cose non accadrebbero più. Perfetto. O forse no.
Il 19 novembre 2003 l'inviato di 'Striscia la notizia' Jimmy Ghione s'introdusse nel Tribunale di Roma, frugando indisturbato tra fascicoli e documenti riservati e mostrando come fosse un gioco da ragazzi portarli via senza incontrare ostacoli. Chi era all'epoca il presidente del Tribunale di Roma? Il dottor Scotti, che era lì dal 1997 e ci rimase fino al 2006 senza riuscire a migliorare granché la situazione. Tant'è che ancora nel gennaio 2007, quando Scotti era già sottosegretario in quota Pdci, l'inviato di 'Repubblica' Attilio Bolzoni ripetè la stessa esperienza di Ghione: "Ogni giorno", testimoniò Bolzoni, "ci sono fascicoli che spariscono: a volte li rubano, a volte li perdono. Un caos". "Situazione stupefacente e raccapricciante", tuonò Mastella, senza peraltro colpevolizzare né proporre per il trasferimento alcun giudice. Scotti era presidente del Tribunale anche nel gennaio 2000 quando, nei sotterranei dell'ex ufficio Istruzione in piazza Adriana, saltarono fuori 700 mila fascicoli ammuffiti: tutti processi mai fatti, perlopiù prescritti. Scotti chiese al giudice Rosario Priore di fare qualcosa e si riservò "tutte le iniziative per assicurare piena credibilità all'ufficio di cui sono responsabile".
Ora la domanda è: se a Catanzaro la scomparsa di un fascicolo e di un pc sono sintomi di "grave e inescusabile negligenza e inammissibile superficialità" e possono portare al trasferimento di un pm, qual è la sanzione se i fascicoli smarriti sono 700 mila? A parte la promozione a sottosegretario alla Giustizia, s'intende

SIGNORNÒ
MARCO TRAVAGLIO
L’espresso (25 ottobre 2007)


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26 ottobre 2007

Il tritolo? Oggi non serve più... ci son altri modi per fermare i magistrati

LETTERA DI SALVATORE BORSELLINO

"La notizia dell'avocazione da parte della Procura Generale dell'inchiesta Why Not al Procuratore De Magistris e' di quelle che lascia senza fiato.
Solo un'altra volta nella mia vita mi ero trovato in questo stato d'animo.
Era il 19 Luglio del 1992 e avevo appena sentito al telegiornale la notizia dell'attentato il cui scopo non era altri che quello di impedire ad un Giudice che, nelle sue indagini, era arrivato troppo vicino all'origine del cancro che corrode la vita dello Stato Italiano, di procedere sulla sua strrada.
Morto Paolo Borsellino l'ignobile patto avviato tra lo Stato Italiano e la criminalita' mafiosa aveva potuto seguire il suo corso ed oggi vediamo le conseguenze del degrado morale a cui questo scellerato patto ha portato.
Ieri era stato necessario uccidere uno dopo l'altro due giudici che, da soli, combattevano una lotta che lo Stato Italiano non solo si e' sempre rifiutato di combattere ma che ha spesso combattuto dalla parte di quello che avrebbe dovuto essere il nemico da estirpare e spesso ne ha armato direttamente la mano.
Oggi non serve piu' neanche il tritolo, oggi basta, alla luce del sole, avocare un'indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava per arrivare al livello degli "intoccabili", perche' tutto continui a procedere come stabilito.
Perche' questa casta ormai completamente avulsa dal paese reale e dalla gente onesta che ancora esiste, anche se purtroppo colpevole di un silenzio che ormai si confonde con l'indifferenza se non con la connivenza, possa continuare a governare indegnamente il nostro paese e a coltivare i propri esclusivi interessi in uno Stato che considera ormai di propria esclusiva proprietà.
Oggi basta che un ministro indegno come il signor Mastella ricatti un imbelle capo del governo, forse coinvolto negli stessi suoi luridi traffici, minacciando una crisi di governo, perche' tutta una classe politica faccia quadrato intono al suo degno rappresentante e si esercitino in conseguenza chissa' quale tipo di pressioni sui vertici molli della magistratura per ottenere l'avocazione di un'indagine e quindi l'inoffensivita' di un giudice sensa neanche bisogno del tritolo come era stato necessario per Paolo Borsellino.
Siamo giunti alla fine della Repubblica Italiana e dello Stato di Diritto.
In un paese civile il ministro Mastella non avrebbe potuto chiedere il trasferimento del Dr. De Magistris titolare dell'inchiesta in cui e' indagato il suo stesso capo di governo e lo stesso ministro.
Se la decisione del Procuratore Generale non verrà immediatamente annullata dal CSM, saremo di fronte alla fine dell'indipendenza della magistratura e in conseguenza dello stesso Stato di Diritto.
Il Presidente Giorgio Napolitano, nonostante sia stato più volte sollecitato, continua a tacere su queste nefandezze dimostrando che la retorica dello Stato e della figura istituzionale di garante della Costituzione Repubblicana non sono diventate, in questa disgraziata Italia, altro che vuote parole.
Quaranta anni fa sono andato via dalla Sicilia perche' ritenevo impossibile di vivere la mia vita in un paese in cui la legalita' era solo una parola del vocabolario, ora non ritengo piu' che sia una vita degna di chiamarsi con questo nome e quindi una vita degna di esserre vissuta quella di vivere in un paese dove l'illegalita' e' diventata la legge dello Stato." Salvatore Borsellino


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23 ottobre 2007

"Anche lo smantellamento del pool antimafia di Falcone e Borsellino, vent’anni fa, fu affidato a quelli che Alfredo Morvillo, magistrato e cognato di Falcone, definì “i professionisti della carte a posto”."


Il golpe bianco

di Marco Travaglio
da: voglioscendere.it

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”. Art. 25:“Nessuno può esser distolto dal giudice naturale precostituito per legge”. Art. 101: “La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Art. 104: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Art. 107: “I magistrati sono inamovibili”.

E’ ancora in vigore, la Costituzione della Repubblica Italiana che sta per compiere 60 anni? Sì, formalmente lo è ancora. Di fatto, non più. Quel che sta accadendo tra Roma e Catanzaro è una sorta di golpe bianco che, diversamente dai golpe-golpe, mantiene la parvenza della legittimità.

Il ministro della Giustizia ha la facoltà di ispezionare un magistrato, di proporlo al Csm per una sanzione disciplinare o per un trasferimento immediato. Il procuratore capo ha la facoltà di revocargli la delega su un’indagine e il procuratore generale di avocargli un fascicolo. Nessuno ha violato la legge, nella guerra scatenata da pezzi del potere politico e giudiziario contro il pm Luigi De Magistris. Tutte le carte sono a posto, anche se il risultato finale di queste azioni legittime è clamorosamente incostituzionale...

Leggi tutto (consiglio caldamente di leggerlo)

Firma la petizione pro De Magistris

Partecipa all'iniziativa: Perché la giustizia in Italia non funziona? 
Con Gherardo Colombo, Raffaele Della Valle, Peter Gomez, Marco Travaglio
22 ottobre, Milano, Camera del Lavoro, ore 20.30ù

leggi anche: La soluzione finale
Due settimane fa, ad Annozero, avevo evocato Licio Gelli e il Piano di rinascita della P2 e me ne hanno dette di tutti i colori. In realtà, ero stato troppo ottimista. Ormai siamo oltre Gelli, oltre la P2. Siamo al golpe politico-giudiziario....>>>continua>>>


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23 ottobre 2007

Al Blog Mastella - seconda parte

Sono tornato a far visita al blog del mitico ministro Mastella. Ecco cosa ho scritto:
E' da giorni che i commenti sono 23... forse la maggior parte della gente viene qui solo per insultarla? E allora fa bene a censurarli.
Ma... Caro Ministro, ho lasciato un commento un paio di giorni fa, non era offensivo, ne irrispettoso, avevo soltanto chiesto gentilmente le sue dimissioni. Avevo motivato la richiesta e le possibili svolte positive per il governo. Spero mi risponda. Salvatore Bruccoleri


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22 ottobre 2007

breve lettera a Mastella

Sono andato a far visita a Mastella sul suo blog. Lì si discute tranquillamente, come se quello che  accade in queste ore non li riguardi. Vivono in un altra dimensione!
In cima alla montagna mentre questa frana sorseggiano i loro caffè.  Discutono di riforma elettorale, di preferenze e di raccolta di firme. Non sanno che il ddl proposto al v-day riguarda anche questo argomento?
Qualcuno dotato di grande senso di ironia, manifesta solidarietà - oltre tanta ammirazione - al ministro, per le  brutte vicende che lo vedono coinvolto. Solo due  i commenti critici nei confronti del ministro Clemente. Sarà pur Clemente, ma mi sa che c'è un po' di censura nel suo blog.
Ho lasciato anche un commento, spero lo pubblichi. Spero soprattutto che ascolti il mio consiglio: dimissioni.


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11 ottobre 2007

Il giudice De Mastellis.

Il giudice De Mastellis


Porta a Porta, lunedì, Rai1. Si processano Annozero e i ragazzi di Calabria, che hanno osato criticare Mastella, e i giudici De Magistris e Forleo, rei di non piacere a Mastella, dunque fomentatori del rinascente terrorismo anti-Mastella. In studio, in ossequio all’equilibrio e alla par condicio, nessun rappresentante di Annozero, dei ragazzi di Calabria, dei giudici. In compenso c’è Fabrizio Cicchitto, in rappresentanza di Forza Italia e della P2, che difende Mastella. C’è Roberto Castelli che, come ex ministro della Giustizia che perseguitava i giudici, solidarizza con Mastella. C’è Vittorio Feltri, che non sa nulla di ciò che dice, ma lo dice benissimo. C’è il ds Nicola Latorre, che ha difeso Mastella e attaccato Annozero, dunque piace molto. C’è Marco Rizzo,molto interessato al referendum sul Welfare e poco al resto. C’è Piero Sansonetti, che annuncia «due critiche e un elogio a Mastella», ma poi si scorda le critiche e fa solo l’elogio. E c’è naturalmente Mastella, debordante e incombente da New York, dov’è riparato a spese sue (essendo la prima volta, tiene a sottolinearlo una dozzina di volte) per sfuggire alle orde di terroristi che lo braccano sul suolo patrio. La notizia del giorno è che il Csm ha ritenuto così infondata la sua richiesta «urgente» di trasferire «immediatamente» De Magistris da rinviare tutto al 17 dicembre. Nulla di grave né di urgente, nelle migliaia di pagine degl’ispettori. Un bel ceffone, per il ministro. Ma a Porta a Porta non se ne parla. Non sarà perché a dirigere il ministero e gl’ispettori, è la signora Augusta Iannini in Vespa, nominata da Castelli (presente in studio) e confermata da Mastella (collegato via satellite)? E non sarà per caso questo un lievissimo conflitto d’interessi, se ancora si può usare questa brutta parola? Domande che la Commissione parlamentare di vigilanza potrebbe rivolgere all’insetto, nell’inaudito giro di audizioni dei conduttori deciso giorni fa convocando Santoro, Floris, Vespa e Mannoni. Ma oggi il Tribunale Speciale dei Partiti sentirà solo Santoro, per non distrarsi dal bersaglio. Gli altri seguiranno. Lui stesso imbarazzato per l’assenza di contraddittorio, Vespa premette con aria affranta: «Abbiamo chiesto a Santoro di intervenire, ma non se l’è sentita». Balle: Vespa, nel pomeriggio, ha chiamato Santoro per chiedergli un intervento registrato, non per invitarlo in studio, anche perché in studio Mastella non ce lo voleva. E chi è mai un conduttore per decidere autonomamente i suoi ospiti? Mica è Mastella. Infatti Mastella elogia Vespa: «Lei sì che è bene educato, questo sì che è servizio pubblico». Mica come gli assenti che lui ha tenuto, democraticamente, fuori della porta (a porta). Ogni tanto si parla di loggia P2 e, quando accade, il regista indugia sulla poltrona di Cicchitto, momentaneamente vuota perché l’occupante è nascosto sotto il cuscino. Mastella esclude rapporti con P2 e piduisti: per la verità ci sarebbero le sue telefonate col piduista Bisignani, indagato a Catanzaro, ma nessuno gliele ricorda e non si può pretendere che lo faccia lui. Anche gli accostamenti con la massoneria lo offendono parecchio: per la verità ci sarebbe la nuova Dc siciliana del massone Angelo Musco, che lui inglobò nell’Udeur dopo la lettera di raccomandazione che gli aveva inviato dal carcere Francesco Campanella, braccio destro di Provenzano e segretario nazionale dei giovani Udeur, di cui il ministro fu testimone di nozze insieme a Cuffaro nel 2000. Ma nessuno glielo ricorda, e non si può certo pretendere che lo faccia lui. Si parla genericamente delle sue telefonate con alcuni indagati, e lui spiega, restando serio: «Ma per gli indagati c’è la presunzione d’innocenza. E poi gli indagati in Italia sono 3 milioni. Se non parlassi con gli indagati, parlerei con ben poche persone». E non sarebbe ministro della Giustizia. Rizzo confessa che lui riesce benissimo a non parlare con indagati: ma lo guardano tutti male. In studio grande stupore per quei programmi che «parlano di processi in corso», addirittura dando la parola ai «giudici in tv». Cose che si possono fare per Cogne, Rignano e Garlasco, ma non per la malapolitica. Mastella si paragona a San Sebastiano, a San Clemente e ai sanniti, dice che «la legge Simeone salva dal carcere i condannati fino a 4 anni» (persino Castelli ne sa più di lui e gli ricorda che sono solo 3), annuncia che «sono l’uomo dell’anno a New York, dove nessuno sa chi è De Magistris, ma tutti sanno chi è Mastella». Purtroppo. Quasi tutti d’accordo sul fatto che De Magistris «tiene migliaia di tabulati e intercettazioni incostituzionali», «passa notizie segrete e numeri di telefono ai giornali», «mette a rischio la democrazia», «lui e Woodcock sono devastanti per lo Stato di diritto». Il Csm non se n’è accorto, ma lorsignori non si sono accorti del Csm. Finalmente, dopo tanto terrorismo, una trasmissione equilibrata.

 

ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
l’Unità (10 Ottobre 2007)

aggiungo il video dell'accoglienza a New York da parte di alcuni nostri connazionali




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5 settembre 2007

Mastella e Foto segnaletiche. by grillo

dal blog di grillo

Foto segnaletiche

foto_segnaletiche.jpg

Artur Lleshi, albanese, condanna per dieci anni per tentato omicidio, uscito grazie all’indulto, espulso, ma solo sulla carta, dall’Italia.
Naim Stafa, albanese, precedenti per rapina, droga, armi, soggetto indesiderato sul territorio di Schengen.
Clemente Mastella, italiano, ministro di Grazia e Giustizia, responsabile dell’indulto.

L’indulto gli italiani non lo volevano. E’ servito a evitare il carcere a chi, spesso molto vicino ai partiti, aveva commesso reati contro la pubblica amministrazione, reati finanziari, reati societari, reati fiscali. Il resto sono balle.
Mastella è stato messo lì per questo. E’ un inciucione bipartisan. Garantisce tutti, tranne i cittadini.
Gli effetti dell’indulto si sono visti in questi mesi. Adesso un Governo di impuniti, senza fare ammenda, senza alcuna autocritica, ci dice che vuole impedire le scarcerazioni facili. Che vuole combattere la microcriminalità.

Il procuratore della Repubblica di Treviso Antonio Fojadelli ha detto: “Certo, se l’indulto non fosse stato fino a tre anni e se non avesse compreso anche reati come omicidio e rapina...”. E ha aggiunto: “Io stesso se mi guardo intorno, lo Stato non lo vedo”.
Il primo gesto che dovrebbe fare il Consiglio dei ministri è di sfiduciare Clemente Mastella. La popolarità del Governo sarebbe enorme.
Io metto a disposizione dei familiari dei coniugi uccisi a Gorgo al Monticano i miei legali per fare causa al ministero della Giustizia. Ognuno in questo Paese deve cominciare a prendersi le sue responsabilità, a partire dai nostri dipendenti.

Il sito www.lavoce.info ha pubblicato un articolo sugli effetti dell'indulto riassunti in questo grafico:

effetti_indulto.jpg


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25 luglio 2007

CARO NAPOLITANO, NON PERTINENTE SARA’ LEI

 CARO NAPOLITANO, NON PERTINENTE SARA’ LEI
di marco travaglio

"Anche il Presidente della Repubblica dei Mandarini Intoccabili, davanti al Csm, ha voluto dare la sua bastonata al gip Clementina Forleo, rea di “valutazioni non pertinenti ed eccedenti”, cioè di lesa maestà nei confronti di sei parlamentari che due estati fa scalavano banche e case editrici in combutta con i furbetti del quartierino e si avvertivano a vicenda delle intercettazioni in corso (D’Alema, essendo molto intelligente, per avvisare Consorte del suo telefono intercettato, gli telefonò).
Secondo Napolitano, con queste “fughe di notizie” l’opinione pubblica rimane disorientata. In realtà, proprio grazie al giudice Forleo e ai giornali che hanno riferito le sue ordinanze, l’opinione pubblica ha capito benissimo tutto. E cioè che “non pertinente ed esorbitante” è il comportamento dei politici scalatori, non dei giudici che li hanno scoperti e processati. E che la vera fuga di notizie è quella di chi avvertì politici e furbetti che erano intercettati, rovinando le indagini sul più bello, non certo quelle dei giornali che stanno pubblicando atti non segreti, cioè pubblici.
Napolitano, come pure Marini e Bertinotti, presidenti del Parlamento degl’inquisiti e dei condannati, e come il cosiddetto ministro della Giustizia Mastella, è sgomento per la pubblicazione delle ordinanze della Forleo prima che queste giungessero al Parlamento. Forse il suo costosissimo staff (il Quirinale costa il quintuplo di Buckingham Palace) s’è dimenticato di spiegargli come avvengono queste cose: visto che, dal 2003, la legge impone ai giudici di chiedere il permesso al Parlamento per usare le telefonate intercettate in cui compare la voce di un parlamentare, la gip Forleo ha chiesto quel permesso con due apposite ordinanze. Che, secondo la legge, sono state depositate nella cancelleria del Tribunale venerdì scorso, a disposizione degli indagati e dei loro avvocati. Da quel momento le ordinanze hanno cessato di essere segrete. Gli avvocati ne hanno preso copia e, senza commettere alcun reato, le hanno passate ai giornalisti. I quali, senza commettere alcun reato, le hanno raccontate ai cittadini.
Nessuna violazione del segreto, nessuna fuga di notizie. Di che parlano, allora, le più alte cariche dello Stato? Possibile che non abbiano nulla da dire sugli onorevoli D’Alema, Fassino, Latorre, Cicu, Comincioli e Grillo (Luigi) che scalavano banche abusando del proprio potere, alle spalle dei propri elettori?
Possibile che, ogni qual volta il termometro segnala la febbre e il medico diagnostica la malattia, le alte cariche se la prendano col termometro e col medico?
Ci sono poi insigni giuristi (fra cui Carlo Federico Grosso, l'avvocato di Fassino) che accusano la Forleo di rubare il mestiere ai pm, accusandoli di reati che solo la Procura può contestare. Ma anche la Procura, nella richiesta al gip sulle telefonate da inviare al Parlamento, ha scritto nero su bianco che, una volta autorizzate, quelle telefonate potranno essere usate anche contro "altre persone ancora da identificare". Ora, visto che al telefono si è sempre in due (furbetti già indagati e parlamentari non ancora indagati), è evidente che i pm milanesi si riferiscono ai politici. La Forleo ne ha semplicemente esplicitato i nomi e i cognomi, senza affatto "andare oltre" la posizione della Procura.
In ogni caso, se Clementina Forleo e i suoi colleghi vogliono evitare, in futuro, di finire massacrati dai politici della casta, anzi della cosca, sanno quel che devono fare.
1) Mai intercettare un delinquente Vip, onde evitare il rischio che questo poi parli con un politico.
2) Se comunque scappa qualche intercettazione in cui si sentono le voci di politici a colloquio con vari farabutti, fare finta di non riconoscerle.
3) Se il perito che trascrive le telefonate riconosce ugualmente le voci dei politici, cestinare la perizia e cambiare perito.
4) Se i reati risalgono a due anni prima, anche se non è ancora scattata la prescrizione, bruciare tutto perché – come dicono D’Alema e Prodi - “comunque è roba vecchia”.
5) Se la Procura insiste a chiedere di inoltrare le telefonate al Parlamento, evitare di spiegare nell’ordinanza perché queste sono penalmente rilevanti o, meglio ancora, dire che sono tutte cazzate e pregare le Camere di negare l’autorizzazione.
6) Non depositare mai le ordinanze agli avvocati difensori, onde evitare che finiscano sui giornali, e chissenefrega dei diritti della difesa.
7) Se non si è d’accordo con l’impostazione dei pm, appiattirsi comunque su di loro perché ora, all’improvviso, piacciono i gip appiattiti sulle Procure.
8) Prima di fare qualsiasi cosa, recarsi in pellegrinaggio a Ceppaloni per la necessaria autorizzazione a procedere del superprocuratore nazionale anti-giustizia Clemente Mastella."

Marco Travaglio

 




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29 giugno 2007

Il mitico Piero Ricca incontra il ministro Mastella!

 PIERO RICCA INCONTRA CLEMENTE MASTELLA
Guardate il video per intero.

Chiede spiegazioni sulla LEGGE BAVAGLIO.
Chiede lumi sulla nomina del FORCAIOLO Nuvoli.
Grande quando apostrofa "sgherri e bravacci manzoniani" le guardie del corpo che senza nessun motivo gli voglion impedire il passo.
Fantastico quando Piero ricorda a Mastella la sua amicizia con il mafioso uomo di Provenzano Francesco Campanella.
Piero Ricca, un uomo un mito!!!


Guardate anche  dal corriere.it 
Ricca incalza Mastella. E il ministro: «E' un cretino»
Guardate la faccia di quel ministro davvero indecente.
Il video è arricchito anche di sottotitoli :)






1 febbraio 2007

il solito Mastella..ma con lui la quasi intera classe politica

La sottile differenza
"Più passa il tempo, più Craxi si rivela un grande maestro della politica. Non vedo motivi per non dedicargli una via in Italia. I reati di finanziamento illecito di cui era accusato erano reati di un'intera classe politica e oggi sarebbero prescritti" (Clemente Mastella, ministro della Giustizia, la Repubblica, 20 gennaio 2007).

"La Cassazione ha confermato la sentenza d'appello di condanna per la vicenda Eni-Sai per Bettino Craxi (5 anni e 6 mesi di reclusione definitivi), Sergio Cusani e Severino Citaristi, tutti imputati di corruzione" (Ansa, 12 novembre 1996).


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