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  tgweb [ curiamoci con un po' di informazione... ]
         

Benvenuti su

Salvo Tgweb

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Con l'ex magistrato Gherardo Colombo

Colombo ad Agrigento.
Articoli e  video:
link1; link2; link3.

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Ad Enna con il giornalista Lirio Abbate.
Presentazione del libro "I Complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento". (di Abbate e Gomez)

Incontro “Terra di mafia e di lotta alla mafia”
svoltosi a Palma di Montechiaro (AG)
foto con M. Travaglio (ottobre 2006)

Con M. Travaglio e S. Guzzanti in occasione della presentazione di "Intoccabili" e  "Reperto Raiot" a Palermo (2005)

 

V-DAY Agrigento

foto del V-Day agrigentino foto (clicca qui) e anche il video (clicca qui)

V2-DAY 

Qui il video del secondo v-day

V2-Day il video (clicca qui)

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Manifesti "Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano presidente". Regionali 2008.

Con Sonia Alfano in visita presso il nosocomio agrigentino. (foto di Elio Di Bella)

Sonia Alfano ad Agrigento elezioni Europee 2009

 

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TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' UGUALI DEGLI ALTRI   G. Orwell
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“La tragedia dell’Italia è la sua putrefazione morale, la sua indifferenza, la sua vigliaccheria”. Piero Calamandrei
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"Non è la libertà che manca.
Mancano gli uomini liberi".          Leo Longanesi
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"Può stare nel luogo santo chi ha mani innocenti e cuore puro. Mani innocenti sono mani che non vengono usate per atti di violenza. Sono mani che non sono sporcate con la corruzioni e con tangenti. Cuore puro, quando il cuore è puro? E' puro un cuore che non si macchia con menzogna e ipocrisia, un cuore che rimane trasparente come acqua sorgiva perchè non conosce doppiezza".
Papa Benedetto XVI
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Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l'onestà e il coraggio. L'onestà... l'onestà... l'onestà. [...] E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo. Se c'è qualcuno che dà scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!       Sandro Pertini

Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero.       S. Pertini

Sono del parere che la televisione rovina gli uomini politici, quando vi appaiono di frequente.                              S. Pertini
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Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità.                 Indro Montanelli
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"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo". Indro Montanelli


26 luglio 2007

tg4 monumento alla disinformazione


Questa sera ho visto un po' di tg4 e come al solito sono rimasto disgustato.
In un servizio di 5 minuti sul caso autorizzazione delle intercettazioni dei 6 parlamentari oggetto delle stesse non si è mai nominato il partito Forza Italia che ha 3 dei suoi coinvolti (e qualcuno già indagato)  nel caso delle scalate e si è soltanto parlato dei Ds e  di D'Alema e Fassino. Il povero ascoltatore ha poi dovuto sentire un'intervista rilasciata da Berlusconi il quale motivava il suo prossimo voto contrario all'utilizzo da parte della magistratura di quelle telefonate dicendo che è in gioco la tutela della privacy dei cittadini.  :))) E' incredibile la faccia tosta di questo piccolo tiranno. Chi ha assistito a questa specie di buffonata sarà convinto che Berlusconi è buono e tutela anche gli esponenti dei Ds dalle indagini della magistratura e non saprà mai che l'indagine riguarda anche Forza Italia.




26 luglio 2007

articolo censurato e oscurato. adesso non si opssono neanche + scrivere commenti sul blog di Ricca

guardate cosa spunta sul sito di piero ricca alla pagina corrispondente l'articolo censurato dalla finanza:


Archivio di April 2007

Articolo Posto sotto sequestro preventivo

Saturday 28 April 2007

GUARDIA DI FINANZA
NUCLEO SPECIALE FRODI TELEMATICHE
P.P 30300/07 RGNR-14223/07 RG GIP
TRIBUNALE DI ROMA


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16 luglio 2007

Piero Ricca propone un'intervista al Min. Gentiloni. Mandiamo mail a raffica

Piero Ricca dal sito QuiMilanoLIbera: 

Intervista a Gentiloni

pg

Secondo me il ministro della comunicazione muore dalla voglia di comunicarci come il suo disegno di legge sanerà l’abusivismo di rete 4 garantendo i diritti di Europa 7. Ma non sa come dircelo. Dobbiamo venirgli incontro, aiutarlo ad aprirsi. Nella mia qualità di “persona indagata” per diffamazione di Emilio Fede, mi propongo per un’intervista al ministro. A nome e per conto delle tante persone, e le ringrazio, che in questi giorni di querele servili e sequestri preventivi si sono fatte sentire in rete. Potremmo registrarla in video, pubblicarla su youtube e poi linkarla su tutti i nostri siti. Poche domande precise, poste con il garbo dovuto a un rappresentante del governo. Sull’assegnazione delle frequenze. Sui tetti alla pubblicità. Sulla riforma della Rai. Ma non anticipiamo troppo. Se no svanisce l’effetto sorpresa. Decida lui il luogo e il giorno. Gliela chiederò per iscritto e poi chiamando il suo ufficio stampa. Se siete d’accordo, inviate al blog del ministro Gentiloni - possibilmente firmando con nome e cognome - un messaggio come questo:

Egregio Ministro Gentiloni

mi piacerebbe che Lei accettasse di farsi intervistare da Piero Ricca, in video per la rete internet, sul disegno di legge di riforma del sistema televisivo che porta il Suo nome. E in particolare sul caso Europa 7. In attesa di un Suo riscontro, Le invio un cordiale saluto.

Più siamo e meno facile sarà ignorarci.
Se risponde di no o fa finta di niente, vorrà dire che al primo convegno milanese sul partito democratico Qml lo attenderà in strada con videocamere e domande fuori copione. Ben protetti dagli amici della digos, come d’abitudine.

paologentiloni.it

Piero


vai sul sito: http://www.quimilanolibera.net/


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13 luglio 2007

"Sequestro preventivo di libertà". Piero Ricca chiede il ns aiuto.

                    "Sequestro preventivo di libertà"
    Ecco finalmente il video-comunicato  di Piero Ricca.
     Proviamo a dargli una mano.
          E' una battaglia che riguarda tutti.
           E' in gioco la nostra LIBERTA'!!!

    




12 luglio 2007

piero ricca e il nuovo comunicato. domani querela emilio fede. era ora!

 

SCRIVE PIERO RICCA:

Evviva!

Mentre pieroricca.org riposa, entra in gioco www.quimilanolibera.net .
In questi giorni ci vediamo lì.
Non poteva esserci migliore esordio per il sito che avevamo immaginato come punto di riferimento delle iniziative del gruppo Qui Milano Libera.
La libertà di parola è un vizio, una droga potentissima che crea assuefazione. Sono passate 48 ore scarse da quando il maresciallo Zorzo del nucleo speciale antifrodi telematiche della finanza mi ha notificato l’avvenuto sequestro del blog, e mi sembrano un’eternità.
In questi due giorni ho messo a fuoco il tortuoso iter del provvedimento preventivo e punitivo. Ed è questo:

- Fede mi querela per diffamazione a Roma.
- Il Pm Saieva non lascia dormire il fascicolo e, riconoscendo nella querela, gravi elementi di colpevolezza a mio carico, adempiendo alla richiesta del querelante, chiede al Gip l’oscuramento del nostro video su youtube, relativo alla piazzata con Fede, e del mio blog per impedire la perpetuazione del reato oggetto di querela. Periculum in mora, credo che si chiami in gergo.
- Il Gip dispone l’oscuramento solo degli articoli che parlano di Fede, oltre che del video di youtube.
- Entra in scena il maresciallo Zorzo, che con un collaboratore da Roma si reca a Sarzana (La Spezia) e bussa alla porta della società che mi tiene on line il blog. Acquisiscono il mio indirizzo e il mio numero di telefono. Oscurano un solo articolo che parla di Fede e relativi commenti. Cambiano le mie chiavi di accesso al blog, impedendomi di pubblicare nuovi contributi.
- Poi vengono a Milano. Per strada mi telefonano. La vicenda che mi raccontano mi sembra così assurda che penso a uno scherzo dei soliti amici buontemponi. Tant’è vero che dopo un paio di telefonate e sms, gli rispondo: mi dispiace maresciallo, parlo solo con i generali.
- Dopo una verifica, capisco che la cosa è reale, ancorché poco seria. Ricevo il maresciallo con un suo collaboratore al bar sotto casa. Vengo identificato. Mi notificano il sequestro.
- Chiedo perché mai mi impediscano di scrivere, visto che la censura preventiva non è prevista dalle leggi. Il maresciallo Zorzo mi risponde che, data la struttura tecnica del mio blog, per impedirmi di ripubblicare o modificare quel post incriminato e oscurato, ha dovuto cambiare la password.
- E aggiunge: solo così ho evitato l’oscuramento totale del blog.
- Naturalmente il nucleo speciale non è in grado di togliere il nostro video da youtube. E non si cura del fatto che l’innocuo articoletto censurato, di presentazione del video, è reperibile agevolmente su google.
- In queste ore il mio avvocato e fratello Mino Ricca (che l’ha già spuntata con il Puffone e ringrazio anche qui per la sua disponibilità) sta cercando un contatto con il pubblico ministero Saieva per vedere se, alla luce della dichiarazione del maresciallo Zorzo, e mediante un mio impegno scritto a non ripubblicare il post incriminato, è possibile sbloccare il blog, che peraltro il medesimo pubblico ministero aveva chiesto di oscurare totalmente.
- In caso negativo ho già pronta una formale richiesta di dissequestro.

Domani, inoltre, querelo Emilio Fede.

Questo per ora è tutto. Vi terrò informati.

Questa sera tutto confermato: si festeggia Qui Milano Libera e la querela al parco Solari di Milano, dalle ore 19 in avanti, vicino alla fontana. Chiunque venga in pace sarà gradito ospite. Meglio se porta da bere.



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11 luglio 2007

“sequestro preventivo” x il sito di Piero Ricca. Leggete la lettera x saperne di più e fate girare. non siate indifferenti.

 PIERO RICCA spiega più dettagliatamente la questione del "sequestro preventivo":

Emilio Fede mi ha querelato e la finanza ha cambiato le chiavi di accesso al mio blog, impedendomi di pubblicare nuovi articoli.
Il blog mi è stato chiuso su richiesta del pubblico ministero romano Giuseppe Saieva, con atto del gip Cecilia Demma. Il “sequestro preventivo” mi è stato notificato alle 14,00 di oggi 10 luglio da due agenti del “nucleo speciale contro le frodi telematiche” della guardia di finanza, venuti appositamente dalla capitale. Il sequestro proviene da una querela per diffamazione presentata da Emilio Fede nei miei confronti per la contestazione al circolo della stampa di Milano del 16 aprile 2007.
In esecuzione del medesimo provvedimento è stato cancellato dal blog un mio articolo relativo alla vicenda Fede e i commenti a margine dei lettori. Per motivi tecnici non è stato possibile, come pure era stato richiesto dall’autorità giudiziaria, togliere il video da youtube. Non si è arrivati all’oscuramento totale del blog, che pure era stato prospettato nel decreto di sequestro preventivo, solo perché gli agenti della finanza hanno adottato la soluzione di modificare la mia password di amministratore di www.pieroricca.org, previa missione mattutina a Sarzana (La Spezia), sede legale della società di gestione del blog.
Naturalmente farò immediata richiesta di dissequestro.
E mi riservo di querelare a mia volta il signor Fede. Ricordo infatti che la contestazione ebbe come antefatto una mia domanda (sul caso Europa 7 e le frequenze abusivamente occupate da Rete 4), alla quale il direttore del tg4 rispose dandomi dell’ “imbecille”. Per non parlare dello sputo che mi indirizzò nell’androne del circolo della stampa, come testimonia il video reperibile all’indirizzo
http://www.youtube.com/watch?v=5KbGNQwO7es

Con il querelante ci confronteremo dunque in tribunale, magari davanti a qualcuno dei magistrati diffamati e spiati negli anni del governo del suo adorato datore di lavoro.
Sarò lieto di farmi processare un’altra volta per aver espresso opinioni condivise dalle persone che stimo.
Nel frattempo non smetterò di interpellare e criticare i personaggi pubblici che non stimo, esercitando il mio diritto-dovere di dissenso.
Nessuno riuscirà a sequestrare la libertà di espressione, mia e degli amici del gruppo Qui Milano Libera e del blog: questo è certo.
Ringrazio fin d’ora chi vorrà far circolare questo comunicato.

Piero Ricca

IO VOGLIO SEGNALARVI ALTRI VIDEO CHE TESTIMONIANO LE BATTAGLIE DI PIERO:

http://it.youtube.com/user/fenegor

GUARDATE LE BATTAGLIE CONTRO L'INDULTO:

29 luglio 2006, a Milano e in varie città d’Italia si manifesta contro l’indulto salva-collettibianchi. Vedere Resoconto a caldo

18 settembre 2006, Palamazda di Milano. Alla festa dell’unità partecipa anche Piero Fassino. L’occasione è buona per chiedere lumi sull’indulto-vip: l’ennesimo salvacondotto per i colletti bianchi. Ecco come hanno reagito i militanti diessini su una pubblica piazza:


Lo stesso luogo dove il 25 febbraio 2006 contestai Berlusconi: cambiano i colori politici ma gli “adoratori” sono sempre uguali.

Io son rimasto sbalordito. Elettori dei DS: vergognatevi!!!
Segnaliamo la nostra solidarietà a Piero.
Scrivete un commento all'ultimo post che gli è stato possibile pubblicare su: http://www.pieroricca.org/




10 luglio 2007

SITO BLOCCATO DALLA FINANZA. piero ricca imbavagliato. ke skifo di stato


ecco la lettera di Piero:

SITO BLOCCATO DALLA FINANZA

Sono Piero Ricca.

CARI AMICI, NON POSSO AGGIORNARE IL BLOG. Mi è stato chiuso con atto della procura di Roma, un “sequestro preventivo” notificatomi alle 14,00 di oggi da due agenti della guardia di finanza del “nucleo speciale contro le frodi telematiche”, venuti da Roma. Il sequestro proviene da una querela per diffamazione presentta da Emilio Fede nei miei confronti per la famosa contestazione al circolo della stampa. Con il medesimo provedimento hanno cancellato un mio post relativo alla vicenda Fede e i commenti in calce. Non hanno potuto, per motivi tecnici, togliere il video da youtube.
Naturalmente farò immediata richiesta di disequestro. Intanto posso solo scrivere queste righe in questa sede. Fra poco manderò un comunicato ai siti amici, e vi chiedo fin d’ora di farlo girare.
Con Fede ce la vedremo in tribunale, magari davanti a uno dei magistrati diffamati e spiati negli anni del governo del suo datore di lavoro.
E continueremo a criticare lui e i suoi simili sulla pubblica piazza, in nuove manifestazioni di dissenso.
Nessuno riuscirà a sequestrare la libertà di espressione, mia e degli amici di Qui Milano Libera e del blog: questo è certo.
Grazie a tutti. A presto, Piero

ecco gli articoli con i video riguardanti il fattaccio:

il video integrale comprensivo di sputo!
http://tgweb.ilcannocchiale.it/post/1470576.html

il video non integrale da "striscia la notizia"
http://tgweb.ilcannocchiale.it/post/1452548.html


 


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9 luglio 2007

ki lo ha detto?

 Fate un piccolo sforzo, chi ha reso queste dichiarazioni?

"Noi elencheremo ciò che non abbiamo mai fatto. Non abbiamo mai messo le mani nelle tasche degli italiani, non abbiamo mai rubato, non abbiamo mai fatto una telefonata per controllare (avendone i mezzi, con i servizi) un uomo dell'opposizione, non abbiamo mai mandato la Guardia di Finanza da nessuno, non abbiamo mai usato la magistratura contro un avversario politico, non abbiamo mai fatto una trasmissione della televisione pubblica, e tantomeno di quelle private, contro un avversario politico". (29 agosto 2005)

"Non abbiamo mai rubato, non abbiamo trasformato Palazzo Chigi in una merchant bank, non abbiamo fatto intercettazioni telefoniche, non abbiamo usato la magistratura, non abbiamo mandato la Guardia di Finanza e non abbiamo usato la televisione"  (21 novembre 2005)

trattenete le risate...
...e va bene, svelo l'indovinello.
E' Silvio il Bugiardello !!!


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3 luglio 2007

Veltroni - Berlusconi. ma ke gioco stiamo a giocà?

 È lui o non è lui

 

Sarà anche una mossa abile, quella di Walter Veltroni di non citare mai, nelle quasi due ore del suo discorso al Lingotto di Torino, il nome di Silvio Berlusconi. Parlare e agire come se il Cavaliere non esistesse più potrebbe anche aiutare chi, nel centrodestra, lavora per scaricarlo. Ma c’è un piccolo problema: Berlusconi c’è ancora. Ha ancora tre televisioni di sua proprietà, anzi ne ha aggiunta una, la leggendaria Tv delle Libertà a cura della signorina Brambilla, che pubblica anche il neonato Giornale delle Libertà allegato a Il Giornale. Possiede la Mondadori, anche se una sentenza d’appello ha stabilito che la rubò a De Benedetti grazie a una sentenza comprata da Previti con soldi Fininvest. Ha tuttora la maggioranza nel Cda Rai, dove il diktat bulgaro e post-bulgaro continua a valere per Luttazzi e la Guzzanti. Ha in tasca 2 miliardi di euro che, come lui stesso ha confessato in una straziante intervista ad “A”, “non so come spendere”. Ha appena rilevato Endemol, che occupa gran parte dei palinsesti di Mediaset e della Rai (che d’ora in poi pagherà lui per mandare in onda i programmi della ditta). Fininvest ha appena aumentato la sua partecipazione in Mediobanca. Rete4, in barba a due sentenze della Consulta, continua a trasmettere sull’analogico terrestre, occupando frequenze che dal 1999 non potrebbe più usare, avendo perduto la gara per le concessioni pubbliche vinta da Europa 7 da Francesco Di Stefano, il quale ora spera di avere quel che gli spetta dalla Corte di giustizia europea, dove il governo Prodi, come il governo Berlusconi, ha difeso la legge Gasparri, cioè Rete4. Il risultato è che in tv, salvo rare oasi, si continua a parlare soltanto di quel che vuole Lui. Il quale intanto ha quasi risolto i suoi guai giudiziari: i pochi processi ancora in corso (corruzione di Mills e diritti Mediaset) cadranno in prescrizione grazie alla legge ex Cirielli e alla controriforma del falso in bilancio che l’Unione non ha ancora avuto il coraggio di smantellare. Uno dei suoi lobbisti di più stretta osservanza e di più antica data, Gianni Letta, è appena entrato in Goldman Sachs come superconsulente e viene incredibilmente elogiato da esponenti del Pd a cominciare da Veltroni (che lo vorrebbe addirittura in un suo eventuale futuro governo). Grazie alla tremebonda maggioranza unionista alla Camera, Berlusconi è riuscito finora a conservare il seggio parlamentare al suo braccio destro Cesare Previti, che pure da 14 mesi è pregiudicato e interdetto in perpetuo. Il suo braccio sinistro Marcello Dell’Utri colleziona condanne su condanne (oltre a quella per mafia in primo grado e quella per false fatture definitiva, ne ha appena avuta una in appello per estorsione insieme a un boss mafioso), ma nessuno ne parla e anzi il noto bibliofilo che prese per buoni i falsi diari del Duce continua a essere considerato un valido e colto interlocutore a destra e a sinistra, intervistatissimo da giornali e tv su tutto lo scibile umano, fuorché sulle sue pendenze giudiziarie e i suoi rapporti conclamati con la mafia. In compenso, grazie anche al dilettantismo dell’Unione e alle pessime frequentazioni di alcuni suoi dirigenti, la propaganda berlusconiana è riuscita addirittura a rinfacciare la questione morale al centrosinistra, dipingendo la maggioranza come un covo di affaristi e Vincenzo Visco come una sorta di Al Capone redivivo che - chiedono a una sola voce il Giornale, Libero e la Cdl - “dovrebbe dimettersi”. Ecco: Berlusconi, Dell’Utri e Previti in Parlamento (per tacere degli altri 23 pregiudicati, quasi tutti forzisti), e Visco a casa. La vicenda della Guardia di Finanza è stata gestita come peggio non si poteva: bastava spiegare un anno fa perché alcuni ufficiali milanesi e il loro protettore Speciale andavano rimossi, e nessuno avrebbe potuto obiettare alcunché, visto che Tremonti a suo tempo aveva fatto altrettanto e visto che la legge assegna al ministro delle Finanze l’ultima parola su ogni nomina alle Fiamme Gialle. Ma di qui a chiedere le dimissioni del ministro per qualche telefonata di fuoco a un generale, ce ne corre (semmai c’è da domandarsi perché, quando al governo c’era lui, il centrosinistra non chiese mai le dimissioni del premier imputato, anzi tutti lo invitavano a restare e zittivano i girotondi che invocavano un po’ di pulizia). Forse, prima di dare Berlusconi per morto, bisognerebbe consultare un medico legale. A vederlo così, scoppia di salute.


ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
l’Unità (30 Giugno 2007)




25 giugno 2007

RISPOSTA A BERTINOTTI. di Marco Travaglio. grande lettera

 RISPOSTA A BERTINOTTI

di Marco Travaglio
 
Gentile presidente Bertinotti, la ringrazio per la sua risposta alla mia Posta Prioritaria (la prima che ricevo, in sedici puntate) e per la pacatezza a cui è improntata, che la rende ancor più rara e preziosa. Le questioni che Lei solleva sono complesse, ma in questa mia replica mi limiterò, per brevità, ai punti fondamentali. Precisando subito che la Porta Prioritaria era indirizzata a Lei e al presidente del Senato Franco Marini non in quanto vi ritenessi responsabile di tutto quanto fanno le Camere, ma in quanto siete i massimi rappresentanti delle medesime.
1) L’intenzione di venire incontro con l’indulto alle parole del Santo Padre e alle esigenze della popolazione carceraria in soprannumero era certamente lodevole. Gli effetti devastanti del provvedimento, peraltro prevedibili, sull’ordine e la sicurezza pubblici avrebbero dovuto forse consigliare maggiore prudenza (per esempio, con uno sconto di 1 anno sulle pene anziché di 3), o magari il ricorso a qualche misura alternativa, come la riforma delle leggi che “producono” detenuti in sovrannumero: la ex Cirielli per i recidivi, la Bossi-Fini sugli immigrati clandestini e la Fini-Giovanardi che punisce anche i consumatori di droghe. Rivedendo quelle tre leggi, oltre a sfollare le carceri, avreste anche mantenuto alcune promesse del Vostro programma elettorale, che resta invece il larghissima parte inattuato. Resta poi da capire che cosa c’entrasse con il sovraffollamento delle carceri l’inclusione nell’indulto dei reati finanziari, fiscali e contro la Pubblica amministrazione, ma anche il voto di scambio politico-mafioso, la cui incidenza sulla popolazione carceraria è nulla. Ho il massimo rispetto per la Sua trentennale esperienza sindacale, ma proprio per questo sono rimasto sorpreso quando ho saputo della contrarietà Sua e del Suo partito all’esclusione dall’indulto dei delitti commessi ai danni dei lavoratori e persino degli omicidi colposi dovuti a infortuni sul lavoro e a contaminazioni letali da amianto. Gli appelli in tal senso dei parenti delle vittime dell’amianto e della Fiom-Cgil sono rimasti desolatamente inascoltati. Non credo che papa Giovanni Paolo II, quando chiese alla Camera un gesto concreto per alleviare le condizioni dei carcerati, pensasse a Previti, ai furbetti del quartierino, ai bancarottieri, agli evasori fiscali, ai politici che trafficano con la mafia, agl’imprenditori senza scrupoli che ammazzano e avvelenano i loro dipendenti.
2) Ho citato il Codice del 1989 per rammentare ai parlamentari che il “segreto istruttorio” di cui continuamente parlano, imputandone le violazioni a magistrati, polizia giudiziaria e giornalisti, non esiste più da 18 anni. Dunque le presunte violazioni sempre lamentate, semplicemente, non esistono. E tutte le polemiche in materia sono pretestuose. La lettera scritta da Lei e da Marini al presidente del Tribunale di Milano citava espressamente le “preoccupazioni” del Parlamento in merito a possibili, future violazioni dell’articolo 68 della Costituzione che regole le guarentigie dei parlamentari. Preoccupazioni del tutto infondate, visto che proprio in ossequio alla legge Boato i giudici di Milano si accingono a trasmettere alle Camere le intercettazioni che, indirettamente, hanno coinvolto membri del Parlamento, per ottenere l’autorizzazione a utilizzarle nei processi. Tutt’altra faccenda è quella della divulgabilità di quelle telefonate che, dal momento del deposito delle trascrizioni a disposizione delle parti (e tantopiù quando arriveranno alla Camera e al Senato), non sono più segrete e dunque i giornali - come sempre fanno dal 1989 - ne possono, anzi ne devono parlare in nome del sacrosanto dovere di informare e dell’inviolabile diritto dei cittadini a essere informati. La Vostra lettera ha purtroppo sortito l’effetto di indurre il Tribunale a vietare agli avvocati la fotocopiatura degli atti, costringendo così i giornalisti ad affidarsi alla memoria dei legali o ai brandelli di conversazioni che quelli riuscivano ad appuntarsi nel poco tempo loro concesso per consultare quasi 500 pagine di materiale.
3) So bene che non spetta al presidente della Camera pronunciarsi sulla dacadenza dal mandato parlamentare del pregiudicato interdetto Cesare Previti. E che la giunta per le elezioni sta seguendo la pratica da 14 mesi. Ma, proprio perché conosco il principio della divisione dei poteri a cui Lei fa riferimento, mi domando come possa la Camera sindacare per 14 mesi una sentenza definitiva della magistratura, quasi che esistesse per i parlamentari un quarto grado di giudizio in aggiunta ai tre consentiti ai comuni mortali. Se il bidello di una scuola pubblica viene condannato con interdizione perpetua dai pubblici uffici, smette sic et simpliciter di fare il bidello. Lo licenziano in tronco, punto e basta. Se la Camera discute, e addirittura vota, pro o contro un verdetto già irrevocabilmente emesso dalla Corte di Cassazione, si configura una gravissima lesione del potere giudiziario da parte del legislativo, tale da rendere addirittura possibile un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. Possibile che la condanna di Previti sia divenuta immediatamente esecutiva per la pena detentiva (al punto che Previti si consegnò spontaneamente al carcere di Rebibbia all’indomani della lettura del dispositivo), mentre la pena accessoria – interdizione perpetua dai pubblici uffici - è oggetto di interminabili negoziati, dibattiti, votazioni da parte del Parlamento, che invece dovrebbe limitarsi a prendere atto della decisione della magistratura e accompagnare l’interdetto alla porta affinchè sia sostituito dal primo dei non eletti? Possibile che Lei, nella sua veste di presidente della Camera, magari con quella che viene definita “moral suasion” (anche se nel caso Previti di “moral” c’è veramente ben poco), non possa sollecitare la giunta e l’assemblea a porre fine a questo sconcio? Se nell’Ordine dei giornalisti sedesse un ladro conclamato, Le assicuro che molti, compreso il sottoscritto, ne chiederebbero l’immediata espulsione o, in alternativa, si dimetterebbero per non dover sedere nel medesimo organismo che ospita un ladro. Mi domando perché, alla Camera, nessuno dei 630 deputati avverta il disagio per la convivenza da 14, diconsi quattordici mesi, con un corruttore di giudici.
4) Sarà pur vero che la “prassi consolidata” vuole che i presidenti delle Camere si limitino a confermare i candidati per la commissione parlamentare Antimafia indicati dai partiti, senza alcun sindacato sulla loro qualità morale o penale. Ma, trattandosi di un organismo che dovrebbe indagare sulla criminalità organizzata e combatterne i legami con la politica, mi pare davvero impossibile che, magari con discrezione, Lei non potesse invitare i gruppi parlamentari a non sottoporle candidati condannati definitivamente per corruzione, come i poco onorevoli Paolo Cirino Pomicino e Alfredo Vito. Non foss’altro che per un motivo: che quella scelta, ufficialmente, ricade su di Lei e sul presidente Marini. Il problema, Lei dice, è “a monte dell’ingresso in Parlamento”: i condannati non andrebbero candidati perché, una volta eletti, non c’è più nulla da fare. Mi permetto di dissentire. Intanto perché la legge sugli enti locali vieta ai condannati per reati contro la Pubblica amministrazione e per quelli ancor più gravi di farsi eleggere nei consigli comunali, provinciali e regionali; ma il Parlamento si è “dimenticato” di estendere il divieto ai membri di Camera e Senato. Ragion per cui esistono attualmente 25 personaggi condannati definitivamente che, non potendo fare i consiglieri comunali, fanno i parlamentari. In secondo luogo, perché il suo partito ha candidato e fatto eleggere (con le liste bloccate) in Parlamento un condannato per fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell’autorità: reati che definirei, secondo una Sua espressione, “socialmente pericolosi”. Il soggetto in questione è stato subito promosso vicepresidente della commissione Giustizia del Senato: l’uomo giusto al posto giusto. In terzo luogo, perché il segretario generale della Camera da Lei presieduta, eletto con la Rosa nel Pugno, è un signore condannato addirittura per concorso in omicidio. Nessuna legge, credo, obbliga di inserire due corrotti in Antimafia o un omicida ai vertici dell’aula di Montecitorio.
5) Apprezzo molto gli sforzi dei presidenti di Camera e Senato per ridurre i costi della politica, anche se da quel che ho capito gli eventuali tagli riguarderanno la prossima legislatura e non l’attuale, peraltro iniziata da un anno soltanto. Mi permetto però di dubitare che la “crisi profonda della politica” e la “separatezza delle Istituzioni dal paese reale” che lei segnala col giusto allarme dipendano soltanto, o principalmente, dagli alti costi della politica. Quando in Parlamento siedono, perlopiù legalmente (ma nel caso di Previti abusivamente), 25 pregiudicati per delitti anche molto gravi, e una settantina fra imputati, indagati o condannati in via provvisoria, con una percentuale che supera ormai il 10%, cioè con un tasso di devianza criminale non riscontrabile nemmeno nei quartieri più a rischio come Scampia o Secondigliano, i cittadini non possono far altro che domandarsi: ma chi fa le leggi non dovrebbe essere il primo a rispettarle?
Cordiali saluti
Marco Travaglio




21 giugno 2007

i marziani? si, fassino, violante e company



 dal sito: pieroricca.org
I Marziani

 Giovedì 24 maggio il gruppo Qui Milano libera è andato alla presentazione dell’ultimo libro di Luciano Violante. Ne abbiamo tratto un video. Lo precede il resoconto di Elia. “Sono lontani. Vivono in un mondo a parte, fatto di salotti e telecamere, frequentato da pochi privilegiati. Sono distanti dalla realtà e la rifuggono in ogni modo. Questi sono i nostri Marziani. Da qualche tempo sono allarmati dalla sfiducia degli italiani nella politica, tanto da farne tema di dibattito. Due giorni fa il marziano Luciano Violante, presentava alla Mondadori di piazza Duomo il suo ultimo best seller: “UNCORRECT - 10 passi per evitare il fallimento del Partito Democratico”. Con lui i Compagni Marziani Piero Fassino ed Enrico Boselli. Conduceva il temerario Floris. Ascoltare per un’ora e mezza le loro fumisterie verbali con annesse liti da cortile, credevo mi garantisse il privilegio di poter rivolgere loro, a fine conferenza, qualche domanda. Avrei voluto chiedere pubblicamente il perchè del voto favorevole e unanime della Camera sul disegno di legge Mastella, che oltre a un limite alla possibilità dei cittadini di essere informati, rischia di diventare un freno alla lotta alla criminalità con la limitazione dello strumento dell’intercettazione. Avrei voluto chiedere se fosse ancora valido il patto con il quale nel 1994 si era data la garanzia a Berlusconi che non sarebbero state toccate le televisioni o se, nascendo un nuovo soggetto politico, si dovessero rinegoziare i trattati (patto disvelato nel 2002 dallo stesso Violante). Avrei voluto chiedere se saranno mai cancellate le leggi vergogna. Le domande però le poteva fare solo Floris, domande scomode come si può immaginare… In tanti abbiamo alzato la mano invano, chi ha provato a prendere la parola è stato zittito come un provocatore. Piero, che era riuscito a domandare a Fassino per quale motivo, visto che si parla tanto di partecipazione, non siano mai stati ricontattati gli oltre quattro milioni di elettori delle primarie, ha ricevuto questa risposta: “Lei ha un tono così aggressivo che se le tira le mani addosso!”. Floris doveva prendere l’aereo di corsa e non c’era tempo. Ma non eravamo a Ballarò e il pubblico non era di plastica. C’erano persone vere in sala, interessate a parlare di cose serie. Con piacere ho visto che molti attorno a noi erano indignati. Per una volta non eravamo i soliti quattro gatti. Alcuni invitavano i Marziani ad andare a casa, giuravano che non li avrebbero più votati. Fassino è sgusciato via di corsa, Floris è scappato all’aeroporto, Boselli si è dileguato, Violante farfugliava delle scuse. Bisogna capirli, i Marziani non sono abituati alle domande non compiacenti: nei salotti della tv non si usa. Il prossimo dibattito sulla crisi della politica tanto vale farlo da Maria De Filippi, se Vespa non s’offende. Quanto tempo ancora li sopporteremo prima di prenderli a pomodori?”.




20 giugno 2007

Struscia la notizia. siamo alle solite

 Struscia la notizia

Come il discorso di Craxi del luglio ’92 alla Camera, quello del «tutti ladri, nessun colpevole», anche il discorso di Blair contro «la stampa bestia feroce che fa a pezzi persone e reputazioni» suscita la «ola» di uno stuolo di fans pronti a esaltare il suo presunto «coraggio». Naturalmente il discorso di Craxi non aveva nulla di coraggioso: era ricattatorio, qualunquista e soprattutto vile, visto che mirava all’impunità della casta. Idem per il discorso di Blair, che per tutto il mandato ha minacciato, intimidito, condizionato con ogni mezzo la libera informazione (per esempio la Bbc che smascherava le sue balle sulla guerra), mentre si ingraziava questo o quel tabloid dandogli l’esclusiva sui suoi cazzi privati.

I politici, com’è noto, non sono pagati per parlare dei giornalisti, mentre i giornalisti son pagati per parlare dei politici. Blair ha avuto almeno il buongusto di lanciare la sua filippica a fine mandato, mentre i nostri, non conoscendo nemmeno l’espressione «fine mandato», passano le loro giornate in tv o a parlare di tv o a chiamare le tv e i giornali. La tirata blairiana è molto piaciuta a Carlo Rognoni, già ottimo direttore di Panorama e del Secolo XIX, poi deputato Ds, ora consigliere della Rai. All’Unità ha detto di «condividere appieno» le parole di Blair che addirittura «dovrebbero entrare nelle scuole di giornalismo» perché «danno voce a un sentimento molto diffuso tra i politici: “Maledetti giornalisti, sempre a rovistare nella merda”... In Italia un solo politico ha avuto il coraggio di criticare i media: D’Alema».

Per la verità anche Craxi e Berlusconi han dato un valido contributo alla causa. Resta da capire quale coraggio occorra, in questo paese di servi, ad attaccare la stampa. Rognoni parla poi di Tangentopoli quando, a suo dire, l’informazione «perse una grande occasione. Mani Pulite ha sbattuto in galera tutti gli altri: politici e imprenditori. E i giornalisti, invece di emanciparsi,si sono messi a raccogliere le veline della magistratura». Non so chi gli abbia raccontato questa barzelletta, ma occupandomi di giudiziaria da una ventina d’anni posso assicurare che non ho mai visto una «velina della magistratura».

Ho visto tanti verbali (piene confessioni, di solito), avvisi di garanzia, bonifici bancari in Svizzera, miliardi sequestrati, ordinanze di custodia cautelare, sentenze (perlopiù di condanna o di patteggiamento). Atti pubblici, proprio come le intercettazioni di questi giorni: atti che non costituiscono reato per chi lo raccoglie o lo divulga, ma che spesso lo contengono. Conosco la fatica del giornalista per procurarseli, visto che nel nostro sistema bizantino non sono segreti, ma bisogna trovare qualcuno che te li mostri. Chi li trova verifica che siano autentici e interessanti, dopodichè li pubblica. Perché non si chiamano «veleni», «complotti», «attacchi alla democrazia», «aggressioni», «circuito mediatico-giudiziario». Si chiamano «notizie».

I lettori, nel 1992-93, apprezzavano: tant’è che le vendite dei giornali, ferme al palo dal 1934, salirono di un milione e mezzo di copie proprio nel biennio di Mani Pulite. Non perché contenessero «veline della magistratura». Perché contenevano «fatti», e spesso anche delitti, gravissimi commessi da chi faceva le leggi e contemporaneamente le violava. A volte i giornalisti dovevano fare «pool» per proteggere i colleghi dei giornali controllati dai partiti (il Giorno del Psi, il Mattino della Dc etc), come pure della Rai: senza la certezza che una notizia sarebbe uscita dappertutto, certe testate non l’avrebbero mai pubblicata. Dal ’94, con l’arrivo di Berlusconi e il ritorno della partitocrazia polo-ulivista, la stampa riattaccò il cavallo alle solite vecchie greppie. E ricominciò, allora sì, a pubblicare le veline dei potenti (Rognoni apra la porta del suo ufficio in viale Mazzini e si goda lo spettacolo).

Infatti tornò vendere come nel 1934. È grottesco che ora i giornalisti debbano discolparsi per l’unica stagione di cui devono andare fieri. Ed è stravagante che Rognoni, come Blair e qualche blairino de noantri, li accusino di «cercare lo scandalo». Oh bella, e cosa dovrebbero cercare? Il guaio semmai è che a cercare gli scandali sono pochi, essendo gli altri impegnatissimi a reggere il microfono ai politici (vedi l’ultima intervista senza domande del Tg5 a D’Alema). Par di sentire i difensori non richiesti del Vaticano, che un mese fa strillavano perché Santoro voleva parlare dei preti pedofili e non dei preti santi. Come dire che, per raccontare di un tizio caduto dal balcone, bisogna prima raccontare di tutti quelli che non cadono dai balconi.

Marco Travaglio
da l'Unità 16.06.2007


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18 giugno 2007

Pizzini, veleni e cicoria. una delusione

     
Pizzini, veleni e cicoria
La mafia prima e dopo Provenzano
Pietro  Grasso
Francesco  La Licata
prefazione  Emanuele  Macaluso


L'altra sera ho assistito alla presentazione del libro "Pizzini, veleni e cicoria" e confesso di esser rimasto molto deluso.
Limitandomi a quello che ho sentito dire al giornalista La licata e al sen. Macaluso, pur non avendo letto il libro, posso dire che l'opera non è altro che una apologia al procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.
L'incontro non è stato per niente emozionante. Tutto scontato, i soliti discorsi. Si parla di responsabilità della politica, ma con quel senso tipico del "che nessuno ci resti male", non facciamo nomi, non parliamo di responsabilità dirette, meglio andare per grandi linee.
Vista la presenza in sala nella prima fila del viceministro Capodicasa e del sen. Benedetto Adragna, componente della Commissione Parlamentare Antimafia, quale migliore occasione per richiamare i presenti alle loro responsabilità recenti, attuali, perché non chiamarli in causa in maniera diretta?
Ma no, guai a disturbare. Del resto organizzava l’incontro un centro culturale legato ai Ds. E non si potevano far soffrire i fedelissimi presenti.
Mi sarei aspettato un richiamo ai due autorevoli politici agrigentini riguardante un fatto molto importante. Lo scorso anno gli on.li Licandro (Pdci) e Napoli (An) propongono di escludere dall'Antimafia i parlamentari sotto processo per mafia, e con plateale maggioranza la Camera respinge l'emendamento. Per lor signori è normale che un imputato per mafia sieda in commissione antimafia. Punto. Cosa vogliamo aggiungere? Citando il titolo di una canzone di Vasco direi: senza parole!
Per correttezza bisogna dire che gli unici che hanno votato "sì" all'emendamento sono stati in 21 e diamogliene atto. Sono: 14 del PDCI, 1di An, 1di Forza Italia, 1 di Dc-Psi, 2 de L'ulivo, 1 dell’ Idv e  1 del MPa.
Quella sera mi aspettavo quest'accenno (all'Antimafia), ma niente. Visto che si parlava di mafia e dei rapporti di questa con la politica... perché non ricordare che avevano avuto la possibilità di dare un bel segnale iniziando proprio dalla commissione antimafia (dove tra l'altro attualmente siedono due pregiudicati)?
Solo una critica (che ho condiviso) alla riforma cosiddetta del "giusto processo" risalente al governo del centro sinistra nel '99 e in epoca di grande inciucio (questo non detto ovviamente dai nostri).
Per il resto le solite chiacchiere.
Alla fine dell'incontro rivolgo un paio di domande al giornalista La Licata. Premetto che non faccio i complimenti come han fatto tutti ma voglio solo un paio di chiarimenti. Domando in merito alla discussa gestione dei pentiti da parte del procuratore Grasso, quando era a Palermo, e poi delle recenti diatribe con il procuratore Messineo. Infine chiedo un'interpretazione della famosa (si fa per dire, visto che non se ne parla mai) telefonata tra Totò Cuffaro e Berlusconi, nella quale l'allora premier dava conferma al governatore siciliano di aver sentito il ministro dell'interno Pisano, e questi lo aveva rassicurato sull'esito delle indagini a carico dello stesso governatore.
Mi ha risposto: ma quella telefonata deve essere distrutta. "Ma come..." chiedo io, "si, lo ha deciso il gip, quella telefonata va distrutta!". "Lo so che deve essere distrutta" rispondo, ma c'è, è importante, significa qualcosa, parliamone, lei è un giornalista, come può rispondermi così?
Alla fine si concede: e va be', io a Berlusconi lo conosco, è possibile che lui abbia chiesto...
Mi lascia così, non mi saluta neanche. Accoglie i saluti e i complimenti di un signore sorridente, io cerco educatamente di salutarlo ma niente, non si gira, non saluta. Forse vuol dire che ho fatto delle domande o troppo stupide o troppo poco simpatiche. Chi lo sa.




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