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Salvo Tgweb

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Con l'ex magistrato Gherardo Colombo

Colombo ad Agrigento.
Articoli e  video:
link1; link2; link3.

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Ad Enna con il giornalista Lirio Abbate.
Presentazione del libro "I Complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento". (di Abbate e Gomez)

Incontro “Terra di mafia e di lotta alla mafia”
svoltosi a Palma di Montechiaro (AG)
foto con M. Travaglio (ottobre 2006)

Con M. Travaglio e S. Guzzanti in occasione della presentazione di "Intoccabili" e  "Reperto Raiot" a Palermo (2005)

 

V-DAY Agrigento

foto del V-Day agrigentino foto (clicca qui) e anche il video (clicca qui)

V2-DAY 

Qui il video del secondo v-day

V2-Day il video (clicca qui)

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Manifesti "Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano presidente". Regionali 2008.

Con Sonia Alfano in visita presso il nosocomio agrigentino. (foto di Elio Di Bella)

Sonia Alfano ad Agrigento elezioni Europee 2009

 

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TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' UGUALI DEGLI ALTRI   G. Orwell
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“La tragedia dell’Italia è la sua putrefazione morale, la sua indifferenza, la sua vigliaccheria”. Piero Calamandrei
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"Non è la libertà che manca.
Mancano gli uomini liberi".          Leo Longanesi
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"Può stare nel luogo santo chi ha mani innocenti e cuore puro. Mani innocenti sono mani che non vengono usate per atti di violenza. Sono mani che non sono sporcate con la corruzioni e con tangenti. Cuore puro, quando il cuore è puro? E' puro un cuore che non si macchia con menzogna e ipocrisia, un cuore che rimane trasparente come acqua sorgiva perchè non conosce doppiezza".
Papa Benedetto XVI
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Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l'onestà e il coraggio. L'onestà... l'onestà... l'onestà. [...] E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo. Se c'è qualcuno che dà scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!       Sandro Pertini

Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero.       S. Pertini

Sono del parere che la televisione rovina gli uomini politici, quando vi appaiono di frequente.                              S. Pertini
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Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità.                 Indro Montanelli
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"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo". Indro Montanelli


5 maggio 2008

Presidente del Senato: Renato Schifani! ...ottima scelta!


Scusate il disturbo

da:voglioscendere.it


Foto di Usbe da flickr.comOra d'aria




Chiedendo scusa per il disturbo, senza voler guastare questo bel clima di riverenze bipartisan al neopresidente del Senato Renato Schifani, vorremmo allineare qualche nota biografica del noto statista palermitano che ora troneggia là dove sedettero De Nicola, Paratore, Merzagora, Fanfani, Malagodi e Spadolini. Il quale non è omonimo di colui che insultò Rita Borsellino e Maria Falcone (“fanno uso politico del loro cognome”, sic) perché erano insorte quando Berlusconi definì i magistrati “disturbati mentali, antropologicamente estranei al resto della razza umana”: è proprio lui. Non è omonimo dell’autore del lodo incostituzionale che nel 2003 regalò l’impunità alle 5 alte cariche dello Stato, soprattutto a una, cioè a Berlusconi, e aggredì verbalmente Scalfaro in Senato perché osava dissentire: è sempre lui.

L’altroieri la sua elezione è stata salutata da un’ovazione bipartisan, da destra a sinistra. Molto apprezzati il suo elogio a Falcone e Borsellino e la sua dichiarazione di guerra alla mafia. Certo, se uno evitasse di mettersi in affari con gente di mafia, la lotta alla mafia riuscirebbe meglio. Già, perché - come raccontano Abbate e Gomez ne “I complici” (ed. Fazi) - trent’anni prima di sedere sul più alto scranno del Parlamento, Schifani sedeva nella Sicula Brokers, una società di brokeraggio fondata col fior fiore di Cosa Nostra e dintorni. Cinque i soci: oltre a Schifani, l’avvocato Nino Mandalà (futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D’Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984). Completa il quadro Enrico La Loggia, futuro ministro forzista. Nei primi anni 80, Schifani e La Loggia sono ospiti d’onore al matrimonio del boss Mandalà. All’epoca, sono tutti e tre nella Dc. Poi, nel 1994, Mandalà fonda uno dei primi club azzurri a Palermo, seguito a ruota da Schifani e La Loggia. Il boss, a Villabate, fa il bello e il cattivo tempo. Il sindaco Giuseppe Navetta è suo parente: infatti, su richiesta di La Loggia, Schifani diventa “consulente urbanistico” del Comune perché - dirà La Loggia ai pm antimafia - aveva “perso molto tempo” col partito e aveva “avuto dei mancati guadagni”.

Il pentito Francesco Campanella, braccio destro di Mandalà e Provenzano, all’epoca presidente del consiglio comunale di Villabate in quota Udeur, aggiunge: “Le 4 varianti al piano regolatore… furono tutte concordate con Schifani”. Che “interloquiva anche con Mandalà. Poi si fece il piano regolatore generale… grandi appetiti dalla famiglia mafiosa di Villabate. Mandalà organizzò tutto in prima persona. Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e La Loggia e aveva trovato un accordo: i due segnalavano il progettista del Prg, incassando anche una parcella di un certo rilievo. L’accordo che Mandalà aveva definito coi suoi amici Schifani e La Loggia era di manipolare il Prg, affinché tutte le sue istanze - variare i terreni dove c’erano gli affari in corso e penalizzare quelli della famiglia mafiosa avversaria - fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani… Il che avvenne: cominciò la stesura del Prg e io partecipai a tutte le riunioni con Schifani” e “a quelle della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c’era”.

Domanda del pm: “Schifani era al corrente degli interessi di Mandalà nell’urbanistica di Villabate?”. Campanella: ”Assolutamente sì. Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e Schifani”. Il tutto avveniva “dopo l’arresto di Mandalà Nicola”, cioè del figlio di Nino, per mafia. Mandalà padre si allontana da FI per un po’, poi rientra alla grande, membro del direttivo provinciale. E incontra Schifani e La Loggia. Lo dice Campanella, contro cui i due forzisti hanno annunciato querela; ma la cosa risulta anche da intercettazioni. Nulla di penalmente rivelante, secondo la Dda di Palermo. Nel ‘98 però anche Mandalà padre finisce dentro: verrà condannato in primo grado a 8 anni per mafia e a 4 per intestazione fittizia di beni. E nel ‘99 il Prg salta perché il Comune viene sciolto per infiltrazioni mafiose nella giunta che ha nominato consulente Schifani. Miccichè insorge: “E’ una vergognosa pulizia etnica”. Ma ormai Schifani è in Senato dal 1996. Prima capogruppo forzista, ora addirittura presidente. Applausi. Viva il dialogo. Viva l’antimafia.

di Marco Travaglio
l'Unità, 1 maggio 2008


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permalink | inviato da tgweb il 5/5/2008 alle 11:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



5 dicembre 2007

Eh si, il problema... è il traffico!!!

 Il problema è il traffico

 Onore al sindaco Uòlter Veltroni per aver licenziato in tronco il comandante dei vigili di Roma, che parcheggiava la fuoriserie in divieto di sosta usando un permesso per disabili altrui, per giunta scaduto. I piagnistei dell’interessato lasciano il tempo che trovano: quando viene meno il rapporto fiduciario tra l’azienda e il manager, questi se ne va su due piedi, e se qualche legge gli consente di restare o di tornare al suo posto va cambiata subito. Soprattutto per ruoli di enorme responsabilità come quello del capo della polizia urbana di una metropoli.
Si spera che il caso di Roma diventi un precedente per tutta la Pubblica amministrazione, infestata di pregiudicati per concussione, corruzione, abuso, peculato, molestie, pedofilia, che non si riescono a cacciare perché il procedimento disciplinare è fatto apposta per garantire la prescrizione (per avviarlo bisogna attendere i 4-5 gradi di giudizio della giustizia ordinaria). Ora il ministro Nicolais ha pronta una riforma che consente il licenziamento immediato e automatico dei condannati o di chi ha patteggiato, ma solo se la pena supera i 2 anni: ed è noto che, per i delitti contro la PA, basta lo sconto del rito abbreviato per assicurare scendere sotto i 2 anni. Il ministro spiega che le pene basse corrispondono a «reati minori»: non è così, ma, anche se lo fosse, perché mai un amministratore dovrebbe avere licenza di commettere reati minori? Perché dobbiamo stipendiare qualcuno che ruba, ma solo un po’? La cacciata - sacrosanta - del comandante dei vigili di Roma evidenzia lo sconvolgimento della scala di valori che il berlusconismo (di destra e di una certa sinistra) ha prodotto in questi ultimi 15 anni. Cosimo Mele, quand’era vicesindaco al suo paese, fu arrestato per concussione per aver intascato mazzette ed essersele poi giocate al casinò: l’Udc lo candidò al Parlamento. Poi fu sorpreso in un coca party con due squillo, e fu espulso dal partito. Morale: rubare fa curriculum per la carriera parlamentare, andare a prostitute e farsi una sniffata è peccato mortale. E allora: se, invece di parcheggiare in divieto fingendosi disabile, il comandante dei vigili fosse rinviato a giudizio per il sequestro di Abu Omar, come l’ex capo del Sismi Niccolò Pollari e il suo fedelissimo Pio Pompa, che ne sarebbe di lui? L’avrebbero promosso consulente di Palazzo Chigi e giudice del Consiglio di Stato (come Pollari), o dirigente del ministero della Difesa e commentatore del Foglio (come Pompa). E se, arrestando Totò Riina, si fosse dimenticato di perquisirne il covo lasciandolo a Cosa Nostra, come il generale Mario Mori, oggi sarebbe comandante del Sisde e vigilerebbe sugli appalti nella piana di Gioia Tauro. Se fosse sotto inchiesta per la mattanza del G8 di Genova, come l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, sarebbe capogabinetto del ministro dell’Interno Amato. O, se proprio fosse sfortunato, capo del Dipartimento analisi dell’Aisi (l’ex Sisde), com’è appena accaduto a Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell’Ucigos, imputato per il sanguinoso blitz alla scuola Diaz. E se il comandante del vigili avesse fatto il testimone di nozze al mafioso Campanella, fedelissimo di Provenzano? Sarebbe ministro della Giustizia dell’Unione o governatore della Sicilia per la Cdl. Se fosse stato filmato dai carabinieri, come Mirello Crisafulli, ad abbracciare e baciare sulle guance il boss della sua città, sarebbe senatore Ds. Se avesse pagato mazzette alla Finanza, come il manager Fininvest Salvatore Sciascia, sarebbe socio di Michela Vittoria Brambilla. Se avesse patteggiato condanne per corruzione, come Pomicino e Vito, sarebbe membro della commissione Antimafia. Se avesse collezionato una prescrizione per mafia fino al 1980, come Andreotti, sarebbe senatore a vita. Se avesse totalizzato una ventina di processi per corruzione (semplice e giudiziaria), falso in bilancio, frode fiscale etc. e una mezza dozzina di prescrizioni come Berlusconi, sarebbe considerato dal Pd un interlocutore adatto a riscrivere la legge elettorale e un pezzo della Costituzione. Invece il comandante dei vigili di Roma ha fatto di peggio: ha parcheggiato in divieto con un permesso altri, per giunta scaduto. Dunque se ne deve andare. Come diceva Johnny Stecchino a Palermo, «il problema è il traffico».

Uliwood Party di Marco Travaglio
L’Unità del 27.11.2007




29 giugno 2007

Il mitico Piero Ricca incontra il ministro Mastella!

 PIERO RICCA INCONTRA CLEMENTE MASTELLA
Guardate il video per intero.

Chiede spiegazioni sulla LEGGE BAVAGLIO.
Chiede lumi sulla nomina del FORCAIOLO Nuvoli.
Grande quando apostrofa "sgherri e bravacci manzoniani" le guardie del corpo che senza nessun motivo gli voglion impedire il passo.
Fantastico quando Piero ricorda a Mastella la sua amicizia con il mafioso uomo di Provenzano Francesco Campanella.
Piero Ricca, un uomo un mito!!!


Guardate anche  dal corriere.it 
Ricca incalza Mastella. E il ministro: «E' un cretino»
Guardate la faccia di quel ministro davvero indecente.
Il video è arricchito anche di sottotitoli :)





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