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Salvo Tgweb

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Con l'ex magistrato Gherardo Colombo

Colombo ad Agrigento.
Articoli e  video:
link1; link2; link3.

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Ad Enna con il giornalista Lirio Abbate.
Presentazione del libro "I Complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento". (di Abbate e Gomez)

Incontro “Terra di mafia e di lotta alla mafia”
svoltosi a Palma di Montechiaro (AG)
foto con M. Travaglio (ottobre 2006)

Con M. Travaglio e S. Guzzanti in occasione della presentazione di "Intoccabili" e  "Reperto Raiot" a Palermo (2005)

 

V-DAY Agrigento

foto del V-Day agrigentino foto (clicca qui) e anche il video (clicca qui)

V2-DAY 

Qui il video del secondo v-day

V2-Day il video (clicca qui)

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Manifesti "Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano presidente". Regionali 2008.

Con Sonia Alfano in visita presso il nosocomio agrigentino. (foto di Elio Di Bella)

Sonia Alfano ad Agrigento elezioni Europee 2009

 

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TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' UGUALI DEGLI ALTRI   G. Orwell
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“La tragedia dell’Italia è la sua putrefazione morale, la sua indifferenza, la sua vigliaccheria”. Piero Calamandrei
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"Non è la libertà che manca.
Mancano gli uomini liberi".          Leo Longanesi
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"Può stare nel luogo santo chi ha mani innocenti e cuore puro. Mani innocenti sono mani che non vengono usate per atti di violenza. Sono mani che non sono sporcate con la corruzioni e con tangenti. Cuore puro, quando il cuore è puro? E' puro un cuore che non si macchia con menzogna e ipocrisia, un cuore che rimane trasparente come acqua sorgiva perchè non conosce doppiezza".
Papa Benedetto XVI
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Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l'onestà e il coraggio. L'onestà... l'onestà... l'onestà. [...] E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo. Se c'è qualcuno che dà scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!       Sandro Pertini

Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero.       S. Pertini

Sono del parere che la televisione rovina gli uomini politici, quando vi appaiono di frequente.                              S. Pertini
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Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità.                 Indro Montanelli
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"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo". Indro Montanelli


19 febbraio 2012

Breve osservazione sulla disputa Celentano vs Avvenire e Famiglia Cristiana.



Trovo alquanto peregrina la critica mossa in questi giorni, dal giornalismo dichiaratamente cattolico e non solo, ad Adriano Celentano per le sue provocatorie parole sull'auspicata chiusura delle due celebri testate cristiane.
Premesso che sia sempre giusta la difesa della libertà di espressione, pensiero e stampa, mi domando come mai questi novelli scopritori dei diritti predetti non abbiano proferito verbo quando esponenti (ahimè) delle nostre indecenti istituzioni dichiaravano espressamente di volere l'immediata chiusura di alcune trasmissioni tv (exempli gratia quella di Annozero, ma andrebbe ricordata anche quella del compianto Enzo Biagi, e qui mi fermo, perché la lista rischierebbe di risultar più lunga del presente trafiletto).
E pensare che questi desiderata provenivano da personaggi che avevano tutto il potere e l'influenza per ottenere i risultati voluti (e spesso li hanno pure conseguiti).
Ma il fatto che milioni di persone erano interessate ad ascoltare opinioni non gradite al despota ed ai suoi epigoni, importava a nessuno? Si ricorda qualcuno dei suddetti indignati critici inalberare vessilli di libertà fondamentali del nostro ordinamento?
Tutto bene, direi, finché non si tocca il proprio ubertoso orto.
Del resto, c'è poco da rimaner attoniti.
Questi signori per anni hanno sostenuto, spesso anche manifestamente e senza imbarazzo alcuno, quello che è stato meravigliosamente ed icasticamente definito da Montanelli “la feccia che risale il pozzo”, ovverosia il berlusconismo.




12 luglio 2010

"Signori della Corte, questa è la cronaca di una morte annunciata". Ricordiamo Giorgio Ambrosoli.



"Di fronte a un Cuccia che tace per anni, c'è un Ambrosoli che il giorno dopo la prima telefonata sale le scale del palazzo di giustizia e sporge la sua denuncia. Erano uomini diversi. L'uno è ancora a capo di Mediobanca, e l'altro è entrato nella storia. Lasciatemelo dire senza retorica. Giorgio Ambrosoli sarà ricordato come un esempio assoluto di dedizione al dovere e allo Stato" (P.M. Guido Viola, processo Ambrosoli).

Trentuno anni fa moriva Giorgio Ambrosoli. Solitario eroe e servitore delle Stato mai adeguatamente ricordato e celebrato.
Il motivo è semplice. Il suo potrebbe essere un pernicioso esempio per il sistema Italia, che vive e si alimenta grazie ai cattivi modelli delle classi dirigenti. All'aiuto di un sistema informativo del tutto servile e compiacente. E, dulcis in fundo, mercè il nostro disinteresse.

La storia di Ambrosoli andrebbe raccontata e studiata per bene. Vi invito a farlo da soli  e sin da ora (prima che ci convincano che Mangano siano davvero un eroe!).
Molto bello il libro del figlio, Umberto, intitolato "Qualunque cosa succeda". Nel leggerlo mi sono venuti più volte i brividi.
Personalmente vorrei ricordarlo con uno splendido articolo del 10 dicembre 1985, a firma di Fabrizio Ravelli, pubblicato su Repubblica. Di seguito l'articolo.

MILANO - Al processo Ambrosoli ha la parola il pubblico ministero Guido Viola. E' in piedi, dietro al suo banco che i difensori hanno affollato di piccoli registratori per poter riascoltare poi il loro avversario. Anche Viola tiene in mano uno di questi aggeggi, accostato al microfono, e traffica con i pulsanti. "Pronto, avvocato!", si sente. In aula qualcuno ridacchia, pensando a un errore, a un' interferenza. Viola spegne, e ritorna daccapo. "Pronto, avvocato!", ripete la voce. "Buon giorno", risponde un' altra voce, bassa e calma. "Buon giorno. L' altro giorno ha voluto fare il furbo. Ha fatto registrare tutta la telefonata", la prima voce è minacciosa, e ha un pesante accento siciliano. Nell' aula s' è fatto silenzio: ora tutti hanno capito di cosa si tratta. "Chi glielo ha detto?", chiede la voce bassa, e ora tutti sanno che è quella di Giorgio Ambrosoli. Risponde il picciotto: "Eh, sono fatti miei chi me l' ha detto. Io la volevo salvare, ma da questo momento non la salvo più". "Non mi salva più?". "Non la salvo più, perchè lei è degno solo di morire ammazzato come un cornuto! Lei è un cornuto e un bastardo!". Viola spegne il registratore. Silenzio glaciale: è la prima volta che si ascoltano in pubblico quelle tremende minacce. "Signori della Corte, questa è la cronaca di un morte annunciata", attacca il pubblico ministero. E' la prima delle due puntate della sua requisitoria, in questo processo per la morte dell' avvocato Giorgio Ambrosoli e per le altre malefatte del clan sindoniano. Michele Sindona, anche oggi, non s' è fatto vedere. C' è invece, nel gabbione, l' imperturbabile Robert Venetucci: sta in piedi accostato alle sbarre, e ascolta la traduzione che gli fa una giovane interprete. Guido Viola è emozionato, si vede. Parla quasi sempre rivolto ai giudici popolari. Sono undici anni che lavora a questa vicenda, e ancora oggi lo sdegno e il nervosismo gli fanno infilare qualche accento enfatico. Fra gli avvocati c' è chi sorride, ripromettendosi di batterlo sul terreno dell' oratoria. Ma c' è proprio poco da ridere: la storia che Viola racconta è ancora tutta da ascoltare e da studiare. Il pubblico ministero comincia da lontano, dal 1974 che segnò per Michele Sindona l' ora del crack. "Michele Sindona si è sentito sempre tradito: un sistema politico gli aveva consentito di arrivare dov' era arrivato. Ma come, pensò, ora mi fate fallire? Ma chi è stato a provocare la mia caduta? Lui non ha mai pensato che era stato il suo comportamento. ...  >> continua >>


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30 giugno 2010

Draquila... il film, l'incubo e il sogno!



Ieri sera ho visto “Draquila – L'Italia che trema”.
Il film merita. Pregevole lavoro che riempie un grande buco di disinformazione e di astuta propaganda. Ho pensato, per un attimo, che la gente da quel momento sarebbe stata più consapevole, più critica e più curiosa. Ed ovviamente adirata per le menzogne finora ascoltate a tv unificate.
Ma la sala, ahimè, parlava da sé.
Quasi deserta. Arida come tante coscienze.
Forse eravamo in dieci. Tre miei coetanei (quindi non giovanissimi), e sei  sulla cinquantina passata.
C'è poco da fare, la gente vive in una sorta di autismo, così come vuole chi detiene e dispone del potere. Una massa di mitridatizzati, come zombie si muove intorno a me.
La realtà sembra, infatti, quasi un film dell'orrore.
L'insipienza dei più mi lascia sconvolto e colmo di inani speranze.
Ma se mi è permesso ancor di sognare, immagino il giorno in cui un'alta carica dello stato, dal suo pulpito, rivolgendosi al popolo-spettatore, con l'intento di svegliare gli animi assopiti, proferirà simili parole: “Amati concittadini, sappiate che l'infingardaggine, l'indifferenza, l'abulia ci rendono responsabili di tutti i mali, presenti, e di quelli in divenire. Adesso basta. Svegliaaaa!!!” - bum! - uno sparo? -no, per fortuna è soltanto la sveglia... che suonando e vibrando è caduta per terra! O meglio, mi riporta per terra.


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19 marzo 2010

guardami guardami... che ti plasmo per bene.


Ho da poco assistito in tv all'ennesimo esempio di manipolazione della pubblica opinione.

Su raidue, dopo pranzo, va in onda (direi meglio, in scena) una trasmissione, apparentemente innocua, che già dal titolo fa capire che ti sta per fregare. Si chiama "Il fatto del giorno".

Mi sta a cuore ricordare che "Il fatto" era il titolo della storica trasmissione condotta da Enzo Biagi, epurato dalla rai su ordine dell'allora presidente del consiglio (sì, sempre lui) e che ancora oggi, non contenta, offende la sua memoria adoperando quel titolo per i suoi consueti servizietti al padrone.

L'argomento al centro del dibattito (nel momento in cui, improvvidamente, mi soffermavo su quel canale) era l'isola dei famosi.

So che qualcuno si chiederà che cosa stavo a guardare quella robaccia, ma ogni tanto, a mo' di studio psicologico, cerco di capire cosa apprende chi guarda tranquillamente e ingenuamente la tv.

Ma torniamo alla trasmissione!

Si assisteva alle solite inutili grida - ingrediente ormai essenziale per la riuscita di un talk - quando arriva il colpo di classe della  integerrima presentatrice. "Fermi tutti! silenzio!", esclama la gaudiosa conduttrice (il cui cognome è Setta, quasi una confessione!).

E restando seria, proseguiva affermando: "questa discussione dà l'idea di come funziona oggi la giustizia in Italia! Esiste soltanto la voce dell'accusa,  quella della difesa non c'è

mai!".

Ecco il leitmotiv tanto caro al regime. Perché dire queste scemenze? Cui prodest?

Ovvio che questa asserzione è di una falsità inaudita e non merita nemmeno un commento nel merito.

Ma una cosa è certa, come al solito, quando meno te lo aspetti, eccoti piazzato un altro colpo in favore di re Silvio da hardcore.

 

 

P.s.: A proposito del titolo Il Fatto vorrei evidenziare l'opposta situazione de "il Fatto quotidiano", che sin dal suo concepimento aveva chiaramente espresso  l'intenzione di voler omaggiare la memoria del grande Giornalista. Del resto, i giornalisti de Il Fatto sono gli unici che negli anni, e ad ogni occasione, hanno continuato a ricordare il grande Enzo, e la sua epurazione.

 


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24 gennaio 2010

Totò Cuffaro condannato anche dalla corte di appello. Questa volta riconosciuta finanche l'aggravante mafiosa.

Dopo la condanna a 7 anni inflitta ieri al senatore udc Totò Cuffaro (ex presidente della regione Sicilia) dalla Corte di Appello di Palermo, per favoreggiamento aggravato dall'avere agevolato la mafia e rivelazione di segreto istruttorio, mi sovviene una brillante scenetta andata in onda qualche anno fa.

 

Ecco  il commento di allora: Totò Cuffaro, un uomo, una coppola! (apri il link)

 

 


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5 gennaio 2010

Ricordiamo Pippo Fava. Ricordiamolo anche a Dell'Utri poiché afferma di non conoscerlo. Vergogna!

Il 5 gennaio del 1984 Giuseppe Fava, giornalista, intellettuale, scrittore, veniva ucciso da mano mafiosa.
Io voglio ricordarlo riproponendo - come ormai faccio ogni anno - una sua famosa intervista rilasciata ad Enzo Biagi nel 1983. 
Le sue parole
  risuonano vive e forti ancora oggi. È triste rendersi conto di quanto nulla sia cambiato, se non addirittura peggiorato.
"... i mafiosi stanno in parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri, sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione.... Il problema della mafia è molto più tragico e importante, è un problema di vertici della nazione che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l'Italia..."


P.s.: guardate il video in cui Dell'Utri dice a Piero Ricca di non conoscere Pippo Fava: "chi lo conosce? Sarà amico suo!". La vergogna in questo Paese non ha limiti.  http://www.pieroricca.org/2008/03/14/marcello-dellutri/


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26 novembre 2009

Ciampi avrà letto il mio articolo?



Nell’articolo precedente ho brevemente esposto le mie considerazioni in merito al potere di promulgazione che la nostra Costituzione conferisce al Presidente della Repubblica, poiché ritenevo, e ritengo, ci fosse bisogno di chiarire un po’ le idee a quanti le abbiano leggermente confuse.

Ritorno sull’argomento solamente perché in questi giorni il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi ha espresso, al riguardo, sostanzialmente, giudizi analoghi ai miei.

 

Ecco il pensiero di Ciampi (attaccato in questi giorni, ovviamente, dai pidiellini):

“…il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla. Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all'opinione pubblica".

Ed aggiunge: "Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l'unica regola da rispettare sia quella del "quantum potes": fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti".

 

La conclusione del brano merita di essere evidenziata: «Ma in tanto buio, secondo Ciampi c'è anche qualche spiraglio di luce. Per esempio l'appello lanciato su "Repubblica" da Roberto Saviano, che chiede al premier di ritirare la legge sull'abbreviazione dei processi, la "norma del privilegio". "Io - commenta il presidente emerito della Repubblica - per il ruolo che ho ricoperto non uso firmare appelli. Ma condivido dalla prima all'ultima riga quello di Saviano. Risponde a uno dei principi che mi hanno guidato per tutta la vita. E il fatto che abbia ottenuto così tante adesioni rappresenta una speranza, soprattutto per i giovani. È il vecchio motto dei fratelli Rosselli: non mollare. Loro pagarono con la vita la fedeltà a questo principio. Qui ed ora, in Italia, non c'è in gioco la vita delle persone. Ma ci sono i valori per i quali abbiamo combattuto e nei quali abbiamo creduto. In ballo c'è la buona democrazia: credetemi, è abbastanza per non mollare".»

 

Vi segnalo il link con l’intervista all’ex Capo dello Stato su Repubblica.it (leggetela perché è molto interessante).

 

Segnalo anche il mio articolo nel quale indico le responsabilità e spesso la complicità di tanti pavidi giornalisti artefici della confusione e della disinformazione generale.

 

Infine, dopo aver letto l’intervista a Ciampi mi domando: ...che per caso Ciampi, invece di seguire in tv Vespa o il Grande fratello, abbia cominciato a passare un po’ di tempo in rete imbattendosi così nel mio blog?

Ciampi Ciampi… bricconcello!

Sarai mica diventato anche tu un po’ giacobino forcaiolo e giustizialista?



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10 ottobre 2009

Studiamo la Costituzione



Si può sapere, una volta per tutte, se il Presidente della Repubblica esercita o meno una qualche forma di controllo sulle leggi che il Parlamento gli presenta?
Sul punto in questi ultimi tempi se ne sentono di tutti i colori. È evidente che c’è molta confusione, spesso impera l’ignoranza, sovente la malafede.
Il luogo più pericoloso come al solito è la televisione. I dibattiti che di frequente prendono vita non portano a chiarire le idee del povero, e spesso disarmato, ascoltatore.
Secondo me, il conduttore di una trasmissione, dopo aver lasciato parlare i suoi ospiti, alla fine dovrebbe intervenire e rivelare agli spettatori come stanno realmente le cose.
Nel caso in esame basterebbe munirsi di una Costituzione esplicata, e squadernarla come risolutiva dell’arcano.
La gente capirebbe così che è lontano dal dettato costituzionale chiunque accusa l’on. Di Pietro (così come Beppe Grillo o Marco Travaglio per fare qualche esempio) di dire assurdità.
 
 
 Per chi non avesse a casa un testo del genere (la bibbia del cittadino italiano), riporto il contenuto dell’art. 74 della Costituzione:
 «Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata».
 
A questo punto, senza alcuno sforzo esegetico, possiamo capirne di più leggendo l’apposito commento:
 «Il Capo dello Stato può esercitare un potere di veto sospensivo, può cioè rinviare il testo di legge alle Camere perché lo riesaminino, indicando le ragioni per le quali non lo ha promulgato. Tali ragioni si riferiscono alla legittimità ed opportunità costituzionale della legge, vale a dire al contrasto tra le norme in esse previste e quelle della Costituzione. Se però il Parlamento riapprova il medesimo testo, il Presidente della Repubblica non può far altro che promulgarlo».
 
   Quindi il Presidente non può rispondere ad un cittadino che, per es., gli chiede di non firmare lo “scuso fiscale”, che Lui firma perché poi comunque dovrebbe farlo lo stesso. Non è questo il senso della norma. A questo punto, si potrebbe cancellare quest’articolo.
È importante il segnale che si dà firmando o meno, indicando in caso negativo i punti dolenti della legge. Poi i cittadini prenderanno atto che il Parlamento non ha dato seguito ai rilievi sollevati dal Capo dello Stato. E se successivamente venisse sollevata la questione di illegittimità costituzionale e la norma venisse dichiarata incostituzionale, il “garante della Costituzione” non farebbe una magra figura.
 
 
 Continuando la lettura un'ulteriore nota spiega:
 «La norma delinea la figura del Presidente della Repubblica come il garante dei valori e dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione. Il Capo dello Stato deve porsi come il principale responsabile della difesa dell’integrità del sistema democratico, bloccando, con il suo rifiuto alla promulgazione, leggi potenzialmente eversive dell’ordinamento costituzionale».
 
 
 P.s.: Un principio fondamentale è, ad esempio, l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, sancito dall’art. 3.


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9 ottobre 2009

Bocciato il lodo Alfano!

 

La "bocciatura" del cosiddetto lodo Alfano ha dimostrato che aveva ragione chi raccoglieva le firme per spazzare via questa ignobile legge (tramite referendum).

Con molto piacere ricordo che nella provincia di Agrigento sono state raccolte a tal fine più di 10.000 firme.
Alle persone che la pensavano diversamente, come è loro diritto, vorrei solo porgere l'invito a leggere e ad amare questa nostra Costituzione e a valutare bene chi - come il sig. Silvio Berlusconi - la considera una palla al piede, oltre a  definirla "filosovietica".
Sappiamo bene che questa Costituzione ci è invidiata da tutti i Paesi democratici; e che essa sembra addirittura aver ispirato i principi enunciati nella Dichiarazione universale dei diritti umani.

Riporto un mio articolo con il quale, oltre ad invitare a firmare per l'abolizione del cd. Lodo, indicavo le "insuperabili perplessità di legittimità costituzionale" sollevate dai costituzionalisti.

ecco il testo:
Ancora una volta siamo chiamati ad esprimerci su una questione molto delicata che riguarda la messa in discussione di quei principi fondamentali sui quali è basata la nostra Carta Costituzionale. Come sapete, la Legge delle Leggi, la nostra amata Costituzione, giorno dopo giorno è  bersaglio di forti attacchi - da parte di una classe politica sempre più  arrogante e dispotica - che, minandone le basi, riescono a snaturarla ed a stravolgerla. E’ giunto il momento di dire basta e far sentire la nostra voce. Voce di cittadino stanco di essere un umile suddito. Cittadino che ha il dovere di non restare a casa, di non girarsi dall’altra parte, perché consapevole che la prossima volta sarà anche peggio. Che “l’ultima volta” sarà a sua volta la “penultima volta”.  Che la dignità non ha prezzo.
Ogni volta si sperimentano leggi indecenti e si misura il grado di indignazione del popolo. Se non seguono sufficienti reazioni la classe dirigente sa che è possibile continuare ad osare, perché il popolo è assuefatto, il grado di indignazione è prossimo allo zero (grazie anche ad un’informazione inesistente e servizievole).

Il lodo Alfano è una legge che va ai più presto eliminata. Innanzitutto, la Costituzione esclude che il popolo possa, con il voto, rendere immuni i titolari di cariche elettive da procedimenti giudiziari (cfr. art.1 cost.). E questo è ciò che avviene in questo momento. In merito ancora al cosiddetto Lodo, i costituzionalisti parlano di "insuperabili perplessità di legittimità costituzionale" ; rilevano inoltre che il Lodo Alfano "viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all'obbligatorietà dell'azione penale, anche e soprattutto l'art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini "sono eguali davanti alla legge".       
 >>continua>>>
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8 ottobre 2009

Il poveretto non fa più bagni di folla.



Che fine hanno fatto i bagni di folla?

Questa è la domanda che si farebbe un normale cittadino scoprendo, sorpreso, come viene accolto Silvio dalla gente in giro per il Paese. Ma non era amatissimo dal 70% della popolazione? Vuoi vedere che il restante 30% è andato a Messina?

Si tratta ovviamente delle solite balle spaziali a cui ci ha abituato il nostro giovane premier Silvio Impunito.

Balle che risulterebbero ancor più plateali se si facesse vedere in tv quanto invece è contestato ovunque metta i suoi pregiatissimi tacchi.

È evidente che quando in tutti i canali televisivi assistiamo alle immagini del premier osannato dalle masse ci troviamo innanzi ad una messa in scena, una farsa, una pagliacciata.

Gente facente parte del suo entourage ovvero semplici portatori di livrea. Il più delle volte mesti figuranti.

 

Nel video c'è di tutto.

Fantastica la parte in cui i “servi” impiegati dei tg vengono presi per quello che sono. Ed infatti, conseguentemente, per non far vedere ai cittadini che guardano i tg, e per evitare che qualcuno prenda esempio, quelle specie di giornalisti annunciano che faranno la diretta tv dall'interno del palazzo perché fuori la gente dissente e protesta.

Perché poi riuscirebbe difficile far credere ai telespettatori che quelle persone facciano parte di qualche movimento sovversivo, facente capo magari ai poteri occulti.

Trovo emozionante vedere come questi siciliani gliene cantano quattro! Dalle immagini è chiaro che questa è gente con problemi che vanno ben oltre quello di trovare un posto in qualche fiction o in trasmissioni tv. Forse avrebbero dovuto portare con sé un book fotografico e lasciarlo al Presidente!

E cosa dire delle donne, anche di età matura, sfuggite ai tg di Fede e Minzolini?

 

Ascoltate nel video la voce del popolo, la disperazione della gente normale che non riesce a convincersi che tutto va bene e che “meno male che Silvio c’è”!

 

Ci tengo infine a sottolineare che di immagini così è piena la rete, ma ne è vuota l’informazione in tv.

 

Per il premio “coro dell’anno” segnalo l’interessante e simpatico coretto (risultato poi anche di buon auspicio) che prende vita intorno al minuto 07:16:

“berlusconi sei un ladro non ti salva il lodo alfano - berlusconi sei un ladro non ti salva il lodo alfano   …da ripetere ad libitum!

 



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7 ottobre 2009

Belpietro... "dove ha preso i soldi?"



Maurizio Belpietro sì che è un grande giornalista.

L’altra sera, durante l’ultima puntata di Annozero, l’ex direttore di Panorama ha chiesto insistentemente a Patrizia D’Addario da dove venissero i suoi soldi. Neanche fosse il Presidente del Consiglio.

Io credo che la D’Addario non sia tenuta a dire un bel niente a Belpietro, dato che lei non ricopre alcuna carica istituzionale (anche se a dir la verità qualcuno nel Pdl voleva farle avere una bella carriera politica, non so in base a quali meriti e criteri…), non amministra la nostra vita e non le paghiamo uno stipendio.

Detto ciò, colgo l’occasione per ricordare come da lustri il Cavalier Bugiardoni non risponde a quella domanda che tanto oggi piace all’attuale direttore di “Libero” (sic!).

La domanda, in quest’ultimo caso, era pertinente, si rivolgeva ad un signore che un po’ vestiva i panni del Presidente del Consiglio e un po’ quelli del capo dell’opposizione.

In un altro Paese i media non avrebbero mollato finché non fosse arrivata una risposta credibile. Ricordo infine che anche ai magistrati che domandavano è stato offerto un bel due di picche.

Adesso voglio concludere con la domanda (che è sempre attuale) formulata da Daniele Luttazzi in una memorabile puntata di Satiricon, avente come ospite Marco Travaglio:

“Cavaliere, dove ha preso i soldi?”







25 settembre 2009

Angelino Alfano e il giudice Rosario Livatino. C'è forse antinomia?


“Allora dobbiamo essere governati da gente legata alla mafia.. è un Paese civile o no? ...è così! bisogna essere umiliati!”.
Queste le parole pronunciate da Paolo Sylos Labini nel 2001 con le quali vorrei destare gli animi, ormai sopiti, di noi poveri iloti italiani.

La domanda la faccio io: si può essere il burattino di Berlusconi e nel frattempo intitolare una sala del ministero ad un giudice ucciso dalla mafia?
Certo che si può, con quella faccia tosta si può tutto.

Premesso che sicuramente il giudice Livatino merita questo e altro, sono convinto che a lui poco importerebbe avere un'aula intitolata; sicuramente preferirebbe che lo Stato facesse davvero la lotta alla mafia, ed anzi, preferibilmente, che lo Stato non sia un tutt’uno con essa.

Ma veniamo al punto.

Sento il bisogno di esternare il mio stato d’animo in seguito ai servizi mandati in onda ieri su tutti i tg.
Non vi nascondo che sono sempre più nauseato di assistere a cerimonie prive di contenuti, di veder dar lustro a certo ciarpume.
Alfano parla di Livatino come modello “ideale”. E fa bene.
Ma qualcosa non mi convince. Ne parla bene perché il giudice è ormai defunto?
Mi domando quale trattamento avrebbe riservato a lui (un magistrato che faceva il suo dovere) la classe dirigente del Paese, con al seguito le tv padronali.
Chissà, probabilmente sarebbe stato trasferito, calunniato, bastonato col tubo catodico, delegittimato o quant’altro.
Nell’occasione della ricorrenza dell’assassinio del giudice canicattinese, il ministro siciliano elenca una serie di qualità che dovrebbe possedere un giudice, lasciando chiaramente intendere il pensiero suo e della banda bassotti a cui appartiene. E cioè che i giudici oggi sono pieni di pregiudizi ideologici; che giudicano senza obiettività i fatti; che valutano le persone sottoposte al loro giudizio non per quello che hanno commesso ma per quello che sono; non sono e non appaiono sereni e indipendenti; e altre corbellerie del genere.

L’Alfano pensiero è stupendo: il magistrato “ideale” non rilascia interviste.
Si evince da ciò che magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non erano dei buoni magistrati, non erano “ideali”. Troppe interviste!
Qualcuno dei presenti poteva farlo notare, ma sembrava male, meglio non disturbare.


Il momento sublime si ha quando l'eccelso Alfano afferma incauto: “Tocca a noi passare il testimone alle nuove generazioni”.
Infatti le nuove generazione hanno ancora impresso nella mente quel grande messaggio lanciato all’unisono da Berlusconi e Marcello Dell’Utri: “Vittorio Mangano eroe!”.

E se Mangano è eroe, per definizione eroi non potranno mai essere Borsellino, Falcone, e neanche Livatino. Perché delle due l’una, o sei mafioso o sei eroe di Stato.

“Io in un paese come questo non voglio vivere, preferisco morire, preferisco andare a trovare mio fratello [Paolo Borsellino], io non posso vivere in un Paese in cui Mangano viene proclamato eroe…”…“Noi non dobbiamo permettere di vivere in un Paese in cui eroe è Mangano e non Emanuela Loi. Noi non possiamo accettare di vivere in un Paese come questo…”

Io sto con Salvatore Borsellino, voi fate pure.








11 settembre 2009

Un torero non sguinzaglia avvocati contro il toro



Interessante l'editoriale del
Wall Street Journal - bibbia del capitalismo americano - il quale, in merito alle esternazioni del nostro presidente del Consiglio, diffuse ieri da tutti i tg, risponde:
"Un torero non sguinzaglia avvocati contro il toro".

Da leggere assolutamente

Da APCom:
Roma, 11 set. (Apcom) - "Se Berlusconi ama il suo paese così appassionatamente come dice di fare, allora dovrebbe lasciar perdere le cause legali e lasciare la stampa svolgere il suo lavoro". Il Wall Street Journal, che oggi dedica una foto di prima pagina al presidente del Consiglio, "rispettosamente" si dice in disaccordo con Silvio Berlusconi e spezza una lancia in favore della libertà di stampa. Se il premier italiano asserisce che la libertà di stampa non include la libertà di insulto, il principale quotidiano economico Usa di proprietà di Rupert Murdoch, dissente, utilizzando la sua stessa metafora sui tori e sul matador: "Non riusciamo a ricordarci - scrive il WSJ - di un torero che abbia mai sguinzagliato un'intera squadra di avvocati per impedire a un toro di caricare".
Il giornale definisce una "divertente farsa italiana" quella di un premier - "il cui governo ha approvato una legge che lo mette al riparo dai processi mentre è in carica e i cui canali tv dominano il mercato televisivo nazionale" - che intende portare davanti ai giudici giganti della stampa come il francese Le Nouvel Observateur o l'italiano La Repubblica "per aver osato pubblicare accuse delle sue tresche amorose".
Il punto è che le azioni legali del premier italiano non sono affatto "una barzelletta": il quotidiano Usa ricorda il caso dell'Economist, al quale Berlusconi nel 2001 tentò di "dettare la copertura giornalistica" con "un'intimidazione finanziaria". Una vertenza che si è conclusa con un tribunale milanese che lo scorso anno si è pronunciato in favore della rivista chiedendo a Berlusconi di pagare le spese processuali.



dal sito: The Wall Street Journal


Silvio Berlusconi and the Silencing of the BullsThe Italian Prime Minister should let the press do its job.

Silvio Berlusconi's string of lawsuits against European media would be hilarious, if they didn't also threaten to be so effective. The Italian premier has asserted that press freedom does not include the liberty to insult. Respectfully, we disagree: No journalist ever needed a lawyer to write of his leader's heroism.

"They are attacking us like enraged bulls, but here there is a bullfighter who is not scared of anything,"   >>continua>>


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4 settembre 2009

Dalla Chiesa. La mano fu mafiosa... il resto?

In ricordo di Dalla Chiesa

 


Ieri molti tg hanno mandato in onda servizi sulla commemorazione del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa inscenando il solito teatrino del "ricordo" e della "lotta alla mafia".

In merito a quest’ultima è inutile accennare alla non credibilità delle nostre istituzioni quando parlano di lottare e sconfiggere Cosa nostra.

Invece, la questione che più mi avvilisce è quella del perché non si vogliono far sapere alla maggior parte dei cittadini i retroscena di quell’omicidio.

Penso sia il modo più giusto per “ricordare” il generale nominato prefetto e spedito a Palermo in quella primavera del 1982.

Perché nessuno ricorda ciò che il generale scriveva nei suoi diari in merito alla sua spedizione a Palermo?

Perché non accennare al resoconto scritto nello stesso diario, dopo essere stato convocato da Andreotti per un incontro?

Cosa scriveva nero su bianco, all’allora presidente del Consiglio Spadolini, della “corrente andreottiana” il generale?

Cos’altro sulle sue preoccupazioni esternate a Rognoni (allora ministro degli Interni) in merito allo scontro che lo attendeva in Sicilia con la corrente andreottiana e Salvo Lima?

Perché quelle resistenze a concedere i poteri di coordinamento che richiedeva?

Quali le anomalie di quell’omicidio?

Chi aveva interesse ad eliminare il generale?

La mafia voleva davvero commettere quel delitto? Gli conveniva?

Cosa dicevano i cugini Salvo in merito a questo omicidio a Vito Ciancimino?

Cosa affermano autorevoli collaboratori di giustizia? Qualche riferimento alla P2?

Perché quella voglia di preannunciare e rivendicare l’omicidio quando ancora il prefetto non aveva posto in essere alcuna azione contro la mafia?

Tante le domande che meriterebbero un piccolo dibattito su giornali e tv.

Nel mio piccolo, consiglio la lettura del libro “Il itorno del principe” per avere un’idea su come da sempre gli alti piani del potere hanno tramato contro i nostri interessi di cittadini.

Infine, ecco le parole proferite ieri da Rita Dalla Chiesa alle quali non è seguita alcuna eco: «Mio padre puntava a minare quei rapporti di collusione fra politica e mafia che hanno fatto tante vittime e che continuano a essere avvolti nel mistero».


P.s.: I cittadini di Palermo tenuti lontano dallla cerimonia e gli stendardi del comune di fronte la celebre lavanderia di Tanino Cinà (già amico di Silvio e Marcello)!!!




2 agosto 2009

Riflessioni sul sequestro dell'ospedale di Agrigento



Cosa dire sulle legittime lamentele degli agrigentini in merito al sequestro dell'ospedale?
Soltanto un paio di cose.

Innanzitutto di fronte ad un tale evento è naturale provare rabbia e sdegno.
Ma la chiusura di un ospedale non è un fatto isolato e andrebbe visto e inserito in un contesto ben più ampio.

A mio modesto modo di vedere, la chiusura del nostro nosocomio è la naturale conseguenza, il giusto ed infausto epilogo, di una serie di comportamenti che ci contraddistingue e caratterizza.

Non siamo forse da sempre indifferenti alle tematiche politiche e sociali tranne quando si tratta di avere in cambio un favore o un piccolo privilegio? Non siamo sempre accondiscendenti con qualunque scelta politica faccia il nostro padrino di riferimento, parente o esponente di partito per il quale simpatizziamo – o meglio dire partito con il quale abbiamo in qualche modo rapporti o legami e appunto per questo nostro potenziale referente di istanze strettamente personali?

Bene, o anzi, male.

Purtroppo la nostra indifferenza - che come diceva qualcuno “opera potentemente nella storia” - e la nostra abulia producono risultati nefasti.

Dalla chiusura di un ospedale alla morte su una barella in cerca di un posto letto per esempio. Dal crollo di una palazzina per una lieve scossa di terremoto ad una autostrada o un cavalcavia che cede.

Se avessimo da sempre alzato la testa e protestato in qualche modo (anche semplicemente usando bene lo strumento del voto) avverso le scelte dei politici adesso non saremmo a questo punto.

Sappiamo tutti che oggi come ieri vengono candidati in qualunque sede soggetti referenti della mafia.

E sappiamo tutti che la gente li vota (convalidando così queste scelte), o comunque continua a votare per quel partito che spudoratamente continua a propinare collusi, favoreggiatori, se non addirittura esponenti di primo piano di “cosa nostra” (scritto rigorosamente in minuscolo).

Perché questi partiti non vengono puniti almeno con il voto degli elettori? Perché chi prende le difese di candidati in odor di mafia non viene fischiato e contestato?

Perché si assiste inerti alla ascesa al potere di tale personaggi?

Voglio precisare che anche se le responsabilità strettamente inerenti l’ospedale risalgono a parecchi lustri fa, dalle stesse responsabilità se non penali ma morali, etiche e politiche non vanno esclusi quegli esponenti di primo piano che continuano oggi a cooperare  con soggetti legati a quella consorteria.

Adesso è tardi per lamentarsi ed è inutile piangere sul latte versato.

Spero che da ora in poi la gente punisca chiunque in qualche modo contribuisce o non si discosta da questo modus operandi.

 

Infine un’ultima cosa.

Piccolo indovinello.

Alla luce dei recenti fatti, ospedale di Agrigento, Caltanissetta, strutture pubbliche e private  friabili come grissini in Abruzzo, la TAV (treni ad altà velocità), le autostrade, secondo voi: con che tipo di cemento costruiranno il prossimo rigassificatore a Porto Empedocle?

E le imminenti centrali nucleare?


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29 luglio 2009

Sequestrato l'ospedale di Agrigento

da rainews24

L'ospedale San Giovanni di Dio


Il Gip presso il Tribunale di Agrigento, Alberto Davico, ha disposto il sequestro preventivo dell'intero complesso ospedaliero San Giovanni di Dio di Agrigento.

Il provvedimento, eseguito dalla Guardia di finanza, è stato adottato a conclusione di complesse indagini che hanno evidenziato gravi carenze strutturali dell'intero complesso ospedaliero, tali da esporre, spiegano, "a gravissimo rischio sismico l'intero manufatto". "I gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza hanno determinato la Procura della Repubblica di Agrigento - spiegano investigatori e inquirenti -
a richiedere l'adozione del provvedimento cautelare reale sussistendo tutte le esigenze previste dal codice di rito, non potendo prorogarsi oltre il rischio concreto di eventi disastrosi".  >> continua>>

....... poi dicono che con un leggero terremoto accadono tragedie!


La notizia comunque non è del tutto nuova. C'era da aspettarselo.
Vi segnalo il video dell'intervento di Marco Travaglio ad Annozero ad inizio aprile nel quale proprio l'ospedale di Agrigento veniva descritto come "pericolante"!




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28 luglio 2009

Ex deputato di Forza Italia mafioso al 100% secondo il tribunale di Palermo

"Un deputato della mafia" nella notte della sentenza

Lunga camera di consiglio del tribunale di Palermo per la sentenza nel processo contro l’ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante, un radiologo molto noto nel capoluogo siciliano, accusato di associazione mafiosa assieme a un altro medico, Antonino Cinà, e a sette imputati, tra i quali (per una estorsione) Bernardo Provenzano. Ipm Antonino Di Matteo e Gaetano Paci hanno chiesto la condanna di Mercadante a 14 anni di reclusione, di Cinà (e di un altro imputato, Lorenzino Di Maggio) a 16 e di Provenzano a 9. I giudici si sono riuniti in camera di consiglio alle 10 di ieri mattina.

Un processo delicatissimo. Giovanni Mercadante, al contrario di altri politici che in passato sono rimasti coinvolti in inchieste su Cosa Nostra, è accusato di aver fatto parte dell’associazione e non solo di «concorso esterno». Su di lui pesa il sospetto di essere stato una creatura politica di Bernardo Provenzano. Non solo per aver avuto col padrino dei rapporti d’affari nel settore della sanità, ma per aver stabilito un accordo: in cambio dell'appoggio dei clan alle elezioni regionali del 2001 e del 2006 avrebbe garantito l’ingresso in politica, nelle fila di Forza Italia, del nipote di un boss.

Tutto nasce nel 2005-2006 da un’intercettazione ambientale e prima ancora, nel 2001, da un «pizzino» rinvenuto in un covo di Provenzano.
>>continua da l'unità>>

la notizia su La Stampa
la notizia su rai news 24


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24 luglio 2009

Bella notizia! Finalmente!

Luigi de Magistris presidente commissione Bilancio europea

Luigi de Magistris, presidente della Commissione di controllo del bilancio
dell'Unione Europea
(6:01)
demagistris_presidentecommissione.jpg
Luigi de Magistris è stato eletto presidente della Commissione Controllo Bilancio dell'Unione Europea. E' la migliore notizia dell'estate. Potrà verificare gli stanziamenti ai diversi Paesi europei, il loro reale utilizzo, colpire le frodi, informare i cittadini italiani attraverso la Rete. Nel 2007 andai a Strasburgo insieme a de Magistris per denunciare lo scandalo dei fondi europei attribuiti all'Italia che finiscono nelle tasche dei partiti, delle lobby e delle mafie. Una cifra pari a nove miliardi di euro ogni anno. Chiesi ai parlamentari presenti di non mandarci più soldi, era come mandarli a Bokassa. Due anni dopo abbiamo ottenuto un risultato formidabile. La persona giusta al posto giusto. E questo grazie a voi, grazie alla Rete. Luigi è il parlamentare europeo con il maggior numero di preferenze, mezzo milione di voti. E questo è stato decisivo per la sua elezione a presidente. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Blog: Luigi de Magistris europarlamentare eletto da indipendente nelle liste di Italia dei Valori, da pochi giorni eletto presidente della Commissione Controllo Bilancio. Cosa significa ricoprire questo ruolo e cosa comporta?
..clicca sulla foto e guarda il video...


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24 luglio 2009

Prostitute o impegni istituzionali?

Si può venir meno ad impegni istituzionali per dedicarsi a quelli con  prostitute?
Nel regno di Papi Silvio sì.
Ma il popolo (mai) sovrano condivide le scelte dell'imperatore di harCore?
Attendo risposte...

guarda il video


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21 luglio 2009

Patrizia D'Addario dice la verità: ecco le prove.

Silvio e Patrizia, ecco gli audio

di Antonio Massari
Le registrazioni degli incontri con il premier fatte dalla escort D'Addario a Palazzo Grazioli. La prima festa a metà ottobre e poi la notte trascorsa assieme il 4 novembre 2008. Ecco le prove che la donna che ha chiamato in causa il presidente del Consiglio dice la verità
 
Dalle presentazioni con i nomi di fantasia, come Alessia o Clarissa, all'appuntamento post doccia nel "letto di Putin", ai resoconti della serata con Giampaolo Tarantini, a quel "ciao tesoro" telefonico con il quale, Berlusconi, la congeda prima di partire per Mosca.

LEGGI E ASCOLTA

Gli incontri tra il presidente del Consiglio e l'escort Patrizia d'Addario sono rimasti impressi nei nastri che oggi L'espresso è in grado di rivelare in esclusiva.

Questi nastri rappresentano la prova che gran parte delle affermazioni, rilasciate dalla escort barese nelle sue interviste, nonché dinanzi ai magistrati, sono vere, e confermate dagli audio che lei stessa ha registrato a Palazzo Grazioli.
>>continua>>


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18 luglio 2009

Novità su Pd e Grillo. Arriva una tessera da parte di un circolo disubbediente al partito.

Ogni tanto una storia mi emoziona, qualcuno ci prova ed alza la testa!
Il circolo del Pd "Martin Luther King" di Paternopoli, in provincia di Avellino, si ribella contro gli stantii  vertici del partito e tessera Beppe Grillo.

Su Repubblica la notizia (clicca qui)

Dal blog di Beppe:

Democrazia e antidemocrazia

Andrea Forgione
(3:22)
pd.jpg

In Italia i partiti sono solo i celebranti della liturgia del potere. Attenti alle forme, ai rituali, agli statuti, ai regolamenti. Non hanno più programmi, ma personaggi senza spessore che si aggirano sui giornali e in televisione per giustificare la loro presenza. Senza i media non esisterebbero, e in effetti, non esistono. Sono una nostra proiezione, un'illusione. Rappresentano sempre più spesso la schiuma della società. Politici di professione, cultori della loro immagine, senza idee, figli di presunte ideologie.
I partiti sono morti, questi partiti: verticistici, immobili per necessità di autoconservazione. Tra qualche anno ci chiederemo, i nostri figli ci chiederanno, come l'Italia abbia potuto avere Veltroni e lo psiconano, Fassino, D'Alema, Bondi, la Carfagna, Mastella, La Torre, Dell'Utri, Cuffaro. Una galleria di mostri. Persone che hanno fallito in ripetizione e che vivono dei soldi dei contribuenti. E' in atto una frattura tra gli italiani e i loro presunti rappresentanti. Una crepa che si apre ogni giorno di più. La delega in bianco non ha più senso, le contrapposizioni ideologiche sono ferrovecchi della Storia, come lo psiconano, reperto d'antiquariato sessuale e sociale. La televisione ha omologato, ha imposto un modello sociale. Questa Italia cialtrona, questi politici imbelli sono creature del piccolo schermo, della spartizione scellerata dell'informazione voluta da PD e PDmenoelle. Violante, cosa vi ha dato Berlusconi in cambio delle sue televisioni?
La Rete sta cambiando l'informazione, le coscienze dei cittadini. La politica si sta trasformando da delega in bianco a democrazia partecipativa. Le persone vogliono partecipare, controllare, contribuire. La Rete lo rende possibile. Le idee, i programmi, gli obiettivi al posto delle ideologie diventate la foglia di fico del Nulla e dell'espropriazione della politica. La risposta alla richiesta di democrazia sono l'arroccamento degli oligarchi e la sottrazione di ogni spazio ai cittadini, dai referendum, alle leggi popolari, alla votazione diretta del candidato.
Due forze sono in campo, la democrazia e l'anti democrazia. Quest'ultima sempre più evidente e ridicola, nel linguaggio e nell'aspetto. Dal'otto settembre 2007, dal primo Vday, in una giornata che un giornalista straniero definì come la maledizione pubblica di un popolo verso i politici, sono scomparsi molti partiti. Quelli che sono sopravvissuti si credono immuni dal cambiamento. Godono della scomparsa degli altri. Ma il tempo non fa sconti, e arriverà anche il loro turno. O cambiano, o scompaiono. Chi li controlla preferisce una lunga agonia a una rapida morte.
Un circolo del PD, "Martin Luther King", mi ha dato la tessera. I vertici lo hanno subito disconosciuto. Faccio un appello a tutti i circoli del PD: fate outing, multitesseratemi, mandate a casa chi vi ha fatto perdere tutto, ma proprio tutto e che preferisce il ladro Craxi al galantuomo Berlinguer. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.






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17 luglio 2009

Il Pd lancia l'anatema: non è possibile registrare Grillo!

"TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' UGUALI DEGLI ALTRI"
La suddetta frase campeggia ormai da tempo su questo blog.
Per l'esattezza da quanto quei "maiali" hanno votato il lodo alfano.
Metto in evidenza la pertinenza della stessa con le faccende del PD!




"Movimento Politico Ostile"
La commissione di Garanzia del PD mi ha lanciato una fatwa: "Non e' possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd poiche' egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al PD. La delibera verra' resa nota sul sito nei prossimi giorni''.
In una sola frase hanno ammesso che:
1. esiste un movimento politico popolare
2. tale movimento è "ostile" al PD
3. se un cittadino può iscriversi o meno al PD (dove D sta per Democratico) lo decide una fantomatica commissione di Garanzia, non lo Statuto
Il "Movimento Politico Ostile" è ostile forse perché il suo programma è alternativo a quello del PDL? Mentre quello del PD è invece uguale a quello del PDL?.
Il PD è ostile alle rinnovabili, ostile al ripristino della votazione diretta del candidato, ostile al Parlamento Pulito, ostile a rifiuti zero, ostile alla diffusione della Rete e al suo accesso gratuito, ostile all'acqua pubblica, ostile a un massimo di due legislature per deputati e senatori, ostile alle inchieste di De Magistris e della Forleo, ostile a tutti i temi trattati nella Carta di Firenze.
Il PD è invece favorevole agli inceneritori, all'indulto di buona memoria, alle concessioni per tre televisioni nazionali regalate da D'Alema e da Violante allo psiconano, ...
leggi tutto.. >>continua>>

guarda anche l'articolo precedente di Grillo:
 Il PD al capolinea
Buongiorno, siamo su tutti i giornali con delle facce terribili! Poi la gente che mi incontra per la strada mi dice “ma allora sei normale!”
Dunque il Partito Democratico è completamente alla frutta. Non si sa più cosa sia. Fassino dice che il Partito Democratico non è un taxi. Bersani dice che il Partito Democratico non è un autobus e la Melandri dice che il Partito Democratico non è un tram. L’unica cosa certa che sappiamo del Partito Democratico è che non è un veicolo a motore.
Sono veramente alla frutta. Sono andato per iscrivermi ad Arzachena. Sono andato con due garanti - perché ci vogliono due garanti che testimonino che tu sei tu...

>>continua>>


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13 luglio 2009

Ricordiamo Paolo Borsellino nel migliore dei modi. Manifestazione a Palermo organizzata adl fratello Salvatore

Manifestazione a Palermo per il 19 luglio 2009 PDF Stampa E-mail

Scritto da Redazione www.19luglio1992.com   

“Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri” (Paolo Borsellino).

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Sono passati quasi diciassette anni dalla strage di via D'Amelio a Palermo in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina.  Nonostante la magistratura e le forze dell'ordine abbiano individuato e perseguito numerosi mandanti ed esecutori della strage, rimangono pesanti zone d'ombra sulle entità esterne all'organizzazione criminale Cosa Nostra che con questa hanno deliberato e realizzato la strage stessa.

Per il 19 luglio di quest'anno, sarà una domenica, come 17 anni fa, insieme alle redazioni di www.19luglio1992.com e di ANTIMAFIADuemila  e a tanti altri amici e compagni di lotta stiamo organizzando, al posto delle solite commemorazioni, una manifestazione popolare articolata in una serie di iniziative con lo scopo di chiedere che sia fatta giustizia e di sostenere tutti i Servitori dello Stato che nel corso di questi anni hanno sempre dato il meglio di se' affinche questo diritto di tutti noi fosse tradotto in fatti.
Vogliamo così quest'anno evitare  che, come più volte è successo nel passato, delle persone che spesso indegnamente occupano le nostre Istituzioni arrivino in via D'Amelio a fingere cordoglio ed assicurarsi così che Paolo sia veramente morto. Vogliamo impedire che si celebrino riti di morte per chi, come Paolo Borsellino e i suoi ragazzi, sono oggi più vivi che mai.
Se lo faranno grideremo loro di andare a mettere le loro corone funebri sulla tomba di Mangano, è quello il "loro" eroe.
Spero che saremo in tanti, e tutti con una agenda rossa in mano per ricordare i misteri che ancora pesano su Via D'Amelio, i processi che vengono bloccati appena arrivano a toccare gli "intoccabili", i mandanti di quelle stragi.
Da Via D'Amelio, con quell'agenda in mano, andremo al Castello Utveggio, il posto dal quale una mano, che non era la mano di una mafioso ma di chi con la mafia ha stretto un patto scellerato, ha inviato il comando che ha fatto a pezzi Paolo e la sua scorta.
Vi chiedo di dedicare un giorno della nostra vita a Paolo e i suoi ragazzi che hanno sacrificato la loro vita per noi.
Sarà il giorno di inizio della nostra RESISTENZA,
Una RESISTENZA che sarà fatta di azioni e non solo di parole,
Una RESISTENZA che ci farà riappropriare del nostro paese e del nostro futuro

Salvatore Borsellino

 
 In questa pagina aggiorneremo costantemente il programma della manifestazione del 18-19-20 luglio 2009   .....>>continua>>




6 luglio 2009

Mandate una mail al Presidente della Corte Costituzionale.


DIMETTETEVI: commensali interessati

Dimettetevi.jpg

Nessuna polemica, non vogliamo zuffe mediatiche sulla cenetta "tra vecchi amici", ma gli italiani hanno un dubbio.
Cosa ci facevano a cena insieme un corruttore improcessabile, il suo scagnozzo al Ministero della Giustizia nonché firmatario del Lodo Alfano, un indagato per corruzione aggravata dal favoreggiamento a Cosa Nostra e presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, il fedele sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e due componenti della Corte Costituzionale, che il 6 ottobre saranno chiamati a pronunciarsi sulla costituzionalità della legge 128 del 2008, più nota come Lodo Alfano?
Solo lo scemo del villaggio potrebbe escludere che abbiano parlato del “problemaccio” incostituzionalità. Specie se il “problemaccio”, qualora dovesse verificarsi, equivarrebbe al rientro in scena di Silvio Berlusconi nel processo a David Mills con finale scontato di condanna per corruzione.
  >>continua>> clicca il link sottostante
"DIMETTETEVI: commensali interessati" di Antonio Di Pietro | 27 Giugno 2009
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it




5 luglio 2009

Berluska e le telefonate dei mafiosi



Vi segnalo la lettura del suguente articolo

Amnesy International

di Marco Travaglio

Dunque la mafia si aspettava favori da Silvio Berlusconi e minacciava, in caso contrario, di fare del male a suo figlio Piersilvio. Lo dimostra un foglio manoscritto, forse da Riina in persona, che l’aveva girato a Provenzano perché lo facesse pervenire al Cavaliere o a Dell’Utri tramite Vito Ciancimino. La richiesta era semplice: una delle tante tv berlusconiane a disposizione di Cosa Nostra, altrimenti “dovrà essere compiuto un luttuoso evento”. Nel paese degli smemorati, giornali e telegiornali annunciano la cosa come se fosse strana e inedita. In realtà sono quasi quarant’anni, da quando nel 1974 Marcello Dell’Utri infiltrò un mafioso travestito da stalliere nella villa di Arcore, che va avanti lo stop and go. Favori e contraccambi, minacce e ricatti. Per chi ha scoperto solo ora che il premier è ricattabile (da qualche decina di escort, ragazze immagine, letterine, letteronze e papponi), sarà una sorpresa. Per chi conosce le carte, è una conferma. L’ennesima. Basta leggere la telefonata intercettata a Milano alle ore 9,27 del 17 febbraio 1988 fra Berlusconi e il suo socio immobiliarista, Renato Della Valle, all’epoca indagato per bancarotta, e pubblicata in vari nostri libri (dunque mai raccontata in tv).
>>CONTINUA>>




17 giugno 2009

Ddl intercettazioni, Scarpinato: Il Paese messo a tacere.

Consiglio vivamente la lettura di questo articolo:
da MicroMega

di Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo

Le vicende emerse dalle intercettazioni in tanti processi hanno messo a nudo una inquietante trasversalità nella gestione di affari poco puliti. Credo che non sia un caso che le intercettazioni siano diventate un punto di attacco fondamentale da parte del mondo politico. Ormai si è costruito un sistema di omertà blindato. Testimoni non se ne trovano più, le poche persone che hanno osato raccontare alla magistratura i misfatti dei potenti hanno dovuto subire una via crucis che non ha risparmiato neanche i loro affetti più personali. Collaboratori di rango sono venuti meno, restano collaboratori che raccontano episodi di criminalità da strada.
Magistrati che osano indagare sui potenti sono sottoposti a procedimenti disciplinari e trasferiti di ufficio con procedure discutibili.
Oggi l’unico momento di visibilità del modo in cui viene realmente esercitato il potere sono rimaste le intercettazioni;
solo le macchine (le microspie) ci consentono di ascoltare in diretta la vera e autentica voce del potere. Le intercettazioni sono rimaste l’ultimo tallone di Achille di un potere che nel tempo ha sempre più circondato di segreto il proprio operato, perché l’opposizione è venuta meno al proprio compito, il giornalismo indipendente è emarginato e non ha più spazi nella televisione, la magistratura rischia di divenire sempre più addomesticata.
>>continua>>


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12 giugno 2009

Da ora in poi pedofili e sfruttatori di minori dormiranno sonni tranquilli. Grazie governo Berlusconi!



Non lavatevi le mani. Siete tutti complici!

Come saprete a breve diventerà legge la riforma sulle intercettazioni.
Come vi sentite nel sapere che grazie al vostro voto, e alla vostra fede verso Berlusconi e la sua allegra brigata, da ora in avanti diverrà quasi impossibile condannare pedofili e sfruttatori di minori?


Leggete quanto detto sul "Corriere" dal magistrato Maria Cordova.


«Abbiamo arrestato ottanta pedofili. Ora sarà impossibile»

ROMA — Duecento bambini violentati, scambiati, costretti a partecipare a festini a luci rosse. Ottanta arresti e altrettante condanne, fino a vent’anni di carcere. L’inchiesta «Fiori nel fango» è quella che Maria Cordova ricorda per prima quando si tocca il tema delle microspie. Perché di una cosa l’ex procuratore aggiunto è certa: «Senza le intercettazioni, quei risultati non li avremmo mai ottenuti».

Quanto tempo sono durati gli «ascolti»?
«Almeno sei mesi. A poco a poco è emersa una catena, con pedofili che venivano a Roma anche da altre regioni».

I 60 giorni previsti adesso non sarebbero bastati?
«Assolutamente no, perché le conversazioni telefoniche non sono mai chiare. Ci possono essere quattro, cinque intercettazioni che non sono univoche. Poi, a un certo punto, arriva quella che dà un senso anche alle precedenti».

Com’è cominciata l’inchiesta «Fiori nel fango»?
«Con dei controlli nei campi nomadi: la polizia aveva notato dei bambini che venivano portati via in macchina di sera.Poi si è scoperto che maneggiavano un po’ di soldi e che dai loro cellulari risultavano parecchie telefonate ad adulti. Erano tutti maschi sui dieci anni».

Non c’è mai stato il rischio di violare la privacy?
«No, abbiamo controllato solo le persone che apparivano collegate alle nostre ipotesi di reato, pedofilia e induzione alla prostituzione minorile» .

Questo è successo in quell’inchiesta. E in generale?
«È sempre così».

Pensa che ora si dovrà tornare a metodi investigativi più «tradizionali»?
«E quali? Sono in magistratura dal ’67 e le intercettazioni ci sono sempre state. Per di più allora venivano disposte dal pm, senza l’autorizzazione di un giudice».

Oggi però sembra che siano cresciute a dismisura.
«Vent’anni fa c’era la pedofilia? Era così diffusa la corruzione? Molti reati esistevano, ma erano sommersi.Cosa si contesta ai magistrati, di essere troppo efficienti?».

Intervista  di Lavinia Di Gianvito (da corriere.it)
12 giugno 2009 


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3 giugno 2009

Sonia Alfano ad Agrigento


Oggi pomeriggio, mercoledì 3 giugno, ad Agrigento, incontro con Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori.

L’incontro avrà luogo  presso il Circolo Empedocleo (via Atenea, 333) alle ore 17:30.


Ecco cosa ha scritto Beppe Grillo sul suo blog a proposito di Sonia e di Luigi De Magistris:

"Per cambiare l'Europa, c'è bisogno di facce oneste, di aria nuova. Luigi De Magistris e Sonia Alfano sono i miei candidati per l'Europa. Se saranno eletti mi hanno garantito che renderanno visibili sulla Rete tutti i fondi attribuiti all'Italia (8/9 miliardi di euro all'anno), chi li prende, cosa ne fa realmente. E questo per tutto il loro mandato. Luigi e Sonia sono persone oneste che si presentano come indipendenti per l'Italia dei Valori. Ci faranno sentire più europei e, per una volta, non ci faranno vergognare di essere italiani."

Ecco il link per leggere l'articolo intero:

http://www.beppegrillo.it/2009/05/leuropa_e_lontana_piu_lontana_della_luna.html

 

http://www.soniaalfano.it/

 

L'Europa è lontana, più lontana della Luna

Sonia Alfano e i diritti dei cittadini
(2:03)
sonia_firenze.jpg


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31 maggio 2009

Rispondiamo alla balle del ministro (sic!) Maroni sparate durante la trasmissione "In Mezz'ora"



Maroni ha appena finito di elogiare il suo governo e i risultati ottenuti in tema di mafia.
Mi sarebbe piaciuto che la Annunziata avesse ricordato al Ministro come il suo governo abbia tolto alle procure le password necessarie per monitorare e sequestrare i conti correnti bancari dei boss.

Leggete da "Il Sole 24ore" l'articolo: Black-out sui conti dei mafiosi.
Un piccolo estratto:

«Dalla sera alla mattina – spiega il procuratore aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato – i ministeri della Giustizia e dell'Economia ce l'hanno tolta per motivi burocratici dopo avercela data, per grazia ricevuta, a distanza di 18 anni dalle previsioni legislative. La restituzione di quella password, a noi e a tutte le Procure, è la maniera migliore per onorare con i fatti e non a parole la memoria di Giovanni Falcone, della moglie e della scorta, morti 17 anni fa a Capaci».
«Con questa revoca – prosegue Scarpinato – siamo tornati agli anni in cui bisognava fare richiesta di informazioni a ogni singola banca. Nelle regioni del Sud c'è un problema ulteriore: il tessuto creditizio è profondamente inquinato, molte operazioni sospette vengono fatte sparire e non manca chi avvisa i boss delle indagini in corso. In questi mesi, a causa di questo scippo, abbiamo perso l'occasione per sequestrare miliardi. Scandalo nello scandalo, la password non è stata data neppure alla Banca d'Italia che ha il compito di contrastare il riciclaggio dei capitali sporchi».  >>continua>>

Leggi l'articolo per intero dal Sole-24ore


P.s.: bei tempi quelli in cui gli esponenti della Lega nord e il giornale La Padania  accusavano Berlusconi di essere mafioso e piduista!


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29 maggio 2009

Un pericoloso clown... e non solo...

dalla stampa estera



Un pericoloso clown  (Grecia)
«Ho deciso di fondare un partito. Se non entro in politica vado a finire in galera e fallisco per debiti».
Questo è ciò che disse Silvio Berlusconi nell’estate del 1993 a Indro Montanelli, fondatore e direttore de «Il Giornale», chiedendogli di trasformare il giornale in un organo del suo nuovo partito, che si sarebbe chiamato Forza Italia. Montanelli, uno dei più autorevoli giornalisti che l’Italia abbia avuto, rifiutò e pochi mesi più tardi, sotto forti pressioni, fu costretto a dimettersi. Da allora, fino alla sua morte nel 2001, non ha cessato di denunciare il berlusconismo, un fenomeno che considerava più pericoloso anche del suo stesso leader Berlusconi, in quanto porta gli italiani ad accalcarsi sotto al «balcone» del Messia. Montanelli paragonava spesso Berlusconi a Mussolini e gli piaceva ripetere una frase di quest’ultimo: «Come si fa a non diventare dittatori in un paese di servi?».
>>continua>>

Berlusconi controlla il potere in Italia mediante la “dittatura mediatica” (Messico)
Campione moderno del “populismo mediatico”...>>continua>>


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